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Posted mercoledì, 13 Febbraio 2019 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Contessa Lara, quando la vita è più di un romanzo

Contessa Lara (1849-1896)
Contessa Lara (1849-1896)

Fiorentina, volubile in tutto, compresa la sua data di nascita, accertata nel 1849 seppur da lei sempre dichiarata nel 1858, la Contessa Lara (pseudonimo che è tutto un programma) fece scandalo nella provincialissima Italia di metà Ottocento più per la sua vita lasciva che per l’arguzia della sua penna. E in realtà, gli editori furbi di Milano, Firenze, e Roma – le principali città dove visse e in cui scrisse – cavalcarono molto spesso gli scandali che la circondavano, facendoli coincidere ad arte con il lancio di qualche suo nuovo lavoro.

La Contessa Lara, in bilico tra prosa e poesia

Poetessa quasi per caso (lei stessa raccontò che i primi versi li compose da bambina in un biglietto d’auguri per la mamma), le sue liriche sono semplici e dirette, a volte stroncate dalla critica per la loro puerilità, ma amate dal pubblico, evidentemente attratto dal torbido già centocinquanta anni fa.

L’esordio in versi, di una certa rilevanza, di Contessa Lara è del 1867 con Canti e ghirlande edito a Firenze, cui seguirono diverse collezioni di Versi così intitolate.

In prosa, invece, fu molto attiva nel campo del racconto breve – o novella, come si chiamava allora – e nella letteratura per bambini, per cui scrisse Una famiglia di topi e Il romanzo della bambola.

L’unico romanzo vero e proprio della Contessa Lara s’intitola L’innamorata ed è una storia che, pur infarcita di influenze dannunziane, di facili colpi di scena e di piccole volgarità, abbraccia e fa suo un tema molto importante: quello della ricerca dell’amore eterno cui segue l’amara scoperta della sua inesistenza.

Amore e fortuna letteraria: quasi un binomio

Nonostante quel che si dicesse di lei nelle colonne della cronaca, nella poetica della Contessa Lara il tema dell’amore non è declinato soltanto nella sua mutevolezza o nella sua carnalità. Anzi. Frequentemente nei suoi componimenti ritorna il tema della famiglia e il desiderio della stessa, come pure l’anelito a una relazione stabile, a essere coppia e casa costruite per durare nel tempo.

Nell’ultimo periodo il tema ricorrente del focolare domestico sposa, poi, quello della sicurezza e si allarga fino a comprendere la ricerca della pace interiore, bramata al punto di andarla a cercare anche lontano, in luoghi ameni e isolati. Ecco, quindi, la campagna come luogo di rifugio e del cuore, contrapposta alla città, fatta di sensualità, dolore e desiderio di evasione. Un’evasione che, nelle sue liriche più cupe, assume i tratti più macabri dell’annullamento e della morte corporea.

Tornando alla fortuna letteraria, questa le riservò sorrisi alterni: le chiacchiere che sempre la circondavano, infatti, se erano sapientemente sfruttate dagli editori, suscitavano al contrario una certa diffidenza nella critica, specie quella che contava davvero in una società ancora piuttosto arretrata e bigotta.

Una vita dissoluta: la tragica storia della Contessa Lara

Visto che tanto vi abbiamo accennato, non possiamo non raccontare anche se brevemente, la parabola umana della Contessa Lara.

Assidua frequentatrice dei salotti della Milano bene in cui aveva collezionato uno stuolo di ammiratori data la sua prorompente bellezza, qui incontrò il tenente dei bersaglieri Francesco Eugenio Mancini e se ne innamorò perdutamente. I due si sposarono nel 1871, ma la Contessa, sempre presente nei circoli letterari e sempre ammirata, ben presto si trovò un amante: il giovane veneziano Giuseppe Bennati Bylon.

Scoperto l’adulterio in flagrante, secondo l’uso dell’epoca, il marito sfidò l’amante a duello e lo uccise, dopo di che divorziò dalla moglie coprendola di scandalo, tanto che anche la sua famiglia di origine la ripudiò. La Contessa Lara allora si rifugiò dalla nonna a Firenze e visse per un po’ in povertà, finché la società, pian piano, dimenticò.

Negli anni Ottanta era ormai una scrittrice affermata e iniziò quella che credette essere la relazione della vita con il poeta Giovanni Alfredo Cesareo. Dopo una decina d’anni, però, la storia finì e lei cadde in depressione da cui fu tratta in salvo dallo squattrinato pittore Giuseppe Pierantoni, allora venticinquenne.

I due convissero per un paio d’anni, ma l’idillio rapidamente svanì: poco incline al lavoro, manesco e geloso, Pierantoni aveva trovato nella Contessa Lara la sua miniera d’oro. Fu proprio lui, durante uno dei loro storici litigi, a ucciderla con un colpo del revolver che lei stessa si era fatta regalare per difendersi dal suo amante. Morì così, violentemente come molte delle sue eroine, la Contessa Lara, nella fredda mattina del 30 novembre 1896. Con lei moriva anche la donna iscritta all’anagrafe come Evelina Cattermole.

Foto | Elaborazione grafica a cura di Eugenia Paffile di una foto della Contessa Lara pubblicata nel libro Storie di Natale (Rocca San Casciano, 1897)




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.