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Posted mercoledì, 17 Luglio 2019 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Montalbano ero: a 93 anni ci lascia Andrea Camilleri

Andrea Camilleri
Andrea Camilleri

Un pezzo di letteratura gialla, ma anche una buona parte di dialetto siciliano, nonché tra le poche alternative salvabili nel palinsesto della televisione italiana se ne vanno con lui: oggi non solo è morto uno scrittore di fama – Andrea Camilleri, noto al grande pubblico (ed è già un successo) per essere il padre del Commissario Montalbano – ma è morto un po’ di tutto questo e, possiamo dire, che è morto anche un pezzettino di cuore in ognuno di noi.

Un profilo di Andrea Camilleri

Siciliano e comunista, la qual cosa gli dette non pochi problemi, specialmente lavorativi all’inizio della sua carriera, Camilleri era originario di Porto Empedocle, nelle cui scogliere immacolate e nel cui mare azzurissimo che si confonde con il cielo, non si possono non ritrovare – per sua stessa ammissione – le pennellate con cui tratteggia l’immaginaria cittadina di Vigata, cornice delle tante avventure di Montalbano ma non solo. Eppure il successo grazie all’ormai famosissimo commissario, i dieci milioni di copie vendute e la consacrazione ad autore “cult” del giallo all’italiana, per Camilleri sono arrivati tardissimo, alla soglia dei settant’anni: era il 1994, infatti, quando venne dato alle stampe La forma dell’acqua, primo intrigante capitolo della saga Montalbano.

Il debutto in narrativa

Il debutto dell’autore nella narrativa, invece, si colloca nel 1978 con la pubblicazione di Il corso delle cose, romanzo scritto dieci anni prima ed edito a pagamento, che fu un totale insuccesso. Vigata appare due anni dopo, nell’opera Un filo di fumo, ambientata nella Sicilia del Seicento e anch’essa di scarso successo, tanto che Camilleri dopo questi due flop si prese dodici anni di pausa prima di riavvicinarsi alla macchina per scrivere.

Non tutti forse sanno, però, che l’autore esordì nel mondo delle arti creative non attraverso pagine riempite d’inchiostro, bensì dietro all’occhio attento della macchina da presa: nel 1949 è l’unico allievo regista a essere ammesso alla prestigiosa Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma dove concluderà gli studi tre anni dopo, per essere poi assunto in Rai alla fine degli anni Cinquanta, dopo un concorso non andato a buon fine (per le suddette simpatie a sinistra) e dopo aver messo in scena per primo, nei teatri italiani, l’assurdo di Ionesco e Beckett, dalle cui opere trasse in seguito alcuni sceneggiati televisivi.

Sarà proprio il suo lavoro per il piccolo schermo – che porta avanti parallelamente all’insegnamento dell’arte registica proprio nella scuola dove si era diplomato – ad avvicinarlo alla letteratura con adattamenti di opere letterarie per la tv, sceneggiati e teleromanzi, e in particolare al genere poliziesco, tra cui firmerà Le inchieste del commissario Maigret interpretato da Gino Cervi.

La nascita di Salvo Montalbano

È negli anni Novanta, come dicevamo prima, che dalla sua penna esce la figura di un commissario un po’ burbero ma passionale, dall’inconfondibile parlata sicula e dall’intuito eccezionale, adoratore della buona cucina e del buon vino: Salvo Montalbano, eterno fidanzato della genovese Livia come Topolino lo è di Minni (è del 2013 una trasposizione fumettistica del personaggio che nel mondo delle nuvolette diventa il commissario Topalbano, protagonista della striscia Topolino e la promessa del gatto), ma che con l’avanzare dell’età non disdegna anche altre bellezze, eternamente circondato dal suo vice, il donnaiolo Augello, l’ispettore Fazio e l’improbabile piantone Catarella.

E come inizia la storia d’amore tra Montalbano e il suo mare, così si consolida anche quella tra il suo autore Camilleri e l’editore Sellerio: insieme pubblicano le mille avventure del poliziotto, da La pazienza del ragno a Privo di titolo; da La luna di carta a La pista di sabbia; da Il campo del vasaio a L’età del dubbio, fino a L’altro capo del filo, il suo centesimo libro, e ancora oltreParimenti si consolida anche il volto televisivo di Montalbano, interpretato egregiamente da Luca Zingaretti, che fa letteralmente esplodere il fenomeno. Diventato cieco, non perde la voglia di scrivere, come egli stesso ha affermato: «Sono cieco, ma perdendo la vista tutti gli altri sensi si riacutizzano, vanno in soccorso. La memoria è diventata più forte, ricordo più cose di prima con molta lucidità e scrivo sempre».

Anche negli altri lavori che via via vedranno le stampe, un po’ per liberarsi ma solo per assaporare la gioia del ritorno al personaggio del commissario, Camilleri è perfettamente riconoscibile per la presenza di almeno tre elementi: Vigata, il dialetto siciliano (che in alcuni romanzi come Il re di Girgenti si vede inframezzato dallo spagnolo seicentesco) e il mistero che prima si complica e alla fine si scioglie come le nevi dell’Etna al sole della Sicilia. E magicamente, ogni volta, si ripete intatto quell’incredibile, enorme successo, che collocherà definitivamente l’autore nel cuore dei lettori anche non originari della Trinacria. Qui su GraphoMania abbiamo diverse recensioni ai libri di Andrea Camilleri: il già citato L’altro capo del filo, poi Noli me tangere, Segnali di fumo, La rizzagliata e Il sorriso di Angelica.

Andrea Camilleri, non solo libri

Così è anche nelle brevi incursioni che fa nelle arti altrui, come la partecipazione all’album musicale S.C.O.T.C.H. di Daniele Silvestri o la recitazione nei panni di un vecchio archeologo nel film La strategia della maschera di Rocco Mortelliti, fino alla sua attività politica. È del 2009 la decisione di dar vita, assieme ad Antonio Di Pietro e Paolo Flores d’Arcais, al Partito dei senza partito, i delusi della politica che però intendevano partecipare alle elezioni europee di quell’anno. Il progetto naufragò meno di due mesi dopo, ma ormai Andrea Camilleri e il suo Montalbano avevano un’identità talmente forte da non poter essere scalfita da nulla, neppure da un fallimento.

Per ricordare il grande scrittore appena scomparso, vi rimandiamo ad alcune sue frasi celebri che, certamente, assumono un nuovo significato alla luce della sua dipartita.




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.