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Era il mio migliore amico, di Gilly MacMillan

 
Gilly MacMillan, Era il mio migliore amico
Gilly MacMillan, Era il mio migliore amico
Gilly MacMillan, Era il mio migliore amico

 
Scheda del libro
 

Autore: Gilly MacMillan (traduzione di Tullio Dobner)
 
Titolo: Era il mio migliore amico
 
Casa editrice: Netwon Compton
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788822711625
 
Pagine: 334
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una storia avvincente, ben scritta, che per buona parte del libro cattura e incuriosisce, sebbene raccontata da più voci narranti che mutano all’improvviso anche nella stessa pagina.

Aspetti negativi


Una volta svelato ciò che è accaduto tra i due ragazzi, l’autrice pare dedicarsi a un nuovo libro, poiché prosegue con una nuova trama che risulta meno accattivante, trasformando un thriller in romanzo psicologico senza amalgamare i due generi.


In sintesi

«Era il mio migliore amico» è un thriller di Gilly MacMillan, scritto molto bene, ma in cui forse le sottotrame prendono il sopravvento.

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Postedgiovedì, 4 gennaio 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Gilly MacMillan, Era il mio migliore amico

Gilly MacMillan, Era il mio migliore amico

Era il mio migliore amico, dell’autrice americana Gilly MacMillan, ha tutti gli ingredienti del thriller/giallo: un fatto cruento, il seme del dubbio, personaggi che custodiscono segreti il cui peso è insostenibile, domande che necessitano di risposte, le indagini.

Quel «niente è come sembra», in letteratura funziona molto bene, avvinghiando il lettore che ovviamente desidera arrivare al punto, smanioso di colpi di scena. E qui, i colpi di scena non mancano: l’autrice, tradotta fin dal suo esordio in 14 lingue, sa bene come usare e dosare gli ingredienti.

Era il mio migliore amico: niente è come sembra

L’incipit di Era il mio migliore amico, edito dalla Newton, ha per titolo «La notte prima», e man mano le pagine si raggruppano suddivise non tanto in capitoli quanto in giorni: cinque. Sono più che sufficienti per presentarci i due giovanissimi personaggi che daranno il via a tutta la storia, ovvero Noah Sadler, inglese, e Abdi Mahad, rifugiato somalo. I due sono legati da una profonda amicizia, le famiglie si conoscono ed entrambe niente hanno da temere dai due ragazzi: ottimi voti a scuola, una sana competizione davanti a qualunque prova, sani principi.

Ma quando Noah viene trovato in fin di vita in un canale e Abdi – che era con lui al momento in cui là è finito – si chiude in un mutismo inaspettato, il detective Jim Clemo non sa davvero da dove cominciare. Le apparenze potrebbero far pensare ad un momento di incoscienza tra ragazzi finito male, a qualche gioco pericoloso, ma… e se ci fosse dell’altro?

Non si molla la presa fino a che…

Appaiono altri personaggi che comprimari non sono e fanno parte delle famiglie Adler e Mahad, provate da ciò che è e sta accadendo, e cominciamo a conoscere i loro punti deboli, i timori, le reazioni, addentrandoci nella psicologia di ognuno di loro in una narrazione le cui voci sono più d’una e non tutte in prima persona. A suddividerle non sono i capitoli ma degli spazi bianchi, che aiutano il lettore a comprendere chi parla e come.

A dire il vero avremmo preferito uno stacco più deciso tra una voce narrante e le altre, ma anche così riusciamo a gestire la lettura, che se per una buona metà del libro ci spinge a non mollare la presa così come accade in un buon thriller, poi accade qualcosa.

Misteri svelati

Ci viene svelato il mistero di quella sera al canale, e ciò all’improvviso leva mordente. Eppure c’è ancora tanto da leggere, da scoprire, da approfondire, ma il thriller si trasforma fino in fondo in romanzo psicologico, penetrando in ben altro. Era il mio migliore amico è in realtà qualcosa che – una volta sciolto il nodo – termina, e un altro romanzo comincia.

Ben scritto, senza ombra di dubbio, e con un suo perché: «Un morso di serpente ricevuto a sei anni ti uccide a sessanta», recita un proverbio somalo. E la madre di Abdi sa bene che cosa significa… «Il male dura a lungo».

Un cammino difficile aspetta i membri delle due famiglie, poiché mai si è davvero preparati a guardare indietro con coraggio, superando il timore di naufragare in ciò che avevamo messo via ma che continua ad appartenerci. E difficile è il lavoro del detective, che con i suoi colleghi cerca di capire e di scavare in un non detto che è troppo pressante

Non siamo del tutto convinti perché…

Era il mio migliore amico offre una storia interessante, ma non ci convince la struttura scelta né quel rivelare l’accaduto di una sera per poi proseguire con altri segreti da svelare che nulla hanno a che fare con l’amicizia tra i due ragazzi, che appariva come trama. Le sottotrame prendono possesso del libro e noi perdiamo interesse, domandandoci se la notte al canale non fosse soltanto una scusa per parlare di tensioni sociali, diversità, accettazione, violenza, traffico di esseri umani.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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