Random Article


Il cospiratore: recensione del romanzo di Andrea Frediani e intervista all’autore

 

 
Scheda del libro
 

Autore: Andrea Frediani
 
Titolo: Il cospiratore. La congiura di Catilina
 
Casa editrice: Newton Compton
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788822723031
 
Pagine: 512
 
Formato: cartaceo, eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
no ratings yet

 

Aspetti positivi


Un romanzo da leggere, per conoscere la storia, ma anche e soprattutto per conoscere Catilina e ricordare che la storia la scrivono i vincitori.


In sintesi

Il cospiratore di Andrea Frediani è un un romanzo da leggere soprattutto per conoscere Catilina e ricordare che la storia la scrivono i vincitori.

0
Posted martedì, 23 ottobre 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Andrea Frediani, Il cospiratore. La congiura di Catilina

Andrea Frediani, Il cospiratore. La congiura di Catilina

Andrea Frediani, autore del romanzo Il cospiratore. La congiura di Catilina, è riuscito in un’impresa non facile: raccontare in maniera fluida e coerente una parentesi storica truce e conosciuta ai più come negativa. Questo perché i documenti in nostro possesso non dipingono Catilina, militare e senatore romano, come un eroe. Anzi, gli scritti e i resoconti storici lo descrivono come il peggior nemico di Roma. Ma Frediani ha il merito di portare alla luce quel dubbio che da sempre accompagna la storia raccontata dai vincitori.

Il cospiratore. La congiura di Catilina

Catilina, raccontato da Cicerone come un uomo terribile, cospiratore, senza morale, diventa un antieroe incredibile, forte e determinato, nonostante le molte zone d’ombra che l’autore rispetta, anzi addirittura accentua.

Un personaggio denso, completo, amorale ma capace di una forza travolgente, il protagonista ideale se non fosse per i molti vizi, la violenza e la droga.

I resoconti di Cicerone diventano la colonna portante di un romanzo che non perde mai il ritmo, capace di far rivivere quella Roma carica di burocrazia e regole, incapace di soddisfare le esigenze della plebe, ma trincerata in un Senato complesso, dove le congiure e i colpi di Stato sembrano all’ordine del giorno.

Ora poteva anche farla finita con Gratidiano. Poggiò un ginocchio a terra, prese lo slancio col gladio e calò un fendente con forza sul collo della sua vittima. La testa si staccò per tre quarti ed ebbe bisogno di finire il lavoro segando la parte di colonna cervicale ancora intera. Poi si alzò e avanzò verso il cadavere di Ofella, che riuscì a decapitare al primo colpo. Infine poggiò le due teste a terra, l’una accanto all’altra, dicendo a Statilio: «Mettile in un sacco».
Era tempo di andare a sbrigare le altre due formalità della giornata.

Il cospiratore Catilina è sì un antieroe, drogato, ma è anche un capo carismatico, capace di influenzare folle e uomini d’onore, di farsi amare. Adorato da uomini e donne, vendicativo, privo di scrupoli, incapace a sua volta d’amare, ma radicato nel proprio volere. Un uomo focalizzato nel suo obiettivo: il potere.

Il libro di Andrea Frediani

Eppure Andrea Frediani riesce a far emergere quella parte umana, invisibile ai documenti storici. Così quello che appare al lettore non è solo il nemico di Roma, ma anche un uomo fragile, che alla fine della sua vita riesce ad ascoltare i poveri, a far suo il bisogno di prestare attenzione alla plebe, ai contadini e il rude Catilina affascina anche quando la sua sorte è oramai segnata.

Il ritmo narrativo è intenso, i fatti vengono romanzati in maniera ineccepibile. Certo, lo stesso autore sottolinea che per motivi narrativi ha interpretato alcune informazioni, celato altri dettagli e adattato eventi, ma nell’insieme la Roma di allora appare in tutta la sua forza e incertezza.

I personaggi più conosciuti come Cicerone, Cesare, Crasso, sono costruiti in maniera esemplare, e rispecchiano l’immaginario comune, riuscendo a donare al racconto uno spessore storico senza mai appesantire la narrazione, rendendola piacevole e scorrevole.

In Cesare vedeva se stesso: la stessa prorompente bellezza, la stessa sfrenata ambizione, la medesima mancanza di scrupoli, e la capacità oratoria necessaria per esercitare uno sterminato fascino sulla gente. Per questo non aveva mai cercato di coinvolgerlo nella sua organizzazione: se c’era uno in grado di soffiargli la guida, era proprio quell’uomo. Nonostante Cesare fosse più giovane di lui di sei anni, e non fosse stato fino ad allora niente di più che tribuno militare e un occasionale oratore nei tribunali, ne aveva una istintiva soggezione. Quelle rare volte in cui aveva incrociato il suo sguardo, aveva avvertito un’intelligenza più lucida della sua, e questo lo aveva messo a disagio: c’era un uomo, nell’Urbe, che aveva ricevuto più doni di lui dagli dèi, e che quindi faceva vacillare la sua ambizione di diventare, un giorno o l’altro, il primo dei romani.

Anche i personaggi secondari – come il traditore Quinto Curio, la sua compagna Fulvia, Cepario, Longino, Statilio –sembrano prendere vita: il lettore non rischia di perdersi tra i tanti nomi perché le differenti personalità sono così ben costruite e narrate da non permettere alcuna confusione.
Il cospiratore. La congiura di Catilina diventa un romanzo da leggere, perché in pochi possono rimanere immuni, ieri come oggi, al fascino di questo personaggio contorto e contemporaneamente profondo.

