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Il giardiniere di Versailles, di Alain Baraton

 
Alain Baraton, Il giardiniere di Versailles
Alain Baraton, Il giardiniere di Versailles
Alain Baraton, Il giardiniere di Versailles

 
Scheda del libro
 

Autore: Alain Baraton (traduzione Luca Scarlini)
 
Titolo: Il giardiniere di Versailles
 
Casa editrice: Skira
 
Anno: 2015
 
ISBN: 885722718
 
Pagine: 224
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere:
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


La narrazione è genuina, intima, a tratti toccante e trabocca di aneddoti e dettagli che soddisfano la curiosità del lettore sui giardini.

Aspetti negativi


La mancanza di immagini a corredo della narrazione; i continui salti temporali all'interno del testo che rendono meno scorrevole l'esposizione.


In sintesi

Il giardiniere di Versailles di Alain Baraton ci guida in un viaggio inedito nei giardini della reggia, fatto di intrighi, misteri e aneddoti.

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Posted martedì, 25 Agosto 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Alain Baraton, Il giardiniere di VersaillesIl giardiniere di Versailles di Alain Baraton ci accompagna in un viaggio intimo nei giardini della celebre reggia francese. Il libro di memorie del giardiniere capo di Versailles è ricco di note storiche, aneddoti, episodi misteriosi e racconti macabri.

Memorie che tracciano una storia inedita dei giardini della reggia di Versailles, a partire dalla celebrazione dei suoi giardinieri più illustri. Veri e propri artisti che ne hanno delineato le geometrie, i colori e i profumi: Le Nôtre; La Quintinie; Richard; Briot.

Predecessori illustri di Alain Baraton a cui si deve la sopravvivenza del parco, delle sue statue e dei suoi alberi secolari. Il giardiniere illustra i loro meriti, la loro storia, le tecniche preferite e il carattere per celebrare queste figure spesso dimenticate: «Un albero – scrive Baraton – è un’opera anonima: i giardinieri lo sanno e non si aspettano che la posterità ricordi il loro nome».

Il giardiniere di Versailles si apre con la descrizione della devastazione dei giardini causata da una violenta tempesta il 26 dicembre del 1999, quando tutti gli alberi più antichi andarono distrutti. Il giardiniere precipita nello sconforto di fronte a un vero e proprio cimitero di giganti. Ben 18 mila alberi vennero sradicati dalla furia degli elementi. Il responsabile del parco per elaborare il lutto rievoca la storia del cedro dell’Atlante, regalato da Napoleone all’imperatrice Maria Luisa, testimone di due secoli; del tulipifero della Virginia, del pino laricio e di tutti gli altri alberi secolari andati perduti.

Di fronte a tanta devastazione Baraton, divenuto responsabile dei giardini dopo decenni di servizio alla Reggia di Versailles, rompe il silenzio e l’anonimato e parla con la stampa, con le tv, per chiedere aiuti per salvare il parco. Le lacrime del giardiniere per i suoi alberi fanno il giro del mondo.

Baraton decide dopo qualche anno di raccogliere le sue memorie ne Il giardiniere di Versailles per tramandare la storia segreta del parco, quella che sfugge tanto alle guide che alle migliaia di turisti in visita ogni giorno alla Reggia. I visitatori trascurano i giardini che hanno invece tante cose da raccontare.

L’autore si sofferma sul periodo di Re Sole, quando la reggia raggiunse il suo massimo splendore, tra spettacoli, intrighi, feste e rituali che portarono la nobiltà ad asservirsi al sovrano. Celebrata anche la figura di Maria Antonietta a cui si deve la costruzione del Borgo, una sorta di villaggio in miniatura con  latteria, mulino, orto e fienile in cui la moglie di re Luigi XVI si recava a giocare alla contadinella per sfuggire all’etichetta troppo rigida e ai fasti della corte.

Degna di nota è la parte dedicata alla Rivoluzione Francese, quando i giardini della reggia si salvarono per miracolo grazie a un giardiniere che li adibì a orto e frutteto per sfamare il popolo affamato, non solo di cibo ma anche e soprattutto di vendetta contro i fasti della monarchia assoluta. Un escamotage che permise ai giardini di sopravvivere mentre la Reggia veniva saccheggiata e lasciata all’incuria.

In tempi più recenti Baraton racconta dei tanti film girati nei giardini di Versailles, dei summit internazionali, dei suicidi e degli amori che ancora oggi hanno come teatro il parco. A proposito dell’amore, Baraton ha un’idea chiara del successo di un giardino:

I giardini sono propizi agli amori, niente da eccepire, non è un caso che si dica, con metafora botanica, conter fleurette, corteggiare. Dopo più di trent’anni di mestiere, sono sicuro che questo è uno dei criteri di eccellenza in materia di orticoltura.  Quando un giardino attira gli innamorati, vuol dire che è un successo.

La narrazione di Baraton a volte risente del flusso prorompente e disordinato dei ricordi ma non dispiace perdersi nei pensieri del giardiniere, sentieri di quel parco che tanto ama e che ci fa percorrere con un itinerario non convenzionale, costellato di fantasmi, figure misteriose e intrighi che hanno avuto per testimoni gli alberi secolari.

Vi sconsigliamo la lettura de Il giardiniere di Versailles se siete completamente a digiuno di storia e letteratura francese perché il libro è costellato di riferimenti storici e storiografici.

Una pecca de Il giardiniere di Versailles è la mancanza di immagini a corredo della narrazione. Una lacuna che però ha i suoi risvolti positivi: fa venire voglia di recarsi al parco di Versailles, con le memorie del giardiniere in mano a fare da guida a un viaggio affascinante, alla scoperta di questi luoghi con occhi nuovi.




Paola Pagliaro

 
Paola Pagliaro è nata a Cosenza e vive a Pavia. Dottoressa in lingue e culture moderne, è appassionata di psicologia, ecologia, letterature comparate e semiotica. Il suo motto è "Si conosce solo ciò che si ama" (Sant'Agostino). Per diversi anni ha collaborato come redattrice e coordinatrice con varie testate di nanopublishing, oggi si occupa della cura dei contenuti del suo portale di approfondimento, Minformo.it, di Salus, il blog di PharmaTruck e della gestione di canali social.


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