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Gli USA della traduttrice: «I jeans di Bruce Springsteen» di Silvia Pareschi

 
Silvia Pareschi, I jeans di Bruce Springsteen
Silvia Pareschi, I jeans di Bruce Springsteen
Silvia Pareschi, I jeans di Bruce Springsteen

 
Scheda del libro
 

Autore: Silvia Pareschi
 
Titolo: I jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani
 
Casa editrice: Giunti
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788809829251
 
Pagine: 208
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Divertente, curioso, ben scritto.

Aspetti negativi


Manca un collante che tenga insieme il puzzle.


In sintesi

Ne « I jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani» Silvia Pareschi ci racconta, da italiana, gli States attraverso una serie di gustosi racconti.

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Posted martedì, 19 luglio 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Silvia Pareschi, I jeans di Bruce Springsteen

Silvia Pareschi, I jeans di Bruce Springsteen

Silvia Pareschi è nota in Italia come traduttrice di autori del calibro di Don DeLillo, Zadie Smith, Jonathan Franzen. Vive tra l’Italia, da cui proviene, e gli Sates che ama e in cui risiede e lavora con suo marito. Quando mi sono trovata davanti questo suo collage di ricordi, intitolato I jeans di Bruce Springsteen, ne sono stata piuttosto incuriosita.

Il mio primo pensiero, leggendo la presentazione del volume, è andato a un altro libro che anni fa mi aveva molto divertita, ovvero Una passeggiata nei boschi di Bill Bryson. Anche qui c’era una narrazione dell’America e delle sue peculiarità e non vedevo l’ora di confrontare i due diversi punti di vista.

Ho subito notato una differenza: i racconti di Silvia Pareschi non sono dissacranti come quelli di Bryson. Nella sua narrazione non emerge, almeno non forzatamente o in modo eccessivamente caratterizzante, una valutazione delle abitudini e dei modi di pensare con cui si confronta. L’autrice usa infatti il tono del reportage: cerca di offrire al lettore il suo sguardo come potrebbe fare un documentarista.

Che si tratti della natura selvaggia, della vita quotidiana, della religione, delle piccole e grandi manie, dei miti che hanno fatto l’America, il tono che troviamo ne I jeans di Bruce Springsteen è colloquiale, la narrazione semplice e sempre intrisa di pura curiosità.

Io ed Ersi ci scambiammo uno sguardo perplesso. Entrambe stavamo pensando la stessa cosa, e lo sapevamo benissimo. Per due europee provenienti da paesi pressoché monoreligiosi, l’idea di una conversione era associata a un importante passaggio esistenziale, a un cambiamento radicale maturato dopo travagliate riflessioni. Continuammo a fissarci in silenzio, con un’espressione che da perplessa diventò interrogativa: “Glielo chiedi tu o glielo chiedo io?”. Alla fine glielo chiesi io. «Scusa, Jackie, se non è una domanda troppo personale, mi spieghi perché hai cambiato chiesa?».
«Oh, be’, mia figlia ha cominciato ad andare a scuola, e la chiesa episcopale è proprio di strada. A volte l’accompagno e poi mi fermo a scambiare due chiacchiere con qualche signora della congregazione. Sai com’è, mi torna più comodo.»

Credo sia vincente la scelta di aprire il libro con la storia dei Puma. L’ho trovata divertente e mi ha spinto a continuare la lettura.

Poi ho capito dov’ero finita: in mezzo alla wilderness. La wilderness era uscita dai libri, dai saggi di John Muir e dai racconti western, e mi aveva circondata. Non era più un’idea filosofica, un concetto astratto.

Entrare nel mondo delle lavanderie automatiche, dell’uragano Katrina, delle chiese, dell’industria dei film per adulti, di una little Italy che ha sapore d’altri tempi è stato piacevole. L’unica perplessità è che a questo collage di storie e di sguardi che va sotto il titolo de I jeans di Bruce Springsteen manchi un forte collante. Mi rendo conto che è una sensazione molto personale. In Bryson, per esempio, il carattere dell’autore emerge in modo prepotente e lega tutta la narrazione. Qui urge un filo rosso che leghi le sia pur piacevoli diapositive.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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