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Hiroshima, di John Hersey

 

 
Scheda del libro
 

Autore: John Hersey (traduzione di Annalisa Carena)
 
Titolo: Hiroshima
 
Casa editrice: Skira
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-88-572-2901-0
 
Pagine: 160
 
Formato: cartaceo
 
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Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Lo stile di Hersey, che fonde lo stile giornalistico con quello narrativo, è avvincente e appassionante e fa sì che la lettura delle atrocità della guerra non appaia impersonale o focalizzata su dettagli cruenti.

Aspetti negativi


Un'introduzione o una postazione esplicativa sul quadro storico e su Hersey avrebbero potuto aiutare un lettore meno ferrato su quanto accadde nel 1945.


In sintesi

John Hersey in “Hiroshima” racconta la storia di sei sopravvissuti allo sgancio della bomba atomica, avvenuta il 6 agosto 1945: una testimonianza senza tempo.

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Posted giovedì, 6 agosto 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

John Hersey, HiroshimaIl 6 agosto del 1945 un ordigno nucleare esplose su Hiroshima, cancellandola. La maggior parte delle persone esposte alle radiazioni morirono immediatamente o nei giorni successivi. I sopravvissuti di Hiroshima, anche coloro che trovandosi lontani dal punto dell’esplosione erano rimasti illesi, si ammalarono negli anni seguenti e molti morirono o vissero in difficili condizioni di salute. Paradossalmente, invece di soccorrere le proprie vittime, l’Imperatore giapponese le ignorò per molti anni, senza dar loro sussidi o assistenza. Considerati dei paria, chiamati hibakusha ovvero “persone colpite dal bombardamento”, vennero discriminati sui posti di lavoro e nella vita sociale.

John Hersey, nato e cresciuto a Tiensin, in Cina, in quanto figlio di missionari statunitensi, tornò negli Stati Uniti a dieci anni, lì completò i suoi studi e divenne giornalista per testate come Time, Life e The New Yorker. Vinse il premio Pulitzer. Nel 1945 fu inviato in Giappone come corrispondente del The New Yorker e raccolse le storie di alcuni sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima, che furono pubblicate nel 1946 nel numero del 31 agosto e raccolte successivamente in un libro intitolato Hiroshima, ripubblicato in Italia da Skira, con traduzione di Annalisa Carena.

Hersey raccolse le testimonianze di sei persone persone i cui percorsi, a volte, si incrociarono: Toshiko Sasaki, una giovane impiegata; Masakazu Fujii un medico; Hatsuyo Nakamura, una vedova con tre bambini (tutti miracolosamente sopravvissuti); Wilhelm Kleinsorge, prete tedesco, che poi ottenne la cittadinanza giapponese e cambiò il proprio nome; Terufumi Sasaki, un dottore; Kiyoshi Tanimoto, pastore della Chiesa metodista di Hiroshima, le cui iniziative in favore della pace e di un nuovo rapporto con gli Stati Uniti furono poi ampiamente strumentalizzate.

Ne seguì poi le sorti per oltre vent’anni, permettendoci di leggere, attraverso le loro vicende personali, la storia di un intero paese. Tuttavia, il libro di Hersey è qualcosa di più, perché i suoi articoli aprirono la strada al così detto New Journalism: una narrazione degli eventi che fondeva lo stile asciutto del giornalista con quello dello scrittore.

Sopra ogni cosa, su tutte le rovine della città, nei fossi, lungo le rive dei fiumi, avvinghiata tra le tegole e le lamiere dei tetti, arrampicata sui tronchi d’albero bruciati, c’era una coltre di vegetazione fresca, vivida, rigogliosa e ostinata; la verzura spuntava persino dalle fonda- menta delle case distrutte. Le erbacce stavano già celando le ceneri, e fiori selvatici sbocciavano sullo scheletro della città.

Hiroshima diventa così non un semplice reportage, ma una narrazione avvincente che cerca di raccogliere in un quadro di insieme la storia dei protagonisti, quella del loro paese, del mondo in guerra. Imperdibile.

[Sasaki] Pensava, con una certa amarezza, che a concentrarsi sulla bomba atomica fossero gli hibakusha colpiti in modo più lieve e i politici affamati di potere, e che non si riflettesse abbastanza sul fatto che la guerra aveva colpito indiscriminatamente i giapponesi che avevano subito gli effetti delle bombe atomiche e incendiarie, i civili cinesi che erano stati attaccati dai giapponesi, i giovani soldati giapponesi e americani che erano stati arruolati contro la loro volontà per poi finire uccisi o mutilati, e perché no, anche le prostitute giapponesi e i loro figli meticci. Aveva vissuto sulla propria pelle la ferocia della bomba atomica, ma sentiva che bisognava dare risalto più alle cause che agli strumenti della guerra totale.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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