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Di cuore e di coraggio: Antonia Klugmann si racconta in un libro

 
Antonia Klugmann, Di cuore e di coraggio. La mia storia, la mia cucina
Antonia Klugmann, Di cuore e di coraggio. La mia storia, la mia cucina
Antonia Klugmann, Di cuore e di coraggio. La mia storia, la mia cucina

 
Scheda del libro
 

Autore: Antonia Klugmann
 
Titolo: Di cuore e di coraggio. La mia storia, la mia cucina
 
Casa editrice: Giunti
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788809862364
 
Pagine: 224, con illustrazioni
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un testo che può essere letto in vari modi: come autobiografia, come ricettario, come esperienza…

Aspetti negativi


La copertina proprio no, non mi piace.


In sintesi

La chef Antonia Klugmann racconta la propria storia e la propria cucina nel libro «Di cuore e di coraggio» in libreria per Giunti.

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Postedsabato, 13 gennaio 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Antonia Klugmann, Di cuore e di coraggio. La mia storia, la mia cucina

Antonia Klugmann, Di cuore e di coraggio. La mia storia, la mia cucina

Ci sono molti modi per raccontarsi e i libri autobiografici lo dimostrano. Ma si può scrivere della propria vita senza necessariamente pubblicare un’autobiografia. O, per lo meno, testo classico in questo senso. È quello che fa Antonia Klugmann nel suo libro Di cuore e di coraggio in libreria per Giunti. Il sottotitolo è chiaro, in proposito: La mia storia, la mia cucina.

Antonia Klugmann, qui al suo primo libro, si lascia andare al racconto della propria vita e lo fa attraverso le sue ricette, com’è naturale che sia. Ma non ci sono solo ricette in Di cuore e di coraggio. La chef, infatti, inserisce le ricette in un contesto più ampio: una sorta di cornice che contestualizza le preparazioni culinarie ma, soprattutto, fa luce sulla sua vita.

Di cuore e di coraggio

Antonia Klugmann – «per un quarto ebrea ucraina, per un quarto emiliana, per un quarto triestina e per un quarto pugliese» – si racconta, dunque, in Di cuore e di coraggio. E lo fa a partire dagli inizi, come ogni autobiografia, ma poi saltando qua e là nel corso del tempo e dello spazio, in un testo che, alla fine, ce la fa conoscere meglio. Elementi biografici si uniscono ai sapori e agli odori, ma anche alla sua filosofia («La volontà […] di non buttare assolutamente nulla ha una grandissima attinenza con quello che faccio con tutto il resto») e al suo modo di inventare le ricette («Una ricetta non viene provata e riprovata per perfezionarla, di solito la cucino già nella testa e poi la metto in pratica»).

Non fa sconti a se stessa Antonia Klugmann. Scrive, per esempio:

Pensavo che mi sarei ammorbidita con il tempo, e invece mi accorgo di essere sempre più severa. E mi trovo molto bene con le persone che sono simili a me, severe innanzitutto con se stesse. Tutta la mia severità viene fuori durante il servizio. È lì che mi trasformo. I ragazzi dicono che divento “il signore oscuro”. […] Quando comincia il servizio la tensione sale e, proprio come nelle competizioni sportive, scorre l’adrenalina. Non ci sono parole oltre a quelle necessarie. Non ci si racconta niente. Si è molto più diretti nel dire le cose, impartire gli ordini, molto spesso non c’è il “per favore”.

Ma è anche un libro pieno di speranza e proteso al futuro:

Quando oggi i ragazzi giovani mi chiedono come fare, essendo costretti a lavorare per molti anni come dipendenti, io dico loro che l’importante è tenere l’occhio sull’obiettivo: qual è il tuo obiettivo tra dieci anni, qual è il tuo obiettivo tra quindici? E rimanere coerenti con quello.

Piccole curiosità

Di cuore e di coraggio è un testo pieno di curiosità sulla vita quotidiana della chef. Per esempio:

Molti dei miei strumenti li vado ad acquistare dai rigattieri, soprattutto le piccole casseruole che sono molto difficili da trovare, dato che l’alluminio è ormai in disuso nelle cucine professionali, dove si scelgono di solito materiali più moderni. Spesso i venditori me le tirano dietro, perché non le vuole nessuno e quindi riesco a recuperare, che ne so, per soli dieci euro quattro casseruole a doppio manico di diverse grandezze che posso utilizzare continuamente, sono indistruttibili.

O ancora l’importanza di lasciarsi andare ai ricordi della propria infanzia:

Il gusto del fumo viene dalla mia infanzia, dalla mia città […] Se penso al fumo e chiudo gli occhi, c’è un’immagine che mi viene in mente subito: il prosciutto in crosta di pane che mia nonna paterna faceva la domenica. […] Ma quello del fumo è un gusto legato anche alla campagna, al profumo dello spolert, la stufa a legna che rappresenta il cuore delle nostre case lontane dalla città.

Del resto il libro è costruito intorno ad alcune parole chiave, che costituiscono i vari capitoli: scoperta, cura, ricordo, empatia, sensibilità, ascolto, esperienza. In particolare segnalo le riflessioni sul confine (come elemento che divide ma anche unisce) che troviamo all’interno della sezione sulla sensibilità.

Alcuni aspetti del libro di Antonia Klugmann

Simpatica l’idea, poi, di dare molta importanza al colore verde. Scrive Antonia Klugmann in Di cuore e di coraggio: «Il verde è il nostro colore dentro e fuori dal locale, intervallato al legno naturale». E il libro sembra essere un inno al verde, tanto che di questo colore sono stampate le pagine biografiche e altri dettagli del libro.

Unica nota stonata, per così dire, di questo primo libro di Antonia Klugmann è la copertina. Troppo fotoritocco per un libro che vuole essere un inno alla genuinità.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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