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Come donna innamorata, di Marco Santagata

 
Marco Santagata, Come donna innamorata
Marco Santagata, Come donna innamorata
Marco Santagata, Come donna innamorata

 
Scheda del libro
 

Autore: Marco Santagata
 
Titolo: Come donna innamorata
 
Casa editrice: Guanda
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788823510821
 
Pagine: 175
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


La precisione storica, l’attinenza alla biografia dantesca e alla “Vita nova”; il tentativo di restituire l’aspetto più umano di Dante; il ritratto della Firenze duecentesca.

Aspetti negativi


Il tentativo di restituire l’aspetto più umano di Dante diventa un’arma a doppio taglio quando rende giustizia alla grandezza del personaggio.


In sintesi

“Come donna innamorata” è il titolo di un romanzo di Marco Santagata che ha protagonista Dante Alighieri, mettendo in luce il suo lato più umano.

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Postedgiovedì, 16 aprile 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Marco Santagata, Come donna innamorataL’8 giugno 1290 a Firenze muore Bice Portinari, e Dante Alighieri si ritrova senza la sua musa: la sua vita e la sua poesia subiscono uno stravolgimento, e ha inizio la commossa rievocazione dell’amata da parte del poeta in un’opera, la Vita nova, in cui la lirica contamina la prosa. Alcuni anni dopo ritroviamo Dante esiliato, pieno di amarezza per via della fallimentare esperienza politica ma forte della grandezza del poema che sta portando a termine, la Divina Commedia.

Ci vuole un bel coraggio per scrivere un romanzo che ha come protagonista nientepopodimeno che Dante Alighieri: a cadere in errori o anacronismi grossolani ci vuole poco – ma un esperto dantista come Marco Santagata non corre rischi del genere; il pericolo maggiore è rappresentato dal montare delle aspettative dei lettori che si apprestano a leggere un libro del genere. A racchiudere una personalità grande e geniale come quella del poeta fiorentino tra meno di 200 pagine di romanzo il rischio di banalizzazioni è dietro l’angolo, ma Santagata lo ha intelligentemente schivato limitando le pretese della sua opera, che affronta sostanzialmente due aree tematiche: l’amore platonico per Beatrice e l’amicizia con Guido Cavalcanti. Come donna innamorata non si propone di parlare in maniera esaustiva dell’Alighieri, ma di approfondire alcuni aspetti della sua vita e della sua poetica, mettendo in luce il lato umano del poeta. L’idea è quindi quella di far emergere un Dante intimo, rappresentandolo non tanto nella veste di grande lume della poesia italiana del Medioevo ma in quella di uomo innamorato e di poeta agli esordi pieno di incertezze. Anche la figura di Beatrice è affrancata dalla sua solita connotazione agiografica e descritta come una donna non bellissima, della cui sterilità tutta Firenze è intenta a sparlare, ma dotata di un fascino particolare, in grado diffondere pace e armonia tra chi le sta intorno.

Le notazioni di vita quotidiana, ad esempio l’immagine di Dante che scrive seduto a un umile tavolaccio mentre la moglie Gemma e la matrigna Lapa preparano la zuppa di cavolo, danno personalità al libro. A questo contribuisce anche la resa dell’atmosfera urbana: le scene di vita quotidiana dei cittadini e i dettagli riguardanti le abitudini e i riti della società fiorentina di fine Duecento sono memorabili. Fedele all’idea di restituire il lato umano di Dante, Santagata non disdegna inoltre di parlare della sua famiglia, ad esempio del rapporto con la sorella Tana e con la moglie Gemma Donati: chi, leggendo Dante, non si è mai chiesto che cosa ne pensasse sua moglie dell’infatuazione per Beatrice? L’autore ha il merito di aver dato spessore a questo personaggio sempre lasciato nell’ombra.

C’è poi la questione dell’amicizia turbolenta con Guido Cavalcanti, minata dall’invidia di quest’ultimo e poi dall’impegno politico dell’Alighieri: Santagata rende giustizia all’intensità che caratterizzò rapporto fra i due e all’influenza che l’opera del Cavalcanti esercitò sulla quella dantesca: ad esempio, dalle poesie del suo “primo amico” l’autore della Commedia trasse ispirazione per il suggestivo e misterioso personaggio di Matelda, che incontra Dante nel Paradiso Terrestre e che precede l’apparizione di Beatrice.

Un’altra area d’interesse che viene approfondita è quella del processo creativo, ossia del Dante scrittore colpito sovente da ispirazioni improvvise e illuminanti e della sua personale reinterpretazione del dolce stilnovo in chiave filosofica e teologica.

Il tutto è molto interessante e scritto con uno stile scorrevole e urbano; la precisione dei fatti biografici, quanto a date ed eventi, è degna di un vero dantista.

Quello che manca a questo libro è il duende: chi lo prende in mano sperando di ritrovarvi una traccia dell’intensità che caratterizzò la vita e l’opera di Dante, o dell’ispirazione che gli fece scrivere versi struggenti, rimarrà deluso. I lettori che hanno apprezzato la straziante elegia della Vita nova noteranno che in questo romanzo, il cui protagonista sembra vedere Bice non tanto come la sua amata ma direttamente come la sua musa, l’intensità dei sentimenti di Dante e i suoi tormenti sotto la “tirannia d’amore” non trovano grande espressione; si interrogheranno inoltre circa la mancanza di un episodio, quello del gabbo, che sarebbe stato molto adatto per parlare del lato umano del poeta: nella Vita nova la derisione da parte di Beatrice è motivo per Dante di disperazione profonda e umanissima. Complessivamente il lato intimista e la profondità dei sentimenti del poeta emergono molto meglio nell’opera scritta da Dante dopo la morte dell’amata che nel romanzo di Santagata, dove l’eccezionalità del personaggio sembra come ingabbiata a causa del tentativo di mettere in luce l’umanità del poeta a discapito della sua straordinarietà. Il risultato è che risulta facile immedesimarsi con l’Alighieri che si trova in queste pagine ed entrare in empatia con lui, ma non si coglie la grandezza del suo animo.

Anche la seconda parte soffre di una certa mancanza di pathos: il rapporto amore-odio che legò Dante a Firenze era intensissimo, e l’esperienza dell’esilio gli fece scrivere versi pieni di rabbia a e commozione. Un’intensità che qui proprio non decolla, soffocata forse dalla volontà di far rientrare nell’ordinario il rapporto del poeta con la politica e i suoi sentimenti di amarezza e disillusione. Il problema forse è che tanto ordinario l’Alighieri non lo è mai stato, soprattutto non nella sua passione politica né nel suo rapporto con la città natale.

Il lato interiore di Dante che emerge in maniera originale dal testo è quello del poeta in bilico fra la consapevolezza del proprio genio e le sue incertezze, il timore di non avere successo e di non essere compreso. L’Alighieri, si sa, era “presuntuoso” (del resto ne aveva ben donde), e Santagata gli restituisce qualche umana insicurezza.




Eleonora Cocola

 
Laureata in Lettere Moderne, vivo a Milano dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Amante dei libri fin da bambina, la letteratura e l'arte (specie il teatro, che pratico come attrice amatoriale) sono da sempre le mie più grandi passioni.


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