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«Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo)», di Bini Adamczak

 
Bini Adamczak, Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo)
Bini Adamczak, Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo)
Bini Adamczak, Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo)

 
Scheda del libro
 

Autore: Bini Adamczak (traduzione di Simone Buttazzi)
 
Titolo: Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo)
 
Casa editrice: Sonda
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788872240021
 
Pagine: 128
 
Formato: cartaceo
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Vengono spiegati con termini elementari concetti di cui spesso non conosciamo le origini.

Aspetti negativi


La terza parte e alcuni rimandi della seconda possono spiazzare chi è totalmente a digiuno di critica e storia del comunismo.


In sintesi

Come spiegare a un bambino il significato di termini come crisi, comunismo, capitalismo? Un piccolo aiuto da Bini Adamczak.

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Posted venerdì, 23 Febbraio 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Bini Adamczak, Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo)

Bini Adamczak, Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo)

Da un po’ di tempo, sentiamo ripeterci che le ideologie sono superate. Al di là delle opinioni personali, però, sarebbe bene conoscere queste ideologie, prima di disconoscerle. Bini Adamczak, classe ’78, è un’autrice berlinese attivamente coinvolta nella politica. Nel 2004 ha pubblicato in Germania Kommunismus. Kleine Geschichte wie alles anders wird, proposto negli Stati Uniti dalla MIT Press nel 2017. Il breve saggio ha immediatamente riscosso un enorme successo (miracoli dell’era trumpiana?), ed è quindi stato pubblicato in Italia dalle Edizioni Sonda col titolo Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo).

I protagonisti della fiaba

L’autrice è sin da subito onesta. Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo) non è scritto propriamente per un bambino (è scritto anche per un bambino). Se così fosse, dice, probabilmente lo avrebbe scritto in modo differente. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che, almeno la prima parte, può tornarci utile quando i nostri figli ci chiederanno cosa siano il capitalismo e il comunismo. Adamczak, infatti, ci traghetta con parole semplicissime, con il linguaggio delle fiabe, dal feudalesimo alla nascita di una società commerciale, dal dominio delle persone a quello delle cose.

Fino, ovviamente, alla nascita di questa temibile figura dotata di vita propria: la fabbrica. Per fabbrica qui si intende ogni luogo che richiede lavoro, inclusi gli uffici e le case. Già, perché anche quello domestico è un lavoro, per quanto non sempre riconosciuto come tale. Opposto alla fabbrica, il cinema, che incarna la vita privata, gli affetti, la dimensione personale della vita. Adamczak ci spiega cosa è il lavoro, quali leggi lo regolano, e cosa è il mercato, attraverso la metafora di questa inquietante fabbrica di ferri da stiro e dei suoi dipendenti. Finché non arriva la crisi .

La crisi

Beh, e a questo punto che si fa? Si cerca di superarla per tentativi. Attraverso i sei tentativi descritti, che vanno dal mettere tutto in un pentolone (lo Stato), fino alle macchine che fanno ogni cosa al posto nostro, l’autrice mette in scena socialismo di stato, luddismo, sindacalismo, estrema automatizzazione, tutti i tentativi fatti per arrivare al comunismo.

Ma come proseguire, quali strade sono rimaste inesplorate? « La paura di un peggioramento del presente ha preso il posto della speranza di un futuro migliore». Non possiamo considerare il comunismo come negazione del capitalismo e basta: le alternative spesso sono ancora legate ai suoi meccanismi. Cosa desiderare, quindi, tenendo presente che il verbo desiderare implica necessariamente una visione del futuro?

Da quando si parla di crisi, sembrano essere state messe in campo solo strategie reazionarie, volte a una sempre maggiore segregazione: sessista, razzista, nazionalista. Chiediamoci come desideriamo vivere. Il passato non torna, se lo sappiamo conoscere e riconoscere, se sappiamo guardare verso il futuro, se sappiamo scegliere ciò che vogliamo realmente e non il compromesso più sicuro per non tornare a ciò che non vogliamo più.




Graziella Toscano

 
Vesuviana. Divenni lettrice perché ero una bambina sempre stanca.


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