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Fuori stagione, di Federico Fascetti

 
Federico Fascetti, Fuori stagione
Federico Fascetti, Fuori stagione
Federico Fascetti, Fuori stagione

 
Scheda del libro
 

Autore: Federico Fascetti
 
Titolo: Fuori stagione
 
Casa editrice: Las Vegas
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788895744421
 
Pagine: 203
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


L’argomento trattato e la capacità di delineare le debolezze del protagonista, sono un buon connubio; efficace l’introspezione del protagonista e quel delinearsi di rimpianti che impediscono di voltarsi ancora dall’altra parte pur di non vedere.

Aspetti negativi


Il romanzo cattura quando l’autore affronta gli eventi del passato, ma l’attenzione cala quando si torna nel presente, tanto da spingere il lettore a raggiungere al più presto l’altro piano di narrazione.


In sintesi

«Fuori stagione» è un romanzo di Federico Fascetti in cui si affronta il tema della paternità e anche quello del rimpianto.

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Posted martedì, 27 febbraio 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Federico Fascetti, Fuori stagione

Federico Fascetti, Fuori stagione

Fuori stagione è l’ultima pubblicazione dell’autore Federico Fascetti (Las Vegas Edizioni), il quale con questo testo affronta un tema delicato come la paternità. Nondimeno, sebbene l’argomento sia questo, possiamo dire che l’atmosfera creatasi intorno alla storia dà vita a una seconda chiave di lettura, nella quale è il rimpianto a farla da padrone.

Fuori stagione: paternità e rimpianti

Fuggire per non affrontare

Che cos’è un rimpianto? «Un tormento che si agita nello stomaco e nella testa».

Sergio ne ha uno che lo segue come un’ombra. Ha rifiutato sua figlia Giorgia per timore di qualcosa di troppo grande, che ha invaso la sua vita in un momento in cui non era pronto per una simile responsabilità. Più facile fuggire, osservare a distanza, informarsi senza mai avvicinarsi troppo e lasciare che sua figlia cresca in un altro ambiente familiare, delegando altri in sua vece. Se è vero che il rimpianto non è colpevolezza ma imbarazzo, disagio, forse nostalgia per ciò che non è stato, ci si convive rivestendo le proprie mancanze di fatalità.

Non è mai troppo tardi

Poi passa, il tempo, e tutto modifica rendendoci un poco più adulti ogni giorno di più, e dal rimpianto delle cose non fatte scaturisce un desiderio, quello che dice «non è mai troppo tardi». Sergio piomba così nella vita di un’adolescente che un padre vero non lo ha mai avuto e che a dispetto di questa assenza si è costruita un equilibro, grazie anche alla presenza affidabile e attenta di Gregorio, compagno di sua madre.

Fuori tempo, fuori stagione, o forse no. Ci si può provare, forse.

Imparare a conoscersi

Undici anni, l’apparecchio ai denti, lineamenti che promettono bellezza, un corpicino ancora acerbo, ingenuità e spontaneità che inteneriscono o spaventano.

Non sempre un errore commesso rende un terreno sterile. A volte, affrontandone le cause e gli effetti, si può dar vita a qualcosa di nuovo, che necessita di attenzione, protezione e cure proprio come una piantina appena nata. Inizialmente fragile, darà subito un’idea di futuro, e quel «non è mai troppo tardi» diviene mantra da recitare per ricavarne forza e coraggio. Passare del tempo insieme a Giorgia, imparare a conoscere le espressioni del suo viso, cercare di creare un rapporto piuttosto che soffermarsi a pretendere un perdono… E, soprattutto, farsi conoscere.

C’è, ma non c’è mai stato

C’era Gregorio, quando Giorgia aveva trovato quel gattino tra l’erba del parco, ad accompagnarla al bar a comprare un bicchiere di latte. E c’era Gregorio in un milione di altre occasioni, belle o brutte, tristi o liete, pericolose o serene. Gregorio però non è suo padre: suo padre è Sergio. «E Sergio c’è e non c’è» pensa Giorgia. «Sergio c’è e non c’è» e per la furia raddoppia la frequenza delle bracciate. «C’è, ma non c’è». Bracciata, bracciata. «C’è, ma non c’è mai stato». Bracciata, bracciata, bracciata. «C’è ogni tanto la domenica, c’è il giorno di Natale e quello di Capodanno, c’è il giorno del mio compleanno. Ma non c’è nel resto del tempo».

Più piani di narrazione

Più piani di narrazione si alternano: Sergio che nel presente sta tentando di ricostruire un rapporto con sua figlia, e il passato raccontato al lettore da una voce narrante che rivela i retroscena di quella paternità: il momento in cui il giovane laureando conosce una ragazza carina. Le mani affusolate, le efelidi sul viso, una storia che prende piede e che poi bruscamente si interrompe per via di una vita che si sta formando.

Ieri e oggi: quando il passato è più attraente

Tutto scorre in Fuori stagione, la storia è interessante e interessante è quel senso del rimpianto di cui sopra, che impregna le pagine. Tuttavia c’è qualcosa che provoca cali di interesse nella narrazione del presente. Ovvero, se il resoconto del passato è avvincente, e il lettore desidera fin da subito sapere che cosa è accaduto tra Sergio e Ilaria, quando la narrazione torna al tempo presente diviene lenta, poco attraente a parte alcuni brani o passaggi. Ciò provoca una lettura frettolosa e disattenta per far tornare subito agli accadimenti di «prima».

Rimpianto o pentimento…

In conclusione possiamo però dire che Fuori stagione nel complesso rappresenta una lettura interessante, che lascia una risonanza nell’animo di chi ci si inoltra, ricordando che se il rimpianto diviene parte di noi e non solo malessere di passaggio, allora è bene far qualcosa prima che divenga amaro pentimento.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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