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Charb, “Lettera agli imbroglioni islamofobi che fanno il gioco dei razzisti”

 
Stéphane Charbonnier, in arte Charb
Stéphane Charbonnier, in arte Charb
Stéphane Charbonnier, in arte Charb

 
Scheda del libro
 

Autore: Charb (Stéphane Charbonnier)
 
Titolo: Lettre aux escrocs de l’islamophobie qui font le jeu des racistes (il libro non è disponibile in italiano; una traduzione del titolo ò la seguente: “Lettera agli imbroglioni islamofobi che fanno il gioco dei razzisti”)
 
Casa editrice: Les échappés
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9782357660861
 
Pagine: 96
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Il libro in questione permette di esplorare il punto di vista di uno dei più noti disegnatori degli ultimi decenni, tracciando un profilo abbastanza esaustivo del suo pensiero.

Aspetti negativi


L’impianto teorico del saggio è un po’ debole, tolte le tante invettive, che non risparmiano proprio nessuno, il discorso di Charb non convince appieno e ha l’innegabile difetto di “pescare” i suoi lettori proprio in quel bacino sinistroide tanto vituperato. Autore di vignette indimenticabili, Charb ha il dono della sintesi, ma bisogna egualmente riconoscere per onestà intellettuale che l’autore francese riesce a comunicare molto meglio in punta di china che di penna.


In sintesi

”Lettera agli imbroglioni islamofobi che fanno il gioco dei razzisti” è un testo postumo di Stéphane Charbonnier, in arte Charb, direttore di Charlie Hebdo.

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Posted venerdì, 29 Maggio 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Charb, Lettera agli imbroglioni islamofobi che fanno il gioco dei razzistiStéphane Charbonnier, in arte Charb, se ne è andato a gennaio, vittima dell’attentato perpetuato nei locali di Charlie Hebdo, ma il suo pensiero arriva ancora forte e chiaro, e non solo attraverso i testi già pubblicati. A dimostrarlo Lettre aux escrocs de l’islamophobie qui font le jeu des racistes (in italiano Lettera agli imbroglioni islamofobi che fanno il gioco dei razzisti), libro ultimato dall’autore il 5 gennaio 2015, pochi giorni prima di morire e pubblicato postumo in Francia appena qualche settimana fa dalla stessa casa editrice del settimanale satirico: Les échappés.

La stampa internazionale lo considera come una specie di “testamento” lungo 89 pagine nel quale Charb difende il suo giornale dalle costanti accuse di islamofobia ed espone la sua visione del mondo.

Basato su una critica stessa del concetto di “islamofobia”, il pamphlet ha il coraggio di puntare il dito contro le omogeneizzazioni e gli infantilismi subiti dall’intera popolazione, scomposta nelle sue componenti etniche e religiose. Eppure il testo, basato su scarti semantici fondamentali, risente molto di una certa intrinseca fallacia. Se resta estremamente condivisibile la denuncia del colpevole slittamento operato tra cittadini e credenti (soprattutto di fede musulmana) e la ghettizzazione religiosa messa in atto nei fatti da parecchi rappresentanti istituzionali, additati nel capitolo intitolato evocativamente La politica al servizio dell’islamofobia, risulta difficile staccare le conclusioni dall’inevitabile influenza dei fatti di cronaca.

I giornalisti non sono i soli a chiamare musulmani coloro che bisognerebbe considerare cittadini. Troppi sono i politici che giocano contro la Repubblica lusingando il presunto credente piuttosto che il cittadino. Il comunitarismo che tutti denunciano a parole viene incoraggiato nei fatti.

Stéphane Charbonnier, in arte CharbIl defunto direttore di Charlie Hebdo spara a zero. E ce n’è davvero per tutti. Si va dai giornalisti della stampa generalista (gli altri naturalmente) colpevoli di alimentare il cerchio dell’islamofobia ai politici, socialisti in testa, agli pseudo-intellettuali bobò di una gauche corrotta dai privilegi.

Screditare i detrattori più tenaci di Charlie Hebdo, questo lo scopo di Charb che apre tutti gli armadi e sembra voler ripercorrere buona parte dei momenti chiave dell’attività di Charlie Hebdo. Dalle caricature di Maometto, alle numerose crociate portate avanti da personaggi di indubbia fama contro il settimanale satirico, lo storico direttore riesce a farci rivivere un’epopea ricca di eventi e forse anche già intrinsecamente ombreggiata.

Un libro da leggere senza troppe pretese e da abbandonare in fretta insomma, passando a classici più strutturati come Il trattato sulla tolleranza di Voltaire, testo che, non a caso, è risalito abbondantemente nelle vendite oltralpe dopo gli attentati di gennaio. Prova che anche i francesi nei momenti di crisi preferiscono mettersi sotto l’ala protettrice e rassicurante dei grandi lumi conterranei, evitando le voci di indubbia fama, ma leggermente inacidite.

Il ritratto di Charb è di Thierry Ehrmann




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.


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