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Posted 16 Novembre 2019 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Matilde Serao, i mosconi e il Premio Nobel mancato

Matilde Serao
Matilde Serao

Giornalista, scrittrice, donna dalle frequentazioni mondane ma dai nobili ideali, di scarsa e lacunosa cultura, ma dallo stile inconfondibile e indimenticabile. Tutto questo era Matilde Serao, greca per parte di madre e con un padre anch’egli giornalista, esiliato a causa degli ideali antiborbonici, che farà rientro in Italia solo dopo l’Unità.

Parliamo di una grande figura femminile, pioniera per i suoi tempi, che seppe colmare con la passione e innate capacità imprenditoriali i difetti conoscitivi che pur aveva e che molti le attribuivano. Lei, però, difendeva il suo “linguaggio incerto” e quello “stile rotto” come la fonte del calore che le sue opere sprigionavano, quello stesso calore che mantiene “vivi i corpi e li preserva dalla corruzione del tempo”.

L’incontro con Scarfoglio e il Corriere di Roma

Mossi i primi passi nelle appendici del Giornale di Napoli con brevi articoli, bozzetti e novelle firmate con lo pseudonimo Tuffolina, a 26 anni Matilde Serao decide di fare il grande salto e di trasferirsi a Roma, dove collabora per cinque anni con il Capitan Fracassa sulle cui pagine si fa chiamare Ciquita e dove scrive di tutto, dalla cronaca rosa e mondana alla critica letteraria. Ed è proprio in questo ambiente che incontra Edoardo Scarfoglio, il quale stronca l’uscita di un suo libro, ma al contempo se ne innamora, instaurando con lei un lungo sodalizio personale e professionale.

Sposatisi il 28 febbraio 1885, avranno quattro figli maschi, ma contemporaneamente fonderanno nella Capitale un nuovo quotidiano, chiamato Il Corriere di Roma che navigherà, però, sempre in cattive acque a causa della concorrenza del più antico e solido La Tribuna.

Il ritorno a Napoli e Il Mattino

Nel 1887 Il Corriere di Roma sta per fallire, ma la coppia di editori viene salvata dal banchiere livornese Matteo Schilizzi che propone a Scarfoglio e Serao di trasferirsi a Napoli per continuare l’avventura giornalistica; in cambio si sarebbe accollato tutti i debiti.

E così accade: il primo gennaio 1888 esce in edicola il primo numero di Il Corriere di Napoli a cui vengono chiamati a collaborare proprio da Matilde Serao firme prestigiose come Carducci e D’Annunzio. Recuperati un po’ di soldi, Matilde e il marito lasciano, però, il giornale per fondarne un altro in proprio, ed è così che nel 1892 nasce Il Mattino, dove la stessa Matilde Serao scrive con il nuovo pseudonimo: Gibus.

Nello stesso anno, però, la relazione tra i due naufraga: Matilde si rifugia in Val d’Aosta, mentre Edoardo intreccia una relazione con una cantante di teatro, che lascia dopo due anni, cioè quando lei gli comunica di essere incinta. Sentendosi rifiutata, la donna, dopo aver partorito, si reca a casa Scarfoglio e abbandonata la neonata sulla porta si spara un colpo di pistola. Matilde, nonostante lo choc, accoglie la piccola in casa e la cresce come una figlia, chiamandola Paolina, il nome di sua madre. Tra i due, però, non è più come prima.

Intanto nel 1900 scoppia lo scandalo dell’amministrazione Sulmonte che coinvolge anche Il Mattino. Nonostante le difese che Scarfoglio prenderà sempre della moglie sulle colonne del quotidiano, Matilde Serao è costretta a lasciare la redazione tra il 1902 e il 1903.

Giuseppe Natale, ed è di nuovo amore

Nello stesso periodo, sola e disoccupata, Matilde incontra il giornalista e avvocato Giuseppe Natale, con il quale fonda e dirige un nuovo quotidiano, Il Giorno, che ospiterà una rubrica molto amata dal pubblico: “I mosconi”.

A metà tra il racconto della vita-bene e la narrazione delle difficoltà della vita quotidiana dei ceti più bassi, questo appuntamento accompagnerà l’attività giornalistica di Matilde Serao per 41 anni, cambiando il suo titolo originario “Api, mosconi e vespe” nei più semplici e solitari mosconi, appunto.

Intanto, nel 1917, quando Scarfoglio muore, Matilde e Giuseppe, che nel frattempo hanno avuto una figlia, Eleonora, in onore della Duse, possono sposarsi, ma questi muore poco tempo dopo.

Negli anni Venti Matilde Serao prosegue la sua fitta attività giornalistica e letteraria, ricevendo anche una candidatura al Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, che verrà poi assegnato a Grazia Deledda a causa dell’intervento di Mussolini che non vedeva di buon occhio le posizioni pacifiste di Serao.

L’anno successivo, mentre è al lavoro alla macchina per scrivere, Matilde viene colta da infarto e muore.

Matilde Serao, la donna dei primati

Nonostante il Nobel sfiorato e “scippato” dalla politica totalitaria vigente, Matilde Serao, nel giornalismo italiano, è sicuramente la donna dei primati, tuttora imbattuta.

Prima donna della storia a lavorare come redattrice per un quotidiano romano come Il Corriere di Roma, è fondatrice di ben due giornali: Il Mattino con il primo marito Edoardo Scarfoglio e Il giorno con il secondo, Giuseppe Natale.

Inoltre dirige per prima diverse testate periodiche, come Il Mattino-supplemento e La settimana, tra l’altro promuovendo iniziative di marketing avveniristiche per l’epoca, come il lancio di concorsi o l’abbinamento di regali per aumentare il numero dei propri abbonati.

Indimenticabili le sue parole sul giornalismo, vera e propria Bibbia per chiunque faccia questo mestiere:

“Il giornale ha in sé il potere di tutto il bene e di tutto il male; il giornalista è l’apostolo del bene; il giornale è la più nobile forma del pensiero umano; l’avvenire è del giornale”.

Foto | Elaborazione grafica a cura di Eugenia Paffile a partire da una foto di Matilde Serao scattata prima del 1900 (via WikiCommons)




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.