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Posted 3 Dicembre 2019 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Camillo Boito, lo scapigliato meno scapigliato di tutti

Camillo Boito
Camillo Boito

Avete letto bene: il nostro appuntamento di oggi è dedicato a Camillo Boito, il fratello maggiore e meno conosciuto dello scrittore e musicista Arrigo.

Meno conosciuto, almeno per quel che ci riguarda, in quanto non fu un letterato per così dire “puro”, ma soprattutto un architetto, insegnante all’Accademia delle Belle Arti di Brera e anche autore di progettazioni e ristrutturazioni molto note soprattutto nella città di Padova.

Come può, dunque, un uomo di numeri, come lo sono gli architetti, avere anche amore per le lettere? Nel suo caso certamente il punto d’incontro tra le due passioni è costituito dalla ricerca della bellezza: nelle forme, nei versi, ma soprattutto nell’essere femminile. Non stupisce, perciò, che dalla sua penna sia uscito quello che è uscito…

Camillo Boito e il rapporto con la Scapigliatura

Il caso dei fratelli Boito si può riassumere brevemente con l’antico detto “l’alunno che supera il maestro”. Sì, perché anche se il maggiore dei due si accostò al discusso movimento letterario milanese solo collateralmente, è destinato a lasciarvi un segno effettivamente indelebile, una firma profondamente scolpita nella pietra sia in campo letterario che cinematografico, come vedremo più avanti.

Intanto vogliamo qui ricordare che lo scapigliato a Milano era quello che a Parigi era il bohémien: uno strenuo oppositore della letteratura romantica allora in voga in Italia e di converso una colonna di sostegno alla nascente corrente poetica del maledettismo baudeleriano. Vita dissoluta, licenze, niente scrupoli né valori morali: questi i capisaldi delle esistenze reali, ma soprattutto letterarie, dei suoi esponenti, etichettati come Scapigliati per il loro singolare modo di portare i capelli.

Senso. Nuove storielle vane. Quando si fa la storia

Camillo Boito no. Camillo Boito era diverso, un signore rispettabile, un architetto di fama. Eppure è dal suo genio che esce Senso (1883), una delle novelle più intrise di Scapigliatura – quasi un vero e proprio manifesto – destinate a rimanere nella storia grazie anche alla sceneggiatura che ne trasse il regista Luchino Visconti per farci un film, omonimo ma con trama completamente diversa, circa 70 anni dopo.

È il diario, anzi, lo scartafaccio (destinato a essere bruciato appena terminata la stesura, ma è evidente che non sarà così) di una nobildonna, la contessa Livia, che rievoca tra le sue pagine una torbida relazione avuta sedici anni prima con il giovane tenente austriaco Remigio, incontrato a Venezia durante il viaggio di nozze. Tra i due nasce un’attrazione a cui nessuno riesce a sottrarsi, ma poi Remigio inizia a chiedere a Livia soldi, sempre di più, ufficialmente per sfuggire alla chiamata alle armi per l’ormai imminente guerra tra Italia e Impero asburgico. Scappato a Verona, viene raggiunto da Livia che lo sorprende a godersi il suo denaro con una concubina. La contessa allora architetta una vendetta crudele: denuncia all’esercito Remigio come disertore e il giovane tenente non può che finire per essere condannato a morte.

Poetica, fantasmi e altre opere degne

Già in Senso sono evidenti gli influssi tematici della Scapigliatura su Camillo Boito: la totale assenza di freni inibitori nonché di scrupoli morali nei due protagonisti ne è la più lampante dimostrazione. Ma anche in altre opere lo stile chiaro, limpido e rigoroso di Boito porta alla luce personaggi così e temi fantastici e macabri che non cadono mai nell’horror alla Poe, ma scavano nell’inquietudine psicologica dell’uomo.

Ecco, dunque, che s’incontrano feticisti e necrofili, uomini e donne che sanno dare sfogo ai loro istinti più turpi: è l’animo umano che interessa l’autore, quell’animo pieno di sfaccettature come i cunicoli di una piramide (ed ecco che torna prepotentemente a galla l’architetto che c’è in lui) lineari all’esterno, nella facciata, ma labirintici e vertiginosi all’interno.

Nel 1891 Camillo Boito pubblica un’altra opera degna di essere menzionata, Il maestro di setticlavio, anche questa novella ha per sfondo Venezia e per protagonista il maestro del coro di San Marco. Intorno a loro si muovono vizi e mostruosità incarnate in una carrellata di personaggi unici, dalla modesta nipote Nene a Mirate, ex barcaiolo ora strozzino ma sempre dongiovanni, fino a Luigi Zen, allievo e maestro a sua volta: tutti caratteri che più li illumini da vicino più vengono fuori le ombre.

Foto | Elaborazione grafica a cura di Eugenia Paffile di una foto di Camillo Boito del 1906 (via WikiCommons)




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.