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Dio è giovane, di papa Francesco

 
Papa Francesco, Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini
Papa Francesco, Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini
Papa Francesco, Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini

 
Scheda del libro
 

Autore: Papa Francesco (con Thomas Leoncini)
 
Titolo: Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini
 
Casa editrice: Piemme
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788856665529
 
Pagine: 122
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Con un linguaggio volutamente semplice (in barba ai suoi detrattori che sostengono dietro non ci sia alcuna preparazione teologica) e squisitamente colloquiale, papa Francesco affronta le più importanti questioni mondiali, che attraversano in più di un punto le grandi domande dell’uomo. L’atmosfera che il Santo Padre evoca – non a caso visto che si parla di giovani e anziani – è quella di nonno e nipote che chiacchierano in poltrona davanti al camino.

Aspetti negativi


Il libro consiste di una lunga intervista su temi diversi, a volte molto, troppo lontani tra loro. Ci si chiede, dunque, quale fosse il progetto iniziale dell’opera: l’avremmo voluto forse meno ricco di perle del Pontefice, ma più approfondito su questo o quell’argomento.


In sintesi

Più che mai è nel titolo la sintesi di questa nuova fatica di Papa Francesco che guida per mano il suo interlocutore, Thomas Leoncini: Dio non solo è Padre e Madre perché ci dà la vita e ci ama teneramente – come già aveva detto Giovanni Paolo II – non solo è misericordioso, è paziente perché ci aspetta là dove abbiamo peccato per accoglierci e perdonarci, ma è anche giovane perché fa nuove tutte le cose, è sempre in movimento, ama i cambiamenti, è social. Da qui possono partire molteplici riflessioni: quelle che si trovano nel volume sono solo alcune tra quelle possibili.

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Posted giovedì, 5 aprile 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Papa Francesco, Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini

Papa Francesco, Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini

Nell’anno del Sinodo dei giovani (il prossimo ottobre, nda) il Papa non poteva non dedicare una lunga riflessione proprio a loro, categoria di persone che assieme agli anziani e ai bambini risultano «scartate» da una società sempre più sradicata. Scartati perché di loro, fondamentalmente non si occupa più nessuno: né la politica, che non si adopera per riportare davvero alla ribalta il lavoro e la sua dignità, né, spesso, la famiglia, con madri e padri incapaci di educare, ma non di mettersi in competizione con i propri figli. E così questi giovani, che quindi hanno paura di diventare genitori a loro volta, traditi dagli adulti possono invece trovare rifugio negli anziani.

Dio è giovane

Francesco afferma che la gioventù in se stessa non esiste, ma è un modo di essere e di essere profeti del futuro, di essere coraggiosi, in movimento, di sentirsi al centro del progetto. E questo lo si può fare attraverso il dialogo tra giovani e anziani, a patto che i primi accettino di rallentare un po’ e i secondi tentino di velocizzarsi: in questo incontro gli anziani possono donare ai giovani la memoria del mondo, ed è grazie a questi insegnamenti che i giovani possono salvarsi, riscoprendo le proprie radici che la società ammalata di corruzione spesso occulta. Insomma, se i giovani sono profeti, i vecchi sono sognatori di futuro.

Le quindici malattie più pericolose per l’uomo

Per meglio chiarire il dovere delle persone che detengono il potere, il Papa elenca il pericolo di quindici malattie che possono infettare l’animo umano e impedire così di svolgere la propria missione di servizio: sentirsi immortali o addirittura indispensabili; l’eccessiva operosità di chi trascura il riposo; l’impietrimento mentale e spirituale; l’eccessiva pianificazione e il funzionalismo; il cattivo coordinamento; l’Alzheimer spirituale, cioè chi dimentica che Dio è il primo amore; la rivalità e la vanagloria con la schizofrenia esistenziale, tipica di chi perde il contatto con le persone concrete; i pettegolezzi, perché si può uccidere qualcuno anche con la lingua; la divinizzazione dei capi, che porta con sé carrierismo e opportunismo; l’indifferenza verso gli altri; la faccia funerea, che conduce a trattare gli altri con rigidità e arroganza; il consumismo e l’accumulo; la malattia dei circoli chiusi che escludono automaticamente Gesù; infine il profitto mondano che vede il potere non come mezzo, bensì come fine ultimo. Non ultima, infine, l’incapacità di sentirsi in colpa, perché l’essere umano sarebbe nulla senza il dolore che insegna a crescere giorno dopo giorno.

In questo mondo

Nel secondo capitolo del libro Dio è giovane, Papa Francesco affronta alcune delle problematiche più pesanti che affliggono il mondo così come lo si sta consegnando ai giovani e di alcune di queste ha fatto il centro del suo Magistero, come i cambiamenti climatici (oggetto dell’Enciclica Laudato sii, nda) e i migranti.

Sulla questione ambientale, il Pontefice afferma che i giovani sono più attenti e informati di prima e connette il tema direttamente con quello dello scarto dei più fragili; in particolar modo, ultimamente, torna a farsi concreta la minaccia nucleare e quindi l’urgenza del disarmo. Al tempo stesso, però, la grande quantità di informazioni disponibile non mette neppure i giovani al riparo dalla paura dello straniero, che si può superare solo grazie al dialogo, all’immedesimazione nella vita del prossimo e al sentire la propria responsabilità nei confronti degli altri.

Il Papa affronta, poi, argomenti d’attualità come la privacy sul web e il dilagante fenomeno del bullismo, figlio della violenza e di una cultura sbagliata che fa prevalere l’apparire (e l’avere) sull’essere. Si vira, quindi, sul mondo dimenticato del carcere e si discute come poter dare speranza – fondamentale per la salvezza dell’uomo – anche in un contesto così difficile; infine le dipendenze da droga e alcol, un pericolo soprattutto per le generazioni “scartate” che rischiano di interpretarle come un rifugio.

Una questione di educazione

Se tutti i genitori fossero sempre teneri, predisposti all’ascolto, a prendere i figli sul serio e avessero voglia e capacità di accompagnarli davvero nella vita, secondo il Papa il futuro sarebbe veramente diverso. Oltre all’esempio, però, i giovani hanno bisogno anche di trasmissione di conoscenza. Ecco, dunque, per Francesco, quali sono i tre principali linguaggi che la cultura deve parlare: il linguaggio della testa, quello delle università; il linguaggio del cuore in famiglia e quello delle mani, cioè del fare. Riscoprire, quindi, la manualità, l’artigianalità e il sano principio di sporcarsi in prima persona mani e piedi: fa tutto parte di quella buona norma che è l’educazione all’austerità, vera e unica arma per combattere il consumismo.

Francesco conclude il libro Dio è giovane con un augurio per i giovani, non solo per il Sinodo che li vedrà protagonisti, ma per la vita: mantenere l’entusiasmo, la gioia, il senso dell’umorismo e la coerenza, che ci rende credibili; quindi la fecondità, spirituale e culturale, che rende aperti al cambiamento e alle prospettive degli altri.




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.


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