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Posted domenica, 24 Febbraio 2019 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Letteratura ergodica: cos’è e come si fa

Letteratura ergodica: cos’è e come si fa
Letteratura ergodica: cos’è e come si fa

Oggi parliamo di qualcosa di davvero oscuro ai più: la letteratura ergodica. Cos’è costei? Beh, ecco un indizio utile per coloro i quali erano adolescenti negli anni Novanta: ricordate i libri-game?

Ma sì, dai, avrete avuto tra i vostri amici almeno uno di quei nerd che mentre gli altri passavano il pomeriggio a giocare a pallone nel campetto della parrocchia, se ne restavano sugli spalti con il naso ficcato tra le pagine di un libro che durante la narrazione a un certo punto ti portava a un bivio e a seconda della scelta che facevi la storia andava avanti (e poi a finire) in un modo diverso.

Perché ne so così tanto? Ok, lo confesso, ero uno di quei nerd. Ma ero simpatica.

Una definizione recente

Da quando io leggevo quei libri è dovuto passare ancora qualche anno prima che qualcuno ne codificasse una definizione: si è dovuto aspettare il 1997.

Ecco dunque cos’è la letteratura ergodica: è quella letteratura che richiede al lettore uno sforzo in più rispetto alla letteratura normale – che si legge ad esempio scorrendo le righe con gli occhi e voltando automaticamente le pagine – sforzo che in qualche modo fa partecipare il lettore al processo creativo che sta dietro e dentro la letteratura stessa, normalmente affare solo dello scrittore. In questo modo, inoltre, è il lettore a conferire significato al testo.

Quindi, nei libri ergodici si può trovare praticamente di tutto, da parti cancellate a parole scritte dal basso verso l’alto, pagine che devi decidere tu da che parte iniziare a leggerle ecc. ecc.

Il capostipite della letteratura ergodica: Cybertext di Espen J. Aarseth

Dal momento che al suo autore si deve la suddetta definizione di letteratura ergodica, possiamo tranquillamente definire questo come il capostipite (consapevole) dei libri ergodici. Il sottotitolo di Cybertext, in effetti, recita così: Perspectives on ergodic literature. Un vero e proprio manifesto. 

Nell’opera Aarseth teorizza la possibilità che possa esistere un tipo di letteratura con vita indipendente rispetto al medium da cui è veicolata, cioè il libro. Per analizzare questo tipo di testi, ecco, dunque, due categorie utili: i textons e gli scriptons. I primi sono elementi testuali che osservano regole precise e sono presenti in numero determinato; i secondi, invece, sono le possibili combinazioni di tali elementi e sono, perciò, infinite.

Il «caso» Danielewski

Uno dei più spettacolari testi ergodici così definiti è Casa di foglie dello scrittore americano Mark Z. Danielewski, uscito nel 2000.

Racconta la storia di un documentarista e della sua famiglia che vivono in una casa mutaforma, più grande all’interno che all’esterno, che lentamente li conduce alla pazzia. La storia, inoltre, è raccontata attraverso il classico artificio narrativo del manoscritto ritrovato da un ragazzo di Los Angeles.

Nell’opera, che risulta essere un thriller in definitiva, sono presenti più voci narranti in campo, un’impaginazione particolare con pagine intere che riportano anche una sola parola, note fittissime, parole scritte in colori diversi e particolari, bugie, contraddizioni e rimandi interni di difficile individuazione.

Dato l’enorme successo, Danielewski, poi, s’imbarcò in un progetto ancora più ambizioso: il romanzo che uccide il romanzo, e cioè The familiar, una saga che sarebbe uscita in ventisette volumi a distanza di tre mesi uno dall’altro e che doveva essere una sorta di rivincita del romanzo sulle serie tv. In quest’opera ogni personaggio ha un suo punto di vista evidenziato anche da elementi visivi come colori diversi, ma nonostante l’interesse del pubblico, visto il grande investimento economico che l’opera stessa richiedeva, è stata interrotta dopo il quinto volume.

Un altro lavoro, per così dire più semplice e immediato, dello stesso autore, è Only revolutions, del 2006, che racconta due storie in parallelo ognuna delle quali segue un verso di stampa. In pratica: capovolgi il libro e cambi storia.

Letteratura combinata ed elettronica 

Non so se sia corretto definirli antenati o solo lontani parenti, ma per non rischiare di farvi credere che questo tipo di letteratura sia un genere di nicchia destinato a un pubblico ristretto, è necessario introdurre i concetti di letteratura combinata e letteratura elettronica.

La letteratura combinata è una corrente francese diffusasi negli anni Cinquanta e Sessanta all’interno della quale c’erano elementi narrativi disposti in base a scelte razionali non modificabili. A questa letteratura aderì il cosiddetto «gruppo Oulipo» che annoverava tra i suoi illustri esponenti Queneau, Perec e il nostro Calvino. Pensiamo ai Cent mille milliards de poèmes, oppure La vita, istruzioni per l’uso e al ben più noto Il castello dei destini incrociati.

Si sono, poi, fatti ricondurre alla letteratura ergodica anche il sacro testo cinese dell’I Ching, con i suoi sessantaquattro esagrammi interpretabili in base al lancio di una monetina, e i Calligrammi di Apollinaire, dove le parole di una poesia sono sparse in direzioni diverse a formare una figura, senza che vi sia un chiaro ordine di lettura.

Citiamo, infine, come esempio estremo, Marc Saporta e il suo Composizione n.1, in cui il lettore veniva invitato a mescolare le pagine dell’opera e poi a estrarle a caso da una scatola, improvvisando così sul momento l’ordine di lettura.

Oggi, assicurano gli esperti, produrre un testo di natura ergodica è molto più semplice di una volta grazie al contributo della letteratura elettronica, quella, cioè che nasce intrinsecamente con il mezzo elettronico. Tutta, ormai, perché nessuno scrittore scrive più a mano. Vi ricorda qualcosa? Mc Luhan forse? Certo: il mezzo è il messaggio e se pensiamo ai social, oggi, è ancora più vero, perciò ecco che arriviamo all’ultimo paragrafo della nostra riflessione…

Il futuro del libro è ora: la rivoluzione dell’ipertesto

Quando io studiavo all’università, nei primi anni del nuovo Millennio, ancora si studiava sui libri la teoria dell’ipertesto, che oggi è pratica quotidiana per ognuno di noi quando, navigando su internet, saltiamo da un link all’altro variando font, impostazioni e colori delle pagine e, di fatto, costruendoci un proprio testo personalizzato diverso da quello di chiunque altro. E questo che cos’è, in fondo, se non letteratura ergodica secondo la definizione che ne abbiamo dato finora? Meditate, gente, meditate…




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.