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«Cronaca di un’ultima estate», di Yasmine El Rashidi

 
Yasmine El Rashidi, Cronaca di un'ultima estate
Yasmine El Rashidi, Cronaca di un'ultima estate
Yasmine El Rashidi, Cronaca di un'ultima estate

 
Scheda del libro
 

Autore: Yasmine El Rashidi (traduzione di Costanza Prinetti Castelletti)
 
Titolo: Cronaca di un'ultima estate. Un romanzo dell'Egitto
 
Casa editrice: Bollati Boringhieri
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788833929002
 
Pagine: 150
 
Formato: cartaceo, eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Rappresentato lo smarrimento di una generazione, il vuoto interiore per cui uno dei personaggi conia un nuovo termine, poran-heyar, perché per questa devastazione ereditata dai loro padri non esiste una lingua in grado di descriverla.

Aspetti negativi


Il libro sembra la risposta a uno sfogo urgente e personale, e risente parzialmente del senso di disorientamento accennato sopra, dando l’impressione a volte di essere un flusso di coscienza che può far smarrire anche il lettore, soprattutto nei riferimenti politici.


In sintesi

Yasmine El Rashidi con «Cronaca di un’ultima estate» scrive un romanzo, intenso, sul silenzio e sulla memoria, in tre tappe.

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Posted venerdì, 9 febbraio 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Yasmine El Rashidi, Cronaca di un'ultima estate

Yasmine El Rashidi, Cronaca di un’ultima estate

Tre estati, quella del 1984, del 1998 e quella 2014. Tre costanti: la stessa donna, il Cairo, la politica. Yasmine El Rashidi in Cronaca di un’ultima estate sembra voler fare ordine nei suoi stessi ricordi, ripercorrendo quasi quarant’anni di storia egiziana attraverso gli occhi di una bambina prima, studentessa universitaria poi e infine donna. Della protagonista non abbiamo il nome, ma solo le emozioni delle sue diverse età: la bambina smarrita a causa della scomparsa del padre, innanzitutto (e scopriremo che anche questa assenza è imputabile alla situazione politica).

Cronaca di un’ultima estate

Una bambina che si trova catapultata in pieno regime di Mubarak, dopo il traumatico omicidio di Sadat, e che cerca di destreggiarsi tra le diverse opinioni politiche dei genitori, del cugino comunista e dello zio, figura che le farà in certo senso da padre nei lunghi anni di assenza di quest’ultimo, e che le darà il miglior consiglio della sua vita: se vuoi sapere cosa accade, se vuoi avere la misura del sentire del popolo, ascoltalo. Ascolta la città, devi fare caso «se l’uomo che trasporta il pane sulla testa in bicicletta fischietta o meno». Lo zio sarà anche colui che le dirà che tutti, fondamentalmente, agiamo per paura: «Scegliamo sempre quello che conosciamo meglio, anche se significa scendere a compromessi». E questo, forse, spiega meglio di tutte le analisi politiche ciò che è accaduto in Egitto in questi ultimi decenni.

È con questa paura (e diffidenza) che la protagonista si scontrerà nel suo percorso di studi sulla cinematografia, quando dovrà rinunciare in più occasioni a filmare ciò che vede: perché mi stai riprendendo? Che vuoi, chi sei?, imbattendosi in quel clima di paranoia che faceva e fa sospettare che tutti siano spie governative pronte a coglierti in fallo. E qualcuno, per un pretesto o per un altro, in fallo viene effettivamente colto, come l’amato cugino, che troviamo in carcere durante il racconto dell’ultima estate, e che sarà tuttavia più fortunato di quei giovani che, durante gli scontri, uscivano col numero di telefono scritto sul braccio, perché già sapevano che non sarebbero tornati.

Che ne sarà dell’Egitto

La sconfitta, il fallimento di una generazione cui quella dei trenta/quarantenni dovrebbe porre rimedio, ma senza sapere come, senza avere una scelta, destreggiandosi tra rabbia e apatia. Le persone camminano a testa bassa, cercando di non incrociare gli sguardi, i giovani hanno cercato disperatamente di aggrapparsi al passato per sapere dove dirigersi in futuro. In un magazzino pieno di vecchi vinili, la protagonista si confronterà con un suo coetaneo sulla rivoluzione, sulla deposizione di Morsi: «Mi dice che la rivoluzione ci ha connessi a un passato che ci ha preceduto. Annuisco, gli dico che per capire mi sono ristudiata i libri di storia».

Ci fanno compagnia le strade del Cairo, le sue trasformazioni con ritmo vorticoso, i perenni tabelloni stradali che cambiano nella forma ma non nella sostanza, e la vecchia casa di famiglia in riva al Nilo, a sua volta una specie di personaggio, abitata dalla famiglia della madre, donna silenziosa e controllata, che nell’ultima estate troverà una nuova vitalità, un nuovo scopo. Che sarà dell’Egitto non è dato saperlo, oggi, a poche settimane dalle elezioni. Quello che è accaduto negli ultimi anni, però, sembra dare ragione a Tancredi, ne Il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».




Graziella Toscano

 
Vesuviana. Divenni lettrice perché ero una bambina sempre stanca.


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