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L’addio, di Antonio Moresco

 
Antonio Moresco, L'addio
Antonio Moresco, L'addio
Antonio Moresco, L'addio

 
Scheda del libro
 

Autore: Antonio Moresco
 
Titolo: L'addio
 
Casa editrice: Giunti
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788809828025
 
Pagine: 288
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un romanzo che pone molte domande

Aspetti negativi


A volte un po' troppo splatter


In sintesi

L’addio è un romanzo di Antonio Moresco, pubblicato da Giunti: un giallo che non rispecchia alcun criterio del genere per una precisa scelta stilistica.

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Postedmercoledì, 23 marzo 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Antonio Moresco, L'addio

Antonio Moresco, L’addio

L’addio di Antonio Moresco non è certo un romanzo facile. Possiamo annoverarlo tra i gialli, anche se non ne segue i canoni predefiniti del genere.

La città dei vivi e quella dei morti fanno da quinta al romanzo e il protagonista è D’Arco, uno sbirro morto, che però è in contatto con il mondo dei vivi, tanto che può tornarci. In questo andirivieni tra morti e vivi (o vivi e morti, perché non si sa cosa venga prima sostiene Moresco ne L’addio) si svolge la trama: D’Arco deve scoprire perché nella città dei morti ci siano sempre più bambini che cantano, con una voce che sembra impercettibile a orecchie non allenate. Lo sbirro morto si mette sulle tracce della voce e comprende che tutti quei bambini morti che cantano sono vittime di efferate violenze nella città dei vivi. Per questo, accompagnato da uno di questi bambini, senza voce, torna nella città dei vivi per sterminare tutti i malvagi che fanno del male ai piccoli. A guidarlo è il bambino senza voce che lo porta là dove le violenze si consumano.

Dicevamo che L’addio non è un romanzo facile sia per il tema (ci sono tanti bambini morti e alcune descrizioni sono particolarmente forti come, per esempio, la spiegazione di come è morto il bambino muto che accompagna D’Arco: un paio di righe che svelano un mondo di sofferenze) sia per il modo in cui Antonio Moresco lo scrive. Nella dicotomia città dei vivi/città dei morti che accompagna tutto il libro (quasi eco delle due città di sant’Agostino, solo che qui non c’è alcuna città di Dio), Moresco si lascia andare a riflessioni sull’origine del male e sovente descrive gli eventi in maniera un po’ fredda. Un limite, forse, per alcuni. Ma, a mio modo di vedere, è una precisa scelta stilistica, visto che, rompendo la finzione narrativa, D’Arco/Moresco afferma:

Mettiamo subito le cose in chiaro. Questa è una storia diversa e ve la racconterò in modo diverso. Ve la racconterò come potrò e come vorrò, e vi racconterò solo quello che si potrà raccontare. Vi farò vedere solo una piccola parte di tutto l’orrore che ho visto, perché io non voglio inorridire nessuno, non voglio scandalizzare nessuno. Non è per questo che ho combattuto una tale battaglia e non è per questo che ve la sto raccontando.

L’addio, quindi, si presenta come un testo che lascia parlare i silenzi, più che le parole. E non è certo un caso che quasi tre pagine sono dedicati alla spiegazione di quello che non si troverà nel romanzo: non ci sarà un bel nulla di quello che ci si aspetta da un giallo classico, perché “questa è una storia diversa”. Che può piacere o meno, com’è ovvio che sia.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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