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Posted giovedì, 13 Giugno 2019 by Susanna Trossero in Grammatica
 
 

Bolscevico: significato e uso del termine

Bolscevico
Bolscevico

Quante volte abbiamo sentito il termine bolscevico? Eppure non tutti sanno quale sia il suo significato o da dove ci giunga questo termine trasformatosi spesso in appellativo.

Oggi proviamo ad approfondire l’argomento, partendo proprio dal vero significato della parola Bolscevico.

Cosa vuol dire bolscevico: storia del termine

Agli inizi del XX secolo, si sviluppò una corrente del pensiero politico marxista all’interno del Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Tuttavia, proprio nel partito nacque un importante disaccordo su un punto dello statuto, per l’esattezza l’articolo 1. Il suddetto articolo del POSDR, prevedeva la partecipazione attiva dei membri a una delle organizzazioni che lo componevano, così come suggerito da Lenin. L’altro politico parte integrante del partito, Julij Martov, invece sosteneva che dovevano essere accettati anche membri che collaborassero senza necessariamente formare un gruppo di veri e propri rivoluzionari.

In nome di questa divergenza di vedute, si formarono due gruppi: coloro che rappresentavano la maggioranza, sostenitori di Lenin, furono chiamati bolscevichi; la minoranza sostenitrice delle idee di Martov, ebbe il nome di menscevica.

I bolscevichi concretizzarono poi le loro idee fondando il Partito Bolscevico, trasformatosi in seguito in Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

Sinonimi e contrari di bolscevico

Abbiamo anche dei sinonimi e contrari del termine bolscevico, lo sapevate?

Per esempio, ovviamente visto il legame con le idee e la politica di questo gruppo, sono considerati sinonimi rivoluzionario, comunista rivoluzionario, estremista, socialista, leninista, sovversivo.

Contrari al termine bolscevico sono da intendersi tutti i termini che prevedono moderazione, dialogo, apertura, caratteristiche della politica dei menscevichi.

Bolscevismo giudaico

Nel 1903, cominciò a diffondersi una teoria che, sebbene dichiarata priva di fondamento nel 1921 poiché racchiusa in un documento definito ufficialmente un falso, non smise di circolare in ambienti considerati antisemiti. In questo documento, emergeva una teoria sulla volontà degli ebrei di impadronirsi del mondo. Altre teorie descrivono il bolscevismo– per esempio – come corrente di pensiero ipoteticamente fondata e diffusa dall’ebraismo proprio per uno scopo puramente di dominio planetario. Il collegamento comunismo-ebraismo sembrerebbe derivare dal fatto che Karl Marx avesse origini giudaiche.

Il significato di menscevichi

Abbiamo visto chi erano i menscevichi, ma il vero significato del termine, qual è?

Deriva dal russo men′ševik «minoritario», tratto da men′šistvo «minoranza», poiché la frazione a cui apparteneva questo gruppo risultava in minoranza rispetto a quella dei bolscevichi. Tentarono di organizzare una forza, ma numericamente non potevano farcela (sebbene la storia riveli che spesso si rivelarono una maggioranza), e come gruppo furono soppressi nel 1922.

Differenza tra Soviet e bolscevichi

Concludiamo questo approfondimento, con una integrazione su ciò che avvenne nel XX secolo. In un tempo in cui le libertà politiche e civili nell’Impero Russo erano vietate, dunque ancor prima del secolo suddetto, cominciarono a formarsi organizzazioni operaie e dei comitati clandestini che intendevano avvalersi di uno strumento come lo sciopero. Il “Soviet”, in russo, sta a significare “Consiglio”. Nei fatti, una assemblea democratica la cui finalità è dare più potere decisionale agli operai e migliorare le loro condizioni.

I Soviet lottavano per ottenere dei diritti, facendosi portavoce della democrazia, tuttavia queste organizzazioni spesso – sotto l’influenza dei bolscevichi – vennero trasformati in centri dell’insurrezione armata, che includevano oltre agli operai, anche soldati, marinai, contadini e cosacchi.

Una curiosità sul colore rosso!

Dopo questi approfondimenti legati alla parola bolscevico, e dopo aver “navigato” in acque rivoluzionarie visto l’argomento, vorremmo lasciarvi con una curiosità: avete presente l’associazione del colore rosso alla rivolta? Sebbene compiuta fin dai tempo della Rivoluzione Francese, fu nel 1917 che il rosso diventò colore politico, ovvero colore identitario della sinistra comunista. L’armata rossa, i manifesti politici, lo sfondo di simboli di partito, hanno decretato ufficialmente il binomio colore/ideologia ancora oggi utilizzato.

Foto | Boris Michajlovič Kustodiev [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.