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Posted martedì, 5 Febbraio 2019 by Roberta Barbi in Poesia e dintorni
 
 

È l’amore: testo e commento della poesia di Borges

Borges, È l'amore (Il minacciato)
Borges, È l'amore (Il minacciato)

La nuova edizione del Festival di Sanremo ci offre lo spunto per parlare di uno scrittore argentino di cui non parleremo mai abbastanza: Jorge Luis Borges, «ragazzo del ’99» sfiorato, ma mai premiato dal Nobel made in Svezia, ma soprattutto autore tra i più poliedrici della letteratura contemporanea, perfettamente a suo agio nel linguaggio della prosa come tra i versi della poesia.

E che c’entra Sanremo? C’entra che Nek, attualmente in gara con il brano Mi farò trovare pronto, ha dichiarato di aver trovato l’ispirazione proprio in una poesia di Borges di quelle – rare – che ha scritto sull’amore, intitolata proprio È l’amore, ma secondo altre traduzioni Il minacciato, e contenuta nella raccolta L’oro delle tigri del 1972 (la traduzione è di J. Rodolf Wilcock e Livio Bacchi Wilcock). Il cantautore di Sassuolo, dunque, avrebbe firmato il proprio «dialogo con l’amore» una volta rimasto affascinato dai versi in cui Borges esprime quanto l’amore possa rivoluzionare la vita di chi lo prova.

Borges e l’amore

Ancora un po’ di pazienza! Prima di affrontare il testo insieme, infatti, permettetemi di spendere due parole su come l’autore in questione concepiva la forza motrice del mondo.

L’amore di Borges, innanzitutto, è quanto di più lontano dall’amore sensuale: la donna di Borges non c’è proprio, perché il suo, di amore, è vissuto nell’assenza dell’amata che suscita il ricordo di quello che è stato. E che non è più.

Un amore, dunque, che vive solo nella memoria, come un lampo che illumina la vita e poi la fugge e che è descritto con uno stile pulito e con parole che non comunicano trasporto né emozione, ma semplicità e oggettività, come se il poeta non parlasse di se stesso ma di qualcun altro. In questo ricordo, però, il dolore c’è, eccome. Il resto è poco più che un esercizio letterario completamente intellettuale, di un uomo in cui mente e corpo convivono in un equilibrio pressoché perfetto. Ora sì che siamo pronti. Veniamo al testo.

È l’amore, il testo della poesia di Borges

È l’amore.
Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura del suo carcere, come in un sogno atroce.
La bella maschera è ormai cambiata,
ma come sempre è l’unica.
A che mi serviranno i miei talismani:
l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione,
l’apprendimento delle parole che utilizzò l’aspro Nord
per cantare i suoi mari e le sue spade,
la serena amicizia,
le gallerie della Biblioteca,
le cose comuni,
le consuetudini,
l’amore giovane di mia madre,
l’ombra militare dei miei morti,
la notte intemporale,
il sapore del sogno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
Già la brocca si rompe sulla fonte,
già l’uomo s’alza al canto dell’uccello,
già si sono scuriti quelli che guardano dalla finestra,
ma l’ombra non ha portato la pace.
È, lo so, l’amore:
l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce,
l’attesa e il ricordo,
l’orrore di vivere successivamente.

È l’amore con tutte le sue mitologie,
con tutte le sue piccole magie inutili.
C’è un angolo dove non oso passare.
Già mi accerchiano gli eserciti, le orde.
(Questa stanza è irreale, lei non l’ha vista).
Il nome di una donna mi denunzia.
Mi fa male una donna in tutto il corpo.

Per capirci di più

Cos’è l’amore? Qui non è gioia carnale, né amore platonico – come abbiamo detto – bensì quella forma di angoscia esistenziale intrinsecamente legata al desiderio amoroso puro. È il luogo della mancanza, di qualcosa che era e non è più. Se l’amore si genera da una mancanza, ecco il “rischio” di innamorarsi più di una volta nella vita: non amiamo qualcuno con le sue qualità, amiamo una pulsione, quella maschera è ormai cambiata, ma come sempre è l’unica. Allora certo che riscoprire in me l’amore fa venir voglia di nascondermi o di fuggire: perché l’innamoramento avviene contro la consapevolezza – e la volontà aggiungerei – dell’Io, irrompe nella realtà dell’Io con tutta la sua forza dirompente e inarrestabile.

Questa potenza non si può controllare: a nulla valgono i talismani ben elencati che gli oppone il poeta e che guarda caso sono tutti sinonimi di una vita regolata dall’esercizio delle lettere, dalle abitudini, dal sonno. Ormai l’unica misura del suo tempo è lo starci o il non starci di lei. Ancora una volta presenza, ma soprattutto assenza che rievoca presenza nel ricordo.

Ma l’altro, poi, mi amerà? Ecco, perciò, l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, che è presa a emblema dell’amore, un amore di cui si resta in attesa, in assenza, e con l’orrore di vivere successivamente, cioè dopo, quando l’amore ormai è svanito. Allora si evita di arrivare al dopo, di provare quell’orrore, quel dolore, non si passa in quell’angolo dell’anima, ma alla fine è tutto inutile perché al solo pronunciare il nome dell’amata torna il sussulto, il nome di una donna mi denunzia, cioè tradisce il mio stato d’animo e la fuga diventa impossibile, mi rassegno: mi fa male una donna in tutto il corpo.

Foto | Dan Araujo




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.