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I dirimpettai, di Fabio Viola

 
I dirimpettai, di Fabio Viola
I dirimpettai, di Fabio Viola
I dirimpettai, di Fabio Viola

 
Scheda del libro
 

Autore: Fabio Viola
 
Titolo: I dirimpettai
 
Casa editrice: Baldini&Castoldi
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-8868527990
 
Pagine: 224
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un romanzo spietato, asciutto; parole scelte accuratamente e usate come lame affilate contro l'essere umano incapace di affrontare sentimenti e sensazioni.

Aspetti negativi


Non ne ho trovati, lo stile diverso e assolutamente atipico dell'autore è molto personale: o lo si ama o lo si odia.


In sintesi

“I dirimpettai” è un romanzo di Fabio Viola: una satira feroce sul mondo sospeso del nostro presente televisivo, con uno stile asciutto e diretto.

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Posted martedì, 19 Maggio 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

I dirimpettai, di Fabio ViolaSe amate le letture concise, prive di fronzoli, capaci di affrontare e affondare una precisa tematica, o classe sociale, in poche intense pagine, vi suggerisco la lettura de I dirimpettai, romanzo di Fabio Viola, Baldini&Castoldi. I dirimpettai è stato presentato al Premio Strega 2015 ma non non è stato selezionato tra i semifinalisti e il dubbio sul perché mi è sorto spontaneo: ha forse dato troppo fastidio?

Dai protagonisti alla cerchia di amici, il romanzo di Fabio Viola non risparmia nessuno, il suo sguardo feroce abbraccia un’Italia che spesso indigna ma che continua, senza troppa fatica, a esistere. Eppure, nonostante il cinismo e l’assoluta mancanza di empatia, alla fine si percepisce una malinconia e un dolore quasi inafferrabili; anche i ricchi piangono, ma riuscire a comunicarlo in maniera fredda, senza alcuna pietà, è un’arte davvero insolita.

Nel mezzo, la voce narrante, il voyeur anonimo presente solo all’interno dell’appartamento: chi legge non sa nulla di quello che accade al di fuori delle quattro mura domestiche se non per un sentito dire; non perdete troppo tempo a capire chi potrebbe essere il voyeur anonimo, per quel che ci riguarda anche una formica di passaggio potrebbe andare.

I due dirimpettai, protagonisti del romanzo, non hanno nome – solo l’anziano lo conquista verso la fine della storia, quasi per errore – vivono a Roma, lavorano in RAI. Il più anziano, è un uomo di potere, un uomo abituato a comandare: non aspetta, lui ottiene. Il più giovane è il compagno, un po’ piagnucolone, vittima sacrificale, sottomesso al carattere forte del primo. Le domestiche si susseguono, mai italiane, sempre straniere. I parenti appaiono e scompaiono.

I dirimpettai mangiano crudità, si annoiano al sole, hanno un gatto psicopatico. I dirimpettai comunicano a stento, il lavoro li stanca, le domestiche li sfiniscono. I dirimpettai sopportano l’umanità, ma in realtà non si curano della sua presenza. Una serie di micro racconti, folli e apparentemente lontani da qualunque quotidianità, conquistano il lettore incapace di cedere di fronte a un tale cinismo. Arroganza e stereotipi si rincorrono per poi sbiadire di fronte all’inevitabile esigenza di affetto che anche questi alieni richiedono.

La domenica sera in casa dei dirimpettai è il momento più malinconico della settimana.

Il più anziano sta sonnecchiando davanti all’ultimo dei Taviani sull’Oled 4K. In mano ha un flûte di cristallo con l’Evian. L’altro è appena rientrato in casa con un  busta rossa di Feltrinelli.

Come marionette impazzite i personaggi si rincorrono: protagonisti e comparse sembrano ballare veloci solo per apparire; spiccano stranezze – la sorella del più anziano sembra un concentrato di stereotipi del ricco moderno. Non scandalizza la coppia omosessuale, nemmeno gli evidenti soprusi del dirigente RAI, lasciano invece l’amaro in bocca i rapporti intimi, le relazioni umane, l’incapacità di dialogare (a volte anche di ragionare), tutto appare come offuscato, irreale.

Sul divano in salotto il dirimpettaio fa un giro sui social network: il più giovane non l’ha rimosso da Facebook ma gli ha nascosto tutte le foto e le amicizie. Su Twitter continua a seguirlo e naturalmente è ancora nella sua rete di contatti LinkedIn. Su ognuno ha cambiato la foto del profilo: adesso c’è l’immagine di Anna Magnani disperata in “Roma città aperta”.

In terrazzo la gatta Miuccia sta divorando qualcosa. Il più anziano la osserva sbranare la sua vittima, un uccellino, mentre lui gioca coi peli del petto, li arriccia e poi li alliscia, fa piccoli nodi che spezza col dito.

Anche la gatta Miuccia riesce a strabiliare.

Ma, alla fine, le nuove generazioni scuotono, obbligano, pretendono. Una speranza anche per i dirimpettai si intravede, forse.

La scrittura asciutta e diretta di Fabio Viola mi ha conquistata, uno stile molto personale, spietato; poche parole per descrivere un ambiente che sinceramente non invidio. Una satira perfida, poco divertente, anche gli stereotipi solitamente definiti “simpatici” finiscono per spiazzare e lasciarci tutti allibiti, così come i litigi, le discussioni presenti in ogni nucleo familiare, appaiono surreali, improbabili.

Tutto inventato? Forse, difficile crederlo.




Anna Fogarolo

 
Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus... Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.


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