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Il paese dei coppoloni, di Vinicio Capossela

 
Vinicio Capossela, Il paese dei coppoloni
Vinicio Capossela, Il paese dei coppoloni
Vinicio Capossela, Il paese dei coppoloni

 
Scheda del libro
 

Autore: Vinicio Capossela
 
Titolo: Il paese dei coppoloni
 
Casa editrice: Feltrinelli
 
Anno: 2015
 
ISBN: 9788807031274
 
Pagine: 352
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un viaggio nel passato che trasforma il lettore in viandante, che prova a fargli conoscere una realtà di cui più ci si occupa, fatta di semplicità e saggezza, di grandi verità e amarezze, un mondo arcaico a troppi sconosciuto.

Aspetti negativi


Un linguaggio troppo denso, faticoso; uno stile che riduce il coinvolgimento, che solo in pochissimi passaggi provoca emozioni. Anche l’invenzione di parole da parte dell’autore – o l’uso di termini dialettali – non facilita la scorrevolezza, sebbene si sia preoccupato di stilare una sorta di vocabolarietto posto nelle ultime pagine. L’andare a consultarlo blocca la lettura e distoglie dalla narrazione.


In sintesi

Vinicio Capossela ne “Il paese dei coppoloni” realizza un grande affresco dell’Irpinia con un linguaggio troppo denso che rende la lettura non molto piacevole.

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Posted giovedì, 30 Aprile 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Vinicio Capossela, Il paese dei coppoloniVinicio Capossela, cantore e compositore conosciutissimo e apprezzato da un vasto pubblico, per la quarta volta si dedica anche ai suoi lettori pubblicando con Feltrinelli Il paese dei coppoloni, candidato al Premio Strega 2015.

Siamo davanti a una storia molto particolare nella sua costruzione e nello stile narrativo, composta di infinite piccole storie ambientate in Irpinia: l’autore infatti scava nelle sue radici, affascinato da un luogo, una zona, che sebbene non sia per lui quella nativa (Capossela, lo ricordiamo, è nato ad Hannover) lo è per i suoi genitori. Un viaggio nel passato dunque, da loro in parte raccontatogli, ma condito di un presente che pare lontanissimo dal nostro; una “Terra dei Padri” che a noi si mostra sconosciuta trasformandoci quasi in viandanti senza mappa: i personaggi ci appaiono così astratti e “strani”, il loro linguaggio indefinibile – influenzato dal dialetto ma anche arricchito di vocaboli inventati dall’autore – e la loro saggezza di un’altra realtà che al lettore appare irreale.

Su instabili terreni si muovono instabili abitanti e, in verità, siamo nel cuore pulsante della civiltà contadina, di un mondo arcaico, di un passato che non muore sebbene danneggiato. A proposito di ciò, davvero espressiva e dolorosa è al capitolo 54 la descrizione del terremoto che ogni cosa distrugge, della perdita di tutto e di quel tutto che non è più al posto suo e diventa niente, della morte che viene a prenderti a casa e ti ruba il futuro. Questa è infatti la porzione d’Italia mutilata e devastata dal terribile terremoto del 1980, e non a caso Rocco Briuolo , che ha curato la copertina del libro, mostra un orologio che segna le otto meno venti, ora in cui la terra tremò provocando la morte di tremila persone e spazzando via interi paesi.

A proposito dei personaggi, tra le pagine se ne incontrano davvero tanti e ognuno di loro ha una verità da raccontare: il comunale, il Mandarino, il trainiere, la Marescialla, Rosa la sposa, il cieco o la Totara, il “domatore di camion”, monsignori e povera gente, musicanti e musica per ogni occasione. Questi strani gruppi di uomini dai nomi improbabili quasi si annidano su valli, dirupi, monti, altopiani e terre di mezzo; stirpi di umanità varia che si muovono là dove ogni pietra, ogni contrada, hanno un nome, e ogni nome riporta a fatti o persone, tra alberi con mani e piedi o cani mannari. C’è chi difende e chi si approfitta, e chi elargisce saggezza antica, ricordando al viandante-lettore che si salva chi sente che il silenzio non è solo abbandono ma è ricco e risuona, o chi capisce che il vuoto non è il nulla ma qualcosa che ha spazio per accogliere. Interessante la figura di Capolicchio, il custode dei Siensi:

E non di quelli che rendono conosciute le cose del corpo. I Siensi dell’intelletto, che rendono l’uomo assennato. E che si guadagnano a poco a poco che la vita passa, e ad alto prezzo, e costano anni, e c’è chi non li guadagna mai.

L’idea di questo libro, l’essenza, è qualcosa di molto valido, di originale; lo è l’intenzione e lo scopo: esplorare un territorio che può divenire tanti altri luoghi, conoscere e far conoscere miti e tradizioni, approfondire la realtà contadina e far “visitare” un mondo arcaico quasi del tutto spazzato via. Tuttavia, Capossela rende al lettore le cose piuttosto difficili, con il suo linguaggio troppo denso, e l’uso insolito delle parole, l’utilizzo delle sfumature che esse possono offrire e anche lo stravolgimento delle stesse. Il risultato è un testo faticosamente carico, che induce a rallentare, a fermarsi, a volte anche a tornare indietro e rileggere dei passaggi, il che riduce il piacere della lettura e il coinvolgimento che molte pagine potrebbero provocare.

In definitiva, si ha l’impressione di qualcosa di quasi disordinato, come una stanza che troppe cose contiene e per questo molte di queste sfuggono allo sguardo. Potrebbero essere belle, da ammirare, ma non vengono notate così come meriterebbero.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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