Intervista ad Andrea Frediani sul suo romanzo Il cospiratore. La congiura di Catilina

Andrea Frediani autore del romanzo «Il cospiratore. La congiura di Catilina»

Andrea Frediani autore del romanzoIl cospiratore. La congiura di Catilina

Catilina è l’antieroe per eccellenza, eppure nasconde lati di luce volutamente non trasmessi da Cicerone: quanto di questa umanità è realmente presente nei documenti storici e quanto è invece frutto della fantasia dello scrittore?
In realtà, la domanda da farsi sarebbe: ma Catilina era davvero il mostro che dipinge Cicerone? Il console ha senza dubbio ingigantito i vizi del suo avversario per far risaltare i suoi meriti nell’aver stroncato la congiura. Le sole virtù che gli riconosce sono una straordinaria forza e resistenza fisica, e una notevole leadership. Ma ci sono autori che hanno potuto sostenere, sulla scorta dell’interpretazione dei documenti, che Catilina volesse farsi campione dei diseredati e dei reietti per costituire uno stato più equo e giusto. C’è una sua frase riportata dalle fonti, in cui afferma che a furia di essere umiliato e respinto dall’establishment si è fatto campione della causa degli oppressi, di cui ormai capisce le motivazioni. E un campione degli oppressi non può essere una persona del tutto negativa…

Le donne di Catilina sono, ovviamente e giustamente, altrettanto dense di significato: dalla sposa Gratidia, alla seconda moglie Orestilla, fino alla complessa Sempronia e alla traditrice Fulvia. La più misteriosa è Sempronia, donna che anche i documenti storici fanno apparire come disinibita e irrispettosa delle regole: il suo ruolo fu davvero così attivo nella cospirazione di Catilina?
Sallustio ci dice che come moglie di un senatore era molto influente e che ha appoggiato concretamente Catilina, probabilmente sovvenzionandolo generosamente. Non possiamo sapere, però, se il suo ruolo fosse di puro supporto emotivo, perché era attratta da lui, o se ne condivideva i moventi e gli obiettivi pseudorivoluzionari. Quindi c’è materia per scatenare l’immaginazione di un romanziere. In ogni caso, non fu tra gli imputati, quindi il suo ruolo non dovette essere poi così attivo…

Fu proprio una donna a tradire Catilina, Fulvia. Nel romanzo, innamorata di Catilina, la bella Fulvia si vede cedere a un suo sottoposto (alcuni documenti narrano di un semplice dispetto per vizi negati): quindi il nostro antieroe è insensibile ai sentimenti e non si rende conto di quanto anche questi possano tramutarsi in armi. Il Catilina romanzato risulta attento ai sentimenti umani, ma solo maschili, è corretto? Se sì può spiegarci questa scelta, anche dal punto di vista storico?
Il mio Catilina è un egocentrico compulsivo, per il quale i sentimenti non hanno molto significato, anzi, sono un ostacolo sulla via dell’ambizione. Egli usa le persone, si vale del fascino che sa di esercitare sugli altri, uomini e donne, per piegarli alla sua volontà. È il prototipo del politico spregiudicato, in sostanza, la cui empatia è solo strumentale. Ma nel romanzo la popolarità di cui inizia a godere da un certo momento in poi induce Catilina a riflettere e scava in lui un rigagnolo di umanità, non fosse altro perché si compiace dell’ammirazione che genera tra le masse.

Sullo sfondo una Roma ricca per i ricchi, devastata e sofferente per la plebe. Molti sono gli scorci sul passato che donano al lettore usanze, luoghi, religione e politica, riuscendo a tessere dettagli storici senza mai eccedere. Uno in particolare viene ripetutamente descritto: il sesso. Disinibito, non solo tra professioniste e soldati/senatori ma anche tra matrone e altri ranghi elevati di Roma. Orge e feste erano all’ordine del giorno: era davvero così libero il rapporto uomo-donna? Anche le donne sposate potevano quindi divertirsi in compagnia? E la droga, attribuita in questo caso a Catilina, era così presente durante le feste romane?
Le fonti ci dicono esplicitamente che Catilina era uso corrompere giovani e donne, quindi ne consegue che orge e lupanari fossero inseriti nel pacchetto di regalie che il nostro antieroe offriva ai suoi sostenitori o a chi voleva rendere tale, che fosse di bassa o di alta estrazione. In effetti, sappiamo bene che ciò accade anche oggi, in cui i festini sono un’occasione per cementare vincoli politici. La droga, allora legale, circolava di sicuro sia nell’antica Grecia che nell’antica Roma. Il Kykeon sostituiva la coca, la polvere di cantaride il Viagra. In effetti io ne ho intenzionalmente ampliato il peso perché, per attualizzare Catilina e renderlo più comprensibile ai lettori di oggi, ne ho voluto fare una sorta di “Pablo Escobar” ante litteram. Mi piace, inoltre, richiamare il lettore a immagini di fiction televisive e cinematografiche per rendere il contesto più familiare, e una serie come Spartacus, per esempio, aveva proprio questi ingredienti.

Ora una domanda tecnica: quanto lavoro c’è alla base di un romanzo storico così complesso, quanto tempo per studiare ed elaborare i documenti? Se dovesse dare un consiglio a un giovane scrittore: come procedere per realizzare un romanzo storico?
Credo che il segreto sia il vecchio motto «impara l’arte e mettila da parte». Bisogna conoscere a fondo le fonti, e quindi studiarle, rispettarle oppure semplificarle un po’ per non confondere il lettore con troppi nomi, personaggi ed eventi, e poi riempire i tanti buchi rimasti con la propria “immaginazione scientifica”, come la chiamava LeGoff, senza trasferire la propria erudizione nel testo né perdersi in dettagli descrittivi a scapito dell’azione e dell’approfondimento psicologico; altrimenti, si rischia di scrivere non un romanzo, ma un saggio coi dialoghi…




Anna Fogarolo

 
Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus... Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.


0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.