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Ho sposato una vegana, di Fausto Brizzi

 
Fausto Brizzi, Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo
Fausto Brizzi, Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo
Fausto Brizzi, Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo

 
Scheda del libro
 

Autore: Fausto Brizzi
 
Titolo: Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo
 
Casa editrice: Einaudi
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788806224363
 
Pagine: 130
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un libro per tutti, che si legge in un'oretta, e che, con umorismo, pone le domande che molti si fanno sul mondo vegan

Aspetti negativi


La copertina, non tanto per l'immagine, ma per i testi in quarta e nella bandella di prima: pessimi!


In sintesi

“Ho sposato una vegana” è un libro, a tratti divertente e tratti molto profondo, in cui Fausto Brizzi racconta del suo rapporto con la moglie Claudia Zanella.

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Posted giovedì, 18 Febbraio 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Fausto Brizzi, Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo

Fausto Brizzi, Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo

È fedelissimo a quanto il titolo promette: in Ho sposato una vegana, Fausto Brizzi racconta una storia vera, purtroppo, come illustra il sottotitolo. Nella prefazione (che è un richiamo nemmeno tanto velato a L’ultima riga delle favole di Massimo Gramellini) l’autore enuncia due punti chiavi di questo suo racconto: nel primo precisa che «nei capitoli che seguiranno […] prendo in giro bonariamente [mia moglie], col suo consenso e la sua benedizione»; il secondo è che «ogni drammatica vicenda è realmente accaduta e non è frutto della mia fantasia». Il libro diventerà un film prodotto da Wildside.

Come in ogni storia d’amore, anche Ho sposato una vegana inizia con il primo appuntamento tra Fausto Brizzi e Claudia Zanella. Primo appuntamento disastroso visto che lui organizzò in «un ristorantino romantico del centro storico, specializzato in carne alla brace, salumi di cinta senese e mozzarella di bufala, che sono la prova che Dio esiste e abita a Caserta». Tutto perfetto, fino a quando Claudia Zanella, a tavola, dopo aver ordinato «un piatto di scarola, uva passa e pinoli, seguiti allegramente da un’insalata vede scondita» buttò là: «Ah, a proposito, io sono vegana». Da qui è tutto un turbinio di situazioni, gaffe (di Brizzi) e riflessioni in cui il nostro cerca di conquistare la donna e invece sembra che non faccia altro che combinare guai. Tuttavia Brizzi insiste nel voler conquistare Claudia («Perché non cancellai immediatamente il numero di Claudia dopo quella tragica e imbarazzante serata? […] So benissimo di essere uno scontato maschio italiano che pensa più alla forma, anzi alle forme che al contenuto») e questa sua insistenza verrà premiata, tanto che i due si sposeranno e, al momento della pubblicazione del libro, sono in dolce attesa.

Vari sono gli elementi interessanti di Ho sposato una vegana. Anzitutto è una storia d’amore e mette in evidenza come per amore si possa cambiare e fare cose che nemmeno si pensava potessero esistere. In secondo luogo è un modo intelligente, secondo me, di parlare di veganesimo. Fausto Brizzi afferma candidamente che prima di conoscere Claudia per lui il pianeta Vega era quello che tutti noi della sua età conosciamo da Goldrake: quindi su Vega ci sono i cattivi, i nemici del genere umano. Poi piano piano inizia a informarsi e capire meglio tutto il mondo veg. Tra una battuta simpatica, un episodio altamente imbarazzante (i giochi di prestigio al Teatro Olimpico a Roma, per esempio) e bibitoni tanto energetici quanto difficili da mandare giù, Fausto Brizzi inserisce gli elementi dell’etica vegana, che poi sono le motivazioni forti alla base: non si segue, infatti, una dieta veg perché si vuole rimanere in linea, ma un certo tipo di alimentazione è conseguenza diretta di una certa visione del mondo che mira a non provocare dolore. E così diventa illuminante la narrazione della visita alla Fattoria della Pace dove «trovano rifugio gli animali salvati dai macelli: cavalli, maiale, mucche, galline e capre». Una volta che si avrà avuto il coraggio di guardare negli occhi gli animali non umani, non si vorrà più mangiare chi ormai consideri un amico, come Papillon «una furbissima mucca che era evasa più volta dal suo pascolo d’origine alla disperata ricerca di libertà» o Enea «un maiale di dimensioni esagerate che si rovesciava a pancia in su per farsi coccolare e grugniva se smettevi».

Di riflessioni come queste è pieno il libro, insieme ad altre di carattere più salutistico, mescolate a episodi divertenti e alle domande che molti si fanno in merito all’essere veg. È un metodo didattico quello che proposto da Fausto Brizzi (che precisa: «Non sono diventato vegano. Non ancora»): «Cominciando a diffondere i perché e i percome dell’efficacia della dieta vegana, la rivoluzione arriverà da sola”). Un testo chiaro, con anche tutti i suoi testi, che purtroppo sembra che non sia stato compreso proprio dalla casa editrice Einaudi. I paratesti, infatti, sono abbastanza irritanti. Leggiamo in quarta di copertina: «Un libro divertente e affettuoso su una delle ossessioni della borghesia moderna: il cibo sano e morale». In 17 parole la casa editrice ha distrutto un suo stesso libro. E che dire di quest’altra, sempre in quarta? «Le cose vanno bene. Solo che, proprio sui tioli di cosa, spunta una complicazione: l’imminente arrivo di una figlia. Avrà cuore, Fausto, di farne un’erbivora fin dalla nascita?». Einaudi parla di “complicazione” e Brizzi nel libro scrive che è stata “una notizia tanto desiderata”; sull’erbivora fin dalla nascita sorvoliamo (come sul purtroppo del sottotitolo, avverbio che non mi sembra rispecchiare il contenuto del libro, visto che è stato un amore fortemente voluto da Brizzi). Del resto dovevano giustificare un’altra scelta poco oculata, secondo me: il testo riprodotto nella bandella di prima di copertina, in cui Brizzi racconta di aver trovato Claudia «inginocchiata a terra, china su un vaso e brucava allegramente dell’erba. Avete letto bene. Brucava». La scelta di questo passo dimostra una precisa scelta editoriale, volta più alla ridicolizzazione che alla promozione, che stride con quanto scritto effettivamente nel testo.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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