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Confusione, terzo titolo de «La saga dei Cazalet» di Elizabeth Jane Howard

 
Elizabeth Jane Howard, Confusione
Elizabeth Jane Howard, Confusione
Elizabeth Jane Howard, Confusione

 
Scheda del libro
 

Autore: Elizabeth Jane Howard (traduzione di Manuela Francescon)
 
Titolo: Confusione. La saga dei Cazalet. Volume 3.
 
Casa editrice: Fazi
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788893250528
 
Pagine: 528
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


È talmente accattivante da regalarti una seconda famiglia.

Aspetti negativi


È troppo lungo.


In sintesi

In «Confusione» Elizabeth Jane Howard riprende le vicende della famiglia Cazalet dal punto in cui si erano interrotte sul finale de «Il tempo dell’attesa».

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Posted giovedì, 13 ottobre 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Elizabeth Jane Howard, Confusione

Elizabeth Jane Howard, Confusione

I Cazalet danno dipendenza, anche se non vi piacciono. Ho tra le mani il nuovo capitolo della saga, Confusione, di Elizabeth Jane Howard edito come sempre da Fazi e ben tradotto da Manuela Francescon. Si aggiunge a Gli anni della leggerezza e Il tempo dell’attesa e mentre lo leggo penso che non ne posso più eppure non riesco a smettere di leggere. Soprattutto ora che le ragazze Louise, Polly e Clary, che sono le mie preferite, sono diventate adulte e cercano di intraprendere una loro strada, affrontando privazioni, dolore e disincanto.

Siamo nel 1942, la guerra ancora determina il destino di ogni personaggio, soprattutto delle donne Cazalet, ma non le emozioni positive e negative che sembrano a volte prescindere dal conflitto ed  esplodere nel privato di ognuna di loro. Lutti, perdite, delusioni, liti, sogni infranti si susseguono scoppiettando per tutto il romanzo. L’aplomb e l’illusione di una vita eterea e perfetta, che già nel secondo volume mostravano la corda, ora stanno capitolando e l’autrice lo rivela sottoponendo, come al solito, ogni vicenda al microscopio.

Bene o male, le ragazze e le signore relegate in campagna e da lì protese verso spazi e sprazzi di vita londinese (presunta o immaginaria, arricchita da vecchi amici come Archie e da certezze come Hermione con il suo negozio), vedono crollare le loro illusioni, specialmente Louise, giovane sposa: mariti mai veramente amati e apparentemente perfetti che rivelano la loro freddezza, gentiluomini che si trasformano in amanti da strapazzo, incomprensioni tra amici.

Lui la trattava come una bambina, una bambina che si è comportata male, e la puniva per il suo misfatto senza te- nere in alcuna considerazione il sentimento o la ragione che l’aveva condotta a quel gesto. Da allora le parve che anche il sesso che le imponeva sera dopo sera fosse una specie di punizione, tanto più che nemmeno lui sembrava ricavarne piacere. Quel giorno Louise si rifiutò di andare a cena con lui, e quando tornò in camera finse di dormire.

A darci sicurezza sembra esserci solo il buon vecchio Tonbridge, che impassibile traghetta l’aristocrazia vanti e indietro e ascolta impassibile tutte le conversazioni, per quanto assurde possano essere. Elizabeth Jane Howard, come sappiamo, ha romanzato molta della sua infanzia, trasferendo le sue esperienze alle giovani protagoniste e il carattere dei suoi genitori agli adulti del gruppo. Lo ha fatto passando al setaccio senza pietà abitudini, comportamenti, pensieri della famiglia Cazalet, a volte stigmatizzandoli con pochi tratti:

Mentre prendeva posto sul sedile posteriore e Tonbridge le sistemava sulle ginocchia la vecchia coperta di pelliccia infeltrita, pensò a che cosa straordinaria fosse la guerra: l’accostamento di maschera antigas e coperta di pelliccia rispecchiava perfettamente la vita che si conduceva in quei giorni.

All’analisi spietata della sua famiglia e della sua stessa vita, si affianca il cesellamento dei personaggi di contorno, che contribuiscono a trasmetterci un senso di familiarità. Per me la narrazione cambierebbe molto se sparissero Tonbridge, Miss Milliment l’istitutrice e la cuoca Mrs Cripps. A volte i Cazalet appassionano perché vivono in un tempo e in una condizione molto diversa da quella di noi lettori. Per lo stesso motivo talvolta ci annoiano. Troppi dettagli, elenchi, passaggi ininfluenti che ci fanno credere: cosa ho a che fare con queste persone, che sembrano vivere in un loro piccolo, triste e a volte meschino universo?

È che poi, mentre penso a quanto la mia vita sia distante da quella dei protagonisti della saga, mi imbatto in brani come questo e mi viene subito voglia di acquistare il volume successivo, perché ci sono cose che, per noi donne, sembrano non cambiare mai:

Pensò a Michael, lo avrebbe voluto lì con lei, avrebbe voluto che la portasse via, che difendesse il suo diritto a non allattare suo figlio di fronte a una congrega di vecchi libidinosi, che dicesse a sua madre che non doveva aprire le loro lettere e non doveva spiarli la notte (e ai motivi per cui lo faceva non voleva nemmeno pensare)… ma proprio quando la rabbia stava per alleviarle il senso d’angoscia (cosa che le parve strana ma era vera), ripensò all’espressione di Michael quando le aveva messo tra le braccia Sebastian appena nato. Lui per primo si aspettava che lei provasse per Sebastian ciò che sua madre aveva provato senza sforzo per lui.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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