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Il blues del ragazzo bianco, di Paul Beatty

 
Paul Beatty, Il blues del ragazzo bianco
Paul Beatty, Il blues del ragazzo bianco
Paul Beatty, Il blues del ragazzo bianco

 
Scheda del libro
 

Autore: Paul Beatty (traduzione di Nicoletta Vallorani)
 
Titolo: Il blues del ragazzo bianco
 
Casa editrice: Fazi
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788893252645
 
Pagine: 335
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


La scrittura intelligente e stringata di Beatty.

Aspetti negativi


È talmente rutilante che a volte lascia senza fiato.


In sintesi

Nel romanzo «Il blues del ragazzo bianco» Paul Beatty ci narra di Gunnar Kaufman e della ricerca della propria identità più profonda.

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Postedmercoledì, 27 dicembre 2017 by

 
La nostra recensione
 
 
Paul Beatty, Il blues del ragazzo bianco

Paul Beatty, Il blues del ragazzo bianco

Di Paul Beatty, autore newyorkese classe ’62, che ha vinto il Man Booker Prize 2016 (primo americano a conquistare il premio) ho già parlato proprio a proposito Lo schiavista, edito da Fazi. Nelle ultime settimane, ho di nuovo incontrato la sua acuta intelligenza e la sua prosa incisiva grazie alle pagine de Il blues del ragazzo bianco, tradotto da Nicoletta Vallorani.

Si tratta di un romanzo uscito nel 1966, ma che non ha tempo visto che Beatty, come sempre, va al cuore delle questioni, con una lama affilata, senza pietà. La domanda sulla propria identità, sul doverla costruire rispetto a quella bianca resta sempre centrale.

Il blues del ragazzo bianco

Gunnar Kaufman, il protagonista de Il blues del ragazzo bianco, nero con un cognome praticamente ariano, cresce a stretto contatto con i bianchi, lontano non solo dal ghetto ma anche da certi luoghi comuni sull’essere nero. Ne assorbe però altri, vive i compromessi esistenziali necessari a farsi ben accogliere nella comunità di esseri superiori che lo circonda.

Mi intristiva vedere noi negri attraversare goffamente i corridoi, una fila di conga impegnata in un’autoparodia burlesca, tutti che recitavamo la nostra personalità quotidiana secondo le aspettative della società bianca.

Lì, però, la sua cultura cresce, grazie agli studi umanistici, e la sua vena poetica prende forma. Mentre la sua identità di poeta si rafforza, entra forzosamente in contatto con una comunità nera da ghetto, dove tutto ciò che ha imparato fino a quel momento non serve più. Anche per sopravvivere in quella che dovrebbe essere la sua comunità, deve mantenere un basso profilo, imparare a gestire il proprio corpo, a controllarne il linguaggio. In ogni caso, resta sempre un outsider, cui viene concessa questa sovra identità, grazie proprio alla poesia:

«Va tutto bene. È un poeta. A dire la verità è il miglior nero… il miglior poeta dei nostri tempi». I poliziotti arretrarono istantaneamente. Ero protetto dall’immunità poetica. Avevo il permesso di comportarmi da pazzo.

Mentre la vita e le diverse etnie si muovono intorno a lui, Gunnar nel confronto con sé stesso, scopre che, a un dato punto della propria esistenza, la morte sembra essere l’unica risposta valida:

Perciò mi sono chiesto: per cosa sarei disposto a morire? Per vedere il giorno in cui i bianchi mi tratteranno con rispetto e considereranno la mia vita preziosa quanto la loro? no, non sono disposto a morire per questo, perché se non l’hanno capito finora, non lo capiranno mai. In realtà, io non sono pronto a morire per niente, perciò immagino che non mi merito di vivere. In altre parole, sono pronto a morire e basta.

L’universo di Paul Beatty

Ne Il blues del ragazzo bianco Paul Beatty ci trascina, come sempre, in un universo di parole e di storie ricco, ricchissimo, a tratti ridondante. Siamo circondati da pensieri, personaggi sopra le righe e osserviamo il protagonista trascinato da un destino che non gli appartiene, pronto a riappropriarsene, ma in un modo che il lettore non si aspetta.

L’autore non ci regala letture né considerazioni facili e né tantomeno possiamo comprendere fino in fondo tutta la riflessione che ruota intorno alla sua identità. È però innegabile che un confronto con Beatty valga sempre la pena, non solo perché solletica le nostre competenze linguistiche e letterarie, il senso dell’ironia, la memoria, ma anche perché tenta di trascinarci nella tana del coniglio, di offrirci un apparente nonsenso foriero di inaspettate comprensioni della realtà altrui.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.


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