0
Posted giovedì, 17 Gennaio 2019 by Roberta Barbi in Poesia e dintorni
 
 

Gabriela Mistral, un Nobel tra la cattedra e la poesia

Gabriela Mistral (1889-1957)
Gabriela Mistral (1889-1957)

Ci sono il Cile – difficilissimo per una donna originale per di più immischiata con la letteratura – la madre e la maternità, la donna e il femminismo, l’emancipazione e l’istruzione: tutto questo si trova nella poesia di Gabriela Mistral, perché è così che Lucila de Maria del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga firmava le sue opere.

Uno pseudonimo che è già tutto un programma. Gabriela come il grande nostrano D’Annunzio, Mistral sia come il vento del nord che scende dalle montagne, sia come il poeta francese tra i primi Nobel per la letteratura di sempre. E il Nobel, nel 1945, lo vincerà anche lei, prima latinoamericana della storia, per «la sua lirica, ispirata da forti emozioni, che ha fatto del suo nome un simbolo delle aspirazioni idealistiche dell’intero mondo latino americano».

Chi era Gabriela Mistral

Una donna dalle molte anime, affascinata dalla Bibbia e dal cristianesimo, che sarà anche giornalista e insegnante. Impegnata per la causa dell’educazione femminile e di tutte le classi sociali, sarà anche console cilena nel mondo. Anzi, sarà prima il resto del mondo a scoprirne la sua arte, mentre in patria per molto tempo sarà solo una giornalista e un’insegnante.

Forte e appassionata, come gli amori che la vita le donerà: inizialmente quello per Romeo, un impiegato ferroviario morto suicida nel 1909; stessa fine per l’adorato nipote diciassettenne Juan Miguel, quasi un figlio adottivo, morto nel 1943.

È così che la morte entra a far parte del suo quotidiano e si lega, anche nel verseggio, indissolubilmente al tema dell’amore, almeno fino alla meravigliosa relazione saffica con la statunitense Doris Dana, incontrata nel 1946 quando il cuore aveva già provato tanto dolore. Più che un’esperienza sarà l’amore della vita, per cui Gabriela si trasferirà negli Usa e accanto alla quale morirà di cancro nel 1957.

I libri di Gabriela Mistral

Possiamo indicare come esordio letterario di Gabriela Mistral il poemetto, di un certo rilievo, Sonetos de la muerte, che nel 1914 ricevette un premio importante e che tratta della morte dell’amato Romeo.

Di tutt’altra intenzione letteraria Ternura (1924) una collezione di filastrocche e ninnenanne specificamente dedicate ai bambini, che detiene il merito di rinnovare il genere della poesia infantile in lingua ispanoamericana.

Nel 1922 aveva, invece, pubblicato Desolación. Un’opera divisa in due parti in cui alla sezione dedicata ai regionalismi e ai proverbi, se ne affianca una molto interessante in cui la poetessa parla delle proprie diverse identità, presentando la Gabriela innamorata, la Gabriela maestra, la Gabriela di origini contadine… Un filo rosso che unisce quest’opera alla sezione di una delle ultime Donas locas, del 1954 (contenuta nell’opera Lagar). Quindici ritratti di altrettante donne coraggiose che assurgono ad archetipo della condizione femminile, ma anche dell’animo della poetessa: l’abbandonata, l’ansiosa, l’umiliata e così via.

Centrale nella sua opera la raccolta Tala, uscita nel 1938. Qui il linguaggio si fa oscuro, ermetico, a partire dalla parola che sceglie per titolo e che indica il taglio degli alberi in un bosco. Il lavoro si apre, ancora una volta, con un’immagine di morte: quella della madre, e con la condizione di lutto che per Gabriela è stata «una lunga sosta, un paese in cui ho vissuto per cinque o sei anni».

Ricca di simbolismi e di richiami alla letteratura sudamericana più evocativa di un tempo ormai scomparso, in Tala non solo aleggiano fantasmi giovanili e ricordi infantili, vagheggiamenti di idilli e quelli che l’autrice stessa definisce «avanzi» di altri libri del passato che poi si mettono insieme per costituire i libri del futuro in una sorta di autosussistenza della poesia.

L’eredità di Gabriela Mistral

Alla sua morte il patrimonio letterario verrà detenuto dalla fedele Doris che lo consegnerà al Paese natale di Gabriela Mistral, il Cile, solo dopo che il suo talento poetico sarà riconosciuto in via ufficiale dalle autorità. Consta di oltre quarantamila manoscritti e 250 lettere. Le più belle che scrisse, però, sono probabilmente quelle alla sua amata, raccolte nell’antologia Niña errante, pubblicata postuma nel 2009.

«Non stringere le mie mani. Verrà il tempo infinito di riposare con molta polvere e ombra tra le dita incrociate». (da Intima)

Foto | sconosciuto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.