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Il bazar dei brutti sogni, di Stephen King

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Stephen King (a cura di Loredana Lipperini; traduzione di Giovanni Arduino, Chiara Brovelli, Alfredo Colitto, Christian Pastore)
 
Titolo: Il bazar dei brutti sogni
 
Casa editrice: Sperling & Kupfer
 
Anno: 2016
 
ISBN: 9788820060084
 
Pagine: IX-490
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una intrigante varietà di temi e personaggi, di storie brevi ma intense, scritte con la consueta maestria dell’autore, storie condite da tanto altro che ci fa conoscere meglio sia King scrittore che Stephen uomo.

Aspetti negativi


Quando leggiamo storie del re del brivido, partiamo assetati di colpi di scena e brividi, appunto. Ma come di consueto, questo scrittore gioca a divagare rallentando il momento che tanto aspettiamo e a volte tutto ciò può spazientire. Nondimeno, ne conosciamo lo stile narrativo e lo accettiamo perché ne vale la pena.


In sintesi

Il bazar dei brutti sogni è una raccolta di racconti di Stephen King che insegnano ad attingere ovunque perché ovunque può esserci un brivido.

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Posted 2 Aprile 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Stephen King, Il bazar dei brutti sogni

Stephen King, Il bazar dei brutti sogni

Il bazar dei brutti sogni di Stephen King, è ciò che di recente vi avevamo anticipato in occasione della recensione del suo più vecchio On Writing, non è vero? Ebbene, eccoci qui, divoratori noi di un nuovo libro che a detta dell’autore ha i denti!

Pubblicata da Sperling & Kupfer, la raccolta di racconti offre storie edite e inedite, in un assortimento che insegna a sfruttare qualunque idea e ad attingere ovunque perché ovunque qualcosa può suscitare un brivido o dar vita a una narrazione, anche i sogni, e questo ce lo insegnò anche Edgar Allan Poe, altro grande maestro!

Tuttavia, siamo di fronte a qualcosa di più di un’insieme di storie brevi a deliziare il lettore a caccia di emozioni; infatti, accanto ai venti momenti di appassionante lettura, troviamo divagazioni sul perché e come tutto è nato nella mente dell’autore, il quale spiega ogni retroscena mettendosi a nudo tra vecchi ricordi, nostalgie, pentimenti, seppur con la sua consueta ironia.

Sebbene gli scritti del Re Stephen non abbiano bisogno di presentazioni, possiamo anticiparvi che ne Il bazar dei brutti sogni riconoscerete alcune delle sue fantasie più note e amate, come le auto assassine (chi non ricorda il romanzo Christine o il racconto Camion?); e che dire delle atmosfere post apocalittiche (L’Ombra dello Scorpione) o dei bambini da temere? Lo erano anche quelli di Grano rosso sangue! Situazioni conosciute e altre nuove ma sempre insolite, con l’umorismo e il terrore che con lui sempre vanno a braccetto; uomini, donne, ragazzi, matrimoni in crisi o legami indissolubili, grandi amori o vecchi rancori, storie d’amicizia, prevaricazioni da contrastare o ingiustizie compiute, un predicatore in una stazione di servizio abbandonata, uno strano gatto crudele o la fine del mondo… Idee, tante, incredibili idee che – in fondo – sono come sogni…

Le storie sono come sogni. Mentre il processo è ancora in corso è tutto deliziosamente chiaro e nitido, ma quando la storia finisce restano solo poche tracce che sbiadiscono. Ogni tanto mi viene da pensare che una raccolta di racconti sia in realtà una sorta di diario onirico, un modo di afferrare le immagini del subconscio prima che svaniscano…

Venti tra racconti e poemetti, per ognuno di loro una sorta di dedica, e aneddoti, citazioni, riferimenti ad altri autori, qualche intima confessione come il suo timore dei film horror, o l’inaspettata vena poetica di un maestro del brivido capace di dedicarsi ai versi (che tiene nascosti) fin dall’età di dodici anni.

Stupefacente, leggere del senso di inadeguatezza provato un tempo da questo grande e inimitabile autore (nel 2015 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts); sconcertante apprendere che sotto il profilo creativo si sente ancora un novellino che si sta impratichendo del mestiere; di grande insegnamento leggere della sua rigorosa concentrazione e attenzione alla rilettura e al dettaglio.

Scrivo racconti perché mi diverte e sono un intrattenitore nato, dice, e offre al lettore una originale metafora, spiegando che un racconto ancora non decente è solo una tazza priva di manico, e bisogna lavorarci su:

In genere i racconti si presentano in due parti: prima la tazza, poi il manico. Considerando che il manico può non saltare fuori per settimane, mesi o persino anni, ho una scatola in un angolino del cervello piena di tazze inservibili, protette nello speciale materiale da imballaggio che chiamiamo memoria. È impossibile mettersi alla ricerca di un manico, per quanto la tazza sia bella: bisogna aspettare che compaia da solo. Mi rendo conto che è un mezzo schifo di metafora, ma anche la maggior parte delle altre non valgono molto, quando parliamo del processo di scrittura creativa!

Non resterete delusi da questo libro, sia che siate “soltanto” lettori, sia che amiate anche voi scrivere.

Una cosa è certa: se appartenete a quella romantica categoria che scrive nomi sulla sabbia beh… temo che dopo questi racconti non avrete più voglia di farlo!




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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