Random Article


Diciotto ossa rotte, di Francesca Ramos

 
Francesca Ramos, Diciotto ossa rotte
Francesca Ramos, Diciotto ossa rotte
Francesca Ramos, Diciotto ossa rotte

 
Scheda del libro
 

Autore: Francesca Ramos (a cura di Matteo B. Bianchi)
 
Titolo: Diciotto ossa rotte
 
Casa editrice: Baldini & Castoldi
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788868527396
 
Pagine: 236
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
1 total rating

 

Aspetti positivi


Una scrittura che scorre accarezzando, che coinvolge; la capacità di raccontare le dinamiche familiari, il quotidiano, di far sorridere o commuovere, di trovare le parole giuste per “mostrare” quale danno rappresenti la morte in chi resta, senza mai appesantire la narrazione.

Aspetti negativi


In tutta onestà, e dopo aver valutato a lungo la storia di Leo e della sua famiglia, non ne ho trovati. Forse uno: il fatto che questo rappresenta purtroppo l’ultimo romanzo di Francesca Ramos.


In sintesi

Diciotto ossa rotte è un coinvolgente romanzo di Francesca Ramos (1961-2012) che vede la luce per Baldini & Castoldi a cura di Matteo B. Bianchi.

0
Posted 3 Marzo 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Francesca Ramos, Diciotto ossa rotteÈ con sincero rammarico, che mi appresto a parlarvi oggi di un romanzo edito nel settembre 2014 da Baldini & Castoldi, il cui titolo è Diciotto ossa rotte. Con rammarico perché, questa volta, non potrò complimentarmi con l’autrice Francesca Ramos, che a causa di una rara malattia genetica ci ha lasciati nel 2012, a soli cinquantadue anni. Questo è il suo secondo romanzo, dopo un felice esordio nella narrativa con il precedente Una come me, ma l’autrice è stata anche una valida musicista e cantautrice: pensate che il testo di uno dei successi dei Nomadi – la canzone Jenny – fu scritto da lei a soli diciassette anni!

Diciotto ossa rotte vede la luce grazie al caro amico della scrittrice Matteo B. Bianchi, il quale – con il consenso e l’approvazione della famiglia – ha portato il romanzo alla pubblicazione. Sappiamo per certo che la Ramos intendeva lavorare ancora sulla prima parte dell’opera, tuttavia la sua malattia non glielo ha concesso e Bianchi ha fatto del suo meglio per rispettarne le volontà, seguendo appunti e bozze di modifiche presenti nelle pagine del manoscritto. In effetti, si dice che le prime trenta pagine necessitavano di un maggiore sviluppo e di più ordine, ma devo dirvi che personalmente non sono d’accordo: un incipit curioso introduce i personaggi, caratterizzandoli al meglio fin dal principio, e insinuando nel lettore la voglia di saperne di più, di andare avanti, segno evidente che la storia funziona.

Ci ritroviamo subito all’interno delle dinamiche familiari dei Greco, milanesi: una casa sul mare a Camogli, una tavola che un tempo vedeva riuniti madre, padre, tre figli. La più piccola, Elisa, poi Francesca e Leonardo, i quali hanno tra loro un anno di differenza. Tuttavia la storia si svolge in seguito a mutilazioni pesanti: il suicidio di Elisa, che a soli dieci anni si butta dalla finestra del terzo piano, e la morte del padre a poco più di cinquant’anni. Mutilazioni terribili, certo, ma che vanno a minare un equilibrio familiare già precario per via di Leonardo, nato con un ritardo mentale e dunque mai del tutto autonomo né facile da gestire. La quotidiana lotta di Leo per le cose normali, le cose facili che nonostante il loro ripetersi non gli restavano in testa, rappresentano un problema per tutti, questo è chiaro fin da subito.

È in questo contesto che nasce la storia: Leonardo ha ventotto anni, Francesca ventisette, la loro madre in ospedale a Roma per un femore rotto, Francesca costretta a raggiungerla per darle una mano. E Leo? Ad occuparsi di lui sarà la confusa e incasinata cugina Alessandra, cantante jazz un po’ superficiale, indolente (Io aspetto, prima o poi qualcosa per me arriva. E nel frattempo bivacco) e dedita al cibo nei suoi frequenti momenti di crisi.

A questo punto, diviene davvero impossibile lasciare la lettura, che avvince ora divertendo ora commuovendo: una scrittura incredibile, una semplicità e spontaneità che regalano momenti teneri e sorrisi, dialoghi spesso surreali che tuttavia ci appaiono normali, in un susseguirsi di pagine che ad un certo punto rivelano i meccanismi di un giallo: Elisa, si è davvero suicidata? Che cosa è successo realmente, in quella atroce notte d’estate?

In questo viaggio coinvolgente – poiché ogni storia è un viaggio – diviene impossibile non voler bene a Leonardo e alle sue piccole ossessioni quotidiane, ai suoi riti, ai suoi punti di riferimento; suscita amore e comprensione, Leo, e grazie all’abilità dell’autrice e alla sua sensibilità, ci inoltriamo in un terreno minato: quello della diversità o dell’handicap. Tuttavia lo facciamo con un’apertura e un senso di accoglienza più grandi e “caldi”. Perché a volte si ha paura delle cose sbagliate.

Grazie alle pagine di questo libro e ad alcuni brani o dialoghi piuttosto realistici e vivi, si traggono conclusioni semplici, eppure spesso così difficili da far nostre: una “tara mentale” non rende un individuo inutile o incapace di dare o insegnare qualcosa. È anch’egli un mondo da scoprire, da non sottovalutare, da rispettare, una voce da ascoltare che può mostrarci più di quanto siamo in grado di vedere. Un messaggio profondo, che giunge dal romanzo sotto forma di metafora, di soluzione del giallo, ma che con la giusta dose di sensibilità saremo in grado di cogliere.

Sono diciotto, le ossa che si frantumano nel corpo della piccola Elisa dopo la fatale caduta, e circa duecentotrenta le pagine che sono servite a Francesca Ramos, per raccontare una storia bellissima e imperdibile.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.