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Cade la terra, di Carmen Pellegrino

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Carmen Pellegrino
 
Titolo: Cade la terra
 
Casa editrice: Giunti
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788809792548
 
Pagine: 224
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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6 total ratings

 

Aspetti positivi


Grandi capacità descrittive, periodi affascinanti, una scrittura curata nel dettaglio ma che appare spontanea più che studiata a tavolino, poetica in molti passaggi, lieve ma intensa.

Aspetti negativi


Non appena ci vengono presentati i due personaggi principali, Estella e Marcello, due distinte voci narranti, vorremmo approfondire i loro pensieri, tuttavia intervallati da altre storie per le quali rischiamo di perdere interesse.


In sintesi

“Cade la terra” è uno struggente romanzo di Carmen Pellegrino che, con grandi capacità narrative, ci racconta la storia di Alento, un borgo abbandonato.

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Postedvenerdì, 19 giugno 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Carmen Pellegrino, Cade la terraCade la terra di Carmen Pellegrino (Giunti Editore), è uno dei romanzi finalisti del Premio Campiello 2015 e di sicuro non lascia indifferenti né delusi fin dal suo incipit. Tutto, in questo romanzo, appare adatto ad accompagnare il lettore dentro una stanza, a farlo accomodare e a levargli la più piccola diffidenza: docile, ascolterà la storia e non accadrà per incapacità di sottrarsi, bensì perché non vorrà farlo.

Siamo in un paese che non c’è, se non nella memoria/fantasia dell’autrice, ovvero tra le rovine di Alento, dove anche una mosca ha voce e qualcosa da raccontare; il borgo vecchio che muore, quello nuovo che nasce, tutti se ne vanno mentre ogni cosa cede al tempo in un lento e inesorabile franare, ma non Estella: si aggrappa a quei muri e dà voce a chi non c’è più utilizzando, appunto, la memoria. Grandi capacità descrittive, quelle di Carmen Pellegrino, che mostrano ogni dettaglio, e non è come aver davanti agli occhi l’immobilità di una foto, no, si tratta di qualcosa in movimento, di immagini che scorrono come in un film. Ed ecco le viuzze, le montagne, le pietre, le fontane, alberi che sembrano monumenti, le tortore in amore, la luce del giorno che va via e il “miracolo” di quella elettrica, le case, famiglie come i Forti, il cane Gedeone, il battitore, la donna che rifiutava le nozze, il guercio, i tappeti sui davanzali a dividere porzioni d’aria con chi legge. E lui, il Marcello della famiglia de Paolis (con la d minuscola, o Marcello se ne avrà a male), giovane spilungone forse un po’ disadattato… Marcello che va via mentre il paese lentamente frana ed Estella, fuggita giovanissima e in piena notte dal monastero, chiamata a fare da sua istitutrice dopo aver risposto a un annuncio, resta. Che ne sarà di loro? Di quel loro non-rapporto che era stato in grado d’essere rapporto, annientando ogni logica? Due voci narranti, due punti di vista, scrittura che è spesso poesia carezzevole anche fra i tetti che crollano, o nelle stanze che solo l’edera trova confortevoli. E così vive sono le voci di chi lo ha abbandonato, seppur sommerse dalla polvere che non conosce differenza tra poveri e ricchi, e si posa sul niente così come su suppellettili di grande valore…

Nella polvere di queste rovine, in questa polvere che il tempo ha sparpagliato posso riconoscere volti oggetti capelli rimasti fra i sassi, lacci di scarpe confusi con le piccole nervature delle foglie, giunture schiantate e sedie e tavoli e abiti transitori, e una parola per volta, finché avrò vita, imbastirò la storia di questo paese.

Definita abbandonologa per la prima volta da un bambino che l’aveva vista sfogliare un libro che parlava di rovine e paesi abbandonati, l’autrice è così che chiama ormai il suo mestiere, trovando affascinanti i luoghi di cui resta poco ma che tanto custodiscono tra polvere o macerie. Una scrittura curata nel dettaglio ma che appare spontanea più che studiata a tavolino, poetica in molti passaggi, lieve ma intensa:

Guardavo le lingue dell’acero e mi sembravano straziate da troppa luce; guardavo i rami del ciliegio ed erano offesi da troppa ombra. La luce stessa si separava dalle cose e si scomponeva in pezzi senza un criterio.

Cade la terra è un libro affascinante, in grado di educarci al piacere di una scoperta: i muri, le case, il vecchio mobilio, gli oggetti abbandonati, gli animali, parlano, raccontano, possiedono una memoria nascosta che attende solo d’essere scoperta, rivelando l’anima e i sogni delle persone.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


One Comment


  1.  
    lucio

    Il più brutto della cinquina. Idee rubate, stile pomposo-finto-magico, tante parole inutili.





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