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Acido solforico, di Amélie Nothomb

 
Amélie Nothomb, Acido solforico
Amélie Nothomb, Acido solforico
Amélie Nothomb, Acido solforico

 
Scheda del libro
 

Autore: Amélie Nothomb (traduzione di Monica Capuani)
 
Titolo: Acido solforico
 
Casa editrice: Voland
 
Anno: 2010
 
ISBN: 9788888700533
 
Pagine: 144
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Storia avvincente e ben costruita; personaggi ben caratterizzati.

Aspetti negativi


Qualche forzatura nella trama.


In sintesi

Acido solforico è un romanzo di Amélie Nothomb: leggi la nostra recensione a uno dei romanzi migliori dell’autrice, una storia avvincente e ben costruita,

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Posted giovedì, 13 settembre 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Amélie Nothomb, Acido solforico

Amélie Nothomb, Acido solforico

Acido solforico è a mio avviso uno dei romanzi più riusciti di Amélie Nothomb. Volendo potrebbe essere inquadrato nell’ambito dei romanzi distopici, e certamente non sbaglieremmo nella classificazione.

Una società distopica ma… non troppo

La scrittrice immagina una realtà all’apparenza molto simile alla nostra, dominata dallo strapotere dei mass media, specie quelli televisivi. È contro questi ultimi che si scaglia la penna acuminata dell’autrice, e in particolare su quell’autentica perversione di massa che risponde al nome di reality show (un argomento al quale nel mio piccolo anch’io ho dedicato un breve racconto).

La Nothomb descrive una società dispotica, dominata dagli orrendi meccanismi di un reality che non a caso si chiama Concentramento.

Un reality efferato

Ma com’è articolato il programma Concentramento? Nella sua efferatezza, in maniera abbastanza semplice: una troupe televisiva effettua una retata nella capitale francese al fine di arruolare concorrenti, individuati a caso tra i cittadini di Parigi. I malcapitati sono poi caricati su vagoni piombati e quindi reclusi in un campo di concentramento. Qui altri concorrenti rivestono la temuta, ma anche ambita, mansione di kapò.

Lo spettro del lager e la tv del dolore

La scrittrice con un invidiabile colpo di genio riesce a rievocare da un lato una delle piaghe peggiori della recente storia mondiale – la persecuzione nazista ai danni degli ebrei e delle minoranze etniche – e dall’altro mostra, estremizzandola, tutta la valenza negativa insita nelle paradossali e squallide logiche dei reality show.

La violenza, l’umiliazione e la riduzione in schiavitù dei reclusi sono mostrate ai telespettatori secondo gli, ahinoi, ben collaudati canoni della cosiddetta tv del dolore, che spettacolarizza l’angoscia per squallidi fini commerciali.

Il messaggio del romanzo Acido solforico

 Il reality descritto nel romanzo assume caratteristiche criminali, certo, ma il messaggio che intende lanciare la scrittrice è chiarissimo: lo sfruttamento della sofferenza finalizzata all’ascolto televisivo è un fenomeno ripugnante, da respingere in tutti i modi.

La Nothomb scuote la coscienza del lettore colpendolo allo stomaco, estremizzando il modus operandi di questo genere televisivo, in effetti uno dei peggiori mai concepiti dal mondo della televisione.

L’ombra lunga di un passato da non dimenticare

Se in prima istanza l’oggetto della furia narrativa dell’autrice è incentrato sul voyerismo televisivo alla base di questo genere di trasmissioni, non meno importante è l’altro obiettivo.

Mi riferisco alla denuncia della colpevole indifferenza, o peggio alla bieca tifoseria, con la quale troppo spesso si tende a considerare le pratiche più o meno persecutorie messe tuttora in atto nei confronti di categorie etniche o sociali svantaggiate. Accade anche oggi, nel 2018, proprio in questa nostra civilissima Europa.

Acido solforico: un libro sferzante, quasi un pamphlet

Acido solforico è un’opera che alla sua uscita nel 2005 non mancò di suscitare aspre polemiche, com’era prevedibile, dato l’argomento e soprattutto l’approccio utilizzato dalla scrittrice nel descrivere la mostruosa macchina televisiva di Concentramento: a tratti il libro assume i toni più del pamphlet che del romanzo, e i dialoghi dei protagonisti fanno raggelare o indignare, a seconda dei casi. Protagonisti che sono tratteggiati a tutto tondo, con grande maestria descrittiva.

Una struttura serrata 

Acido solforico colpisce per compattezza e forza, a differenza di altri, meno riusciti lavori dell’autrice. Credo sia merito del maggior coinvolgimento emotivo della scrittrice, che in questa occasione fa sfoggio di minore ironia che altrove.

Calca invece più decisamente la mano sugli aspetti più angoscianti e avvilenti, al limite dell’horror, di una società che non è una distorsione paradossale di quella reale, la nostra.

Al contrario, sembra voler suggerire la Nothomb, l’assetto allucinante profetizzato in Acido solforico potrebbe essere alle porte.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.


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