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Posted lunedì, 31 Dicembre 2018 by Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Umberto. Un racconto

Umberto
Umberto

Il pavimento di marmo con il suo volto perennemente riflesso è per lui lo specchio; le mani congiunte e i pollici che danzano in moto circolare sembrano contare il tempo che passa. I rifugi preferiti sono il salone, dove si trova una parte del suo mondo, e un garage sotto l’appartamento, adibito anni prima a laboratorio per aggiustare apparecchi elettronici.

Nel salone la tv è sempre accesa e Umberto le sta di fronte per ore, seduto su una poltrona che ormai ha preso la forma del suo corpo.

Guardare le figure in movimento è l’unico modo che gli è rimasto per restare ancorato alla realtà. Una copertina di lana che gli copre le gambe e delle babbucce a forma di stivaletto rifiniscono il quadro che lo vede protagonista.

Accanto alla tv si trovano cd di musica lirica, una collezione a cui è sempre stato molto legato che immancabilmente spolvera ogni mattina.

Ogni tanto si alza dalla poltrona e fa un giro per tutta la casa: entra nella camera del figlio, si mette seduto sul suo letto con la testa chinata e le mani che gli coprono le orecchie; poi va nella camera della figlia per ripetere gli stessi movimenti, soffermandosi però questa volta a guardare le foto appese e i volti delle persone presenti in quelle immagini scattate da lui molti anni prima.

Poi ritorna a camminare dirigendosi nuovamente verso il salone, accomodandosi però questa volta sulla sedia del suo antico scrittoio.

Ogni volta, prima di iniziare una qualsiasi di queste attività, resta fermo minuti e minuti a osservare meticolosamente e a toccare con mano gli intarsi nel legno di quell’antico mobile dell’Ottocento, appartenuto alla bisnonna e restaurato da lui stesso con tanto amore.

Anche quell’angolo del salone rappresenta per lui un piccolo regno, nella scrivania sono conservati tanti oggetti cari; sopra il pianale, ad esempio, si trovano due album di francobolli, una collezione che ha iniziato da giovane, e altri due album di monete provenienti da quasi tutto il mondo. Passioni d’un tempo che avverte non così lontano, ma interrotte quasi bruscamente.

Nei cassetti del tavolo ci sono riviste di vecchia data lette e rilette, perché ogni volta che le sfoglia lui vi trova sempre argomenti nuovi.

In alto, appesa al muro, una piccola bandierina con scritto “ti voglio bene papà”: assicurarsi, tutte le mattine, che sia sempre lì, al solito posto, è un impegno costante.

L’altro piccolo rifugio dove ancora continua a recarsi è il laboratorio. Appena entrati colpisce l’odore di chiuso, quasi di muffa.

Nelle alte scaffalature sono riposti con cura alcuni oggetti di varie dimensioni che hanno fatto parte del suo lavoro. Sono beni preziosi di una dura vita. Cammina avanti e indietro tra quelle mura, poi prende la scopa e si mette a spazzare il pavimento.

Tocca le vecchie radio presenti con una tale delicatezza che sembra quasi le stia accarezzando, e sfiora altri apparecchi accennando un sorriso.

Poi prende lo sgabello, si siede e si guarda intorno perdendosi nei suoi pensieri.

Un giorno Umberto se ne andrà, ma tanti oggetti e luoghi continueranno a parlarci di lui, forse con lo stesso malinconico silenzio.

Umberto è un racconto di Daniela Montanari
allieva del corso di scrittura narrativa che Susanna Trossero tiene a Ostia – Roma
presso l’associazione Fo.Ri.Fo.

Foto | Pixabay




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