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Posted martedì, 16 Luglio 2019 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

I 10 peggiori libri da leggere della storia

Peggiori libri da leggere
Peggiori libri da leggere

Girovagando in rete prima di scrivere questo articolo sui peggiori libri da leggere – o forse sarebbe meglio da non leggere – mi sono imbattuta in un pensiero di un utente su un forum di libri che mi ha colpito molto. Scriveva, l’anonimo, che «non esistono libri brutti». Partendo, cioè, dalla propria esperienza personale di lettore di libri inizialmente neppure iniziati e poi, in un successivo periodo della vita, magari adorati, ha desunto l’assioma succitato.

Questa considerazione mi ha aperto la mente e mi ha suggerito la chiave con cui affrontare l’argomento di oggi: non scriverò di libri brutti in assoluto, ma di quelli che, secondo gli utenti della rete – dando per scontato che se commenti un libro sei un lettore – sono i libri più brutti di sempre, dividendoli per categorie che non sono soltanto sfumature di cattiveria…

Alla scoperta dei peggiori libri da leggere

I peggiori libri da leggere si possono suddividere in libri sopravvalutati, libri brutti famosi e libri peggiori tout court.

Libri sopravvalutati

Allora, in questa prima categoria ho inserito capolavori della letteratura e non, che però la gente che bazzica i forum letterari non apprezza del tutto, o comunque ha il coraggio di definire noiosi. Stupirà anche voi come ha stupito me che più o meno ricorrono sempre gli stessi titoli, perciò delle due l’una: o a scrivere nelle varie chat sono sempre le stesse persone, oppure c’è un fondo di verità in quello che scrivono…

Comunque sia, questi sono i risultati. Innanzitutto Io uccido del buon Giorgio Faletti. Il thriller dell’uomo che tutto quello che toccava diventava oro e, ahimè, scomparso troppo presto, proprio non piace. Gli criticano tutto, dalla trama troppo “semplice” allo stile troppo sciatto. E pensare che, poverino, si era ispirato ai grandi scrittori americani di genere (ormai anche la letteratura è “robba” loro) e da qualcuno di questi aveva ricevuto anche commenti entusiastici se non ricordo male.

Proseguendo il nostro viaggio, troviamo Rumore bianco di Don de Lillo, un romanzo e un autore più apprezzati dagli addetti ai lavori (insegnanti di scrittura creativa, docenti di letteratura ecc.) piuttosto che dal pubblico. Ma il pubblico conta, soprattutto quando anche le parole dell’arte devono soddisfare i numeri delle vendite. Comunque tant’è.

Poi troviamo davvero due pesi massimi: Il grande Gatsby e Cent’anni di solitudine, che a scuola non si studiano solo perché non c’è abbastanza tempo (e perché siamo molto campanilisti quando si parla di letteratura). A Scott Fitzgerald si obiettano una trama poco interessante e uno stile poco efficace. Non è facile interpretare questi commenti, se non affermando che il sogno americano ha smesso di fare presa sul pubblico. Alla fatica di García Márquez, invece, che è stata fatica anche per molti lettori, tanto da meritarsi l’etichetta di «bestseller illeggibile», si contestano gli eccessivi particolari, le vicende narrate fin nelle inezie e soprattutto la dinastia con nomi di battesimo sempre uguali che creano più di una difficoltà a raccapezzarsi tra i personaggi.

Libri brutti famosi

In questa categoria dei libri peggiori da leggere rientrano di diritto libri che hanno venduto tantissimo, diventando in tempi piuttosto recenti veri casi letterari internazionali, che molti lettori hanno perciò acquistato e affrontato, rimanendo alla fine molto delusi.

In questa top three entra di diritto Va’ dove di porta il cuore di Susanna Tamaro. Il coro è unanime: il libro – anche lui una specie di saga familiare all’italiana che attraversa il periodo tra le due guerre – viene definito noioso in maniera inappellabile.

Non poteva mancare in questo paragrafo, inoltre, l’intera produzione delle 50 sfumature, di nero, grigio o rosso che sia. Ovviamente sulla Terra siamo ancora talmente provinciali da scandalizzarci per le scene erotiche esplicitamente descritte (la voglio vedere in camera da letto, sta gente) e questo, pare, è l’unico motivo perché siano diventati famosi, perché per il resto sono considerati abbastanza brutti anziché no.

Infine citiamo qui Il codice da Vinci di Dan Brown, a cui si riconosce uno stile avvincente sì, ma eccessivamente costruito a tavolino, per incrementare le vendite per capirci, con i suoi capitoli brevi e il colpo di scena proprio nelle ultime righe, finalizzato a non farti abbandonare la lettura… trucchetti del mestiere, insomma, ma bisogna ricordarsi che il patto con i lettore non deve diventare troppo esplicito, sennò… Lasciamo poi perdere la validità della ricostruzione storica, che è meglio.

Libri peggiori

Ed eccoci giunti alla fine, cioè al paragrafo in cui potete tirarmi le mazzate, visto che qui vi parlo di me, dei miei libri peggiori di sempre, ma anche con il dovuto rispetto – che non deve mai mancare – sul fatto che i gusti sono gusti, ovvero personali, e con una buona difesa del diritto di critica. Come a dire: nun me menate!

Vado subito al dunque: per me la medaglia d’oro per i libri peggiori da leggere va al Signore degli anelli e a tutta la saga di Tolkien. Non ci riesco, non mi va giù. Non amo il fantasy e vabbè e confesso che non l’ho letto perché non fa per me, comunque sono in buona compagnia: i critici non lo considerano il miglior lavoro dell’autore e gli contestano una discreta faciloneria a risolvere gli intrecci, oltre a un’eccessiva abbondanza di dettagli. E ce ne eravamo accorti.

Proseguo il personale mea culpa con Il nome della rosa di Umberto Eco. Mi sono vergognata per anni di non essere riuscita a scavallare pagina 20, poi ho scoperto un’altra volta di avere molti amici che si permettono addirittura di definire l’opera «pesante, inaccurata e scontata». Cavoli. Non avrei osato tanto.

Infine, e proprio per ultimo, in blocco tutta la produzione «letteraria» di Fabio Volo, giù dalla torre. Ora sarò davvero cattiva. Il tipo sarà pure simpatico (non a me), ma a ognuno il suo mestiere. Ma mi sa che lui, il suo, lo sta ancora cercando.

Foto | Olia Gozha via Unsplash




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.