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Bella mia, di Donatella Di Pietrantonio

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Donatella Di Pietrantonio
 
Titolo: Bella mia
 
Casa editrice: Elliot
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788861924345
 
Pagine: 192
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una narrazione piacevole che fa entrare il lettore nel mondo complesso delle relazioni umane e di come possano essere compromesse da eventi tragici.


In sintesi

Bella mia di Donatella Di Pietrantonio, candidato allo Strega 2014, ci trascina lontano dalle astrazioni e ci fa tornare dalle persone in carne e ossa.

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Posted 20 Maggio 2014 by

 
La nostra recensione
 
 

Bella mia, di Donatella Di PietrantonioBella mia di Donatella Di Pietrantonio è stato il primo romanzo che ho letto, dei tre che ho scelto tra i finalisti al Premio Strega 2014. Come tutti i bei romanzi che mi hanno colpita non racconta una sola storia.

Caterina, la voce narrante, si muove tra i cocci della propria vita dopo il terremoto che ha distrutto L’Aquila nel 2009. Sua sorella, la sua gemella Olivia, è morta mentre si attardava durante la fuga. Lei si ritrova a doverne prendere il posto nella vita del nipote adolescente Marco.

Il padre del ragazzo, separato da tempo da Olivia, non vuole prendersi le sue responsabilità e i rapporti col figlio sono praticamente inesistenti. Il ragazzo va dunque a vivere nelle case provvisorie insieme a sua zia e a sua nonna.

Attraverso il racconto di Caterina entriamo nella vita di molte persone, compresa quella dei vicini e dei loro lutti. Scopriamo le varie forme che può assumere il dolore. Scopriamo il lento rinascere della vita che a volte si muove e si rianima a dispetto del nostro desiderio di lasciarci morire.

Nella storia della protagonista scopriamo come, sotto l’amore, possa nascondersi il peso della relazione tra sorelle, quando tu non sei tra le due quella amata e desiderata da tutti.

Di Roberto mi sono ammalata già in prima liceo, proprio lui, quattro fisso in matematica e miglior talento al conservatorio Casella che frequentava allo stesso tempo. A volte si mostrava gentile con me, soprattutto quando gli passavo la copia del compito di geometria, poi di nuovo svogliato e lontano, quasi pentito di essersi concesso troppo. Olivia mi sosteneva come sempre, suggeriva tattiche infallibili per conquistarlo e dopo curava metà delle mie ferite. In terza le ho giurato che non mi piaceva più. Un pomeriggio dell’anno dopo li ho visti baciarsi francese in una nicchia lungo la scalinata di San Bernardino.

Caterina ha rinunciato al ragazzo che amava. Ora, dopo la morte della gemella, deve in qualche modo riprenderne le fila. È costretta a fare sua quella vita che aveva sempre invidiato e che ora ha perso l’aura di felicità e perfezione che le aveva attribuito.

Man mano che entra nella vita della sua gemella, man mano che si apre la comunicazione con il nipote adolescente, con la sua rabbia, Caterina in qualche modo comincia a riappropriarsi della propria esistenza, del proprio corpo, dei propri sentimenti.

Il terremoto ha ridotto in macerie L’Aquila (la Bella mia di un canto popolare) e la vita di chi la abitava. Ha divelto sogni e speranze, ha scoperchiato rabbia.

Una rabbia che passa attraverso le parole del giovane Marco, che sfondano il muro di rassegnazione della zia:

“Perché il terremoto ha distrutto alcuni quartieri e altri li ha lasciati quasi intatti?” […]
“Voglio dire che in via XX Settembre sono crollati i palazzi e sono morti tutti quegli studenti. Anche altra gente, il dentista di mamma. In via Strinella, che è la continuazione, ci sono stati solo pochi danni” […]
“Perché è crollata la mia?” Sale il tono e qualche goccia di saliva mi punge il viso.
“Non lo so. Tua madre e io ci fidavamo di un ingegnere esperto, è venuto per un sopralluogo dopo le prime scosse, sia da voi che da me. Anche al paese, dalla nonna. Ci ha garantito che eravamo al sicuro”. Mi muovo sulla sedia, a disagio.
“Chi è quel bastardo?” […]
“Calmati. Non ha importanza, ormai, non saprei nemmeno dove cercarlo…” rispondo al di sotto della rabbia che sputa.
“Ah, non ha importanza! Anche da Rash avevano controllato e dicevano che non c’era pericolo, ma lì il palazzo non è venuto giù! Forse i suoi genitori non si sono rivolti allo stesso genio che avete chiamato voi!”

Quando ho finito di leggere Bella mia, ho chiamato mio marito e gli ho detto che sono romanzi come questo che possono muovere l’indifferenza della gente. Io ricordo bene, benissimo il terremoto dell’Ottanta. Ero una bambina quando a pochi chilometri da noi tutto crollò e molte persone morirono. Siamo stati fortunati, ma da allora viviamo sempre all’erta alla minima scossa e ci chiediamo come sia possibile continuare a morire di terremoto in un paese che ha le risorse e le competenze per impedirlo.

È possibile perché “terremoto” è una parola, come lo è “L’Aquila” o “vittime”. Perché la storia possa cambiare è necessario ridare nomi e volti alle singole persone, è necessario che percepiamo l’altro come noi stessi.

Non credo che nelle intenzioni dell’autrice ci fosse l’idea di costruire un romanzo edificante o didattico, eppure questo è un libro che ci trascina lontano dalle astrazioni e ci fa tornare dalle persone in carne e ossa, a muoverci tra lutti e macerie, a chiederci se vale la pena sperare e ricostruire.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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