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Il sentiero e altre filastrocche, di Gianmaria Testa

 
Gianmaria Testa, Il sentiero e altre filastrocche
Gianmaria Testa, Il sentiero e altre filastrocche
Gianmaria Testa, Il sentiero e altre filastrocche

 
Scheda del libro
 

Autore: Gianmaria Testa; Valerio Berruti
 
Titolo: Il sentiero e altre filastrocche
 
Casa editrice: Gallucci
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-88-6145-901-4
 
Pagine: 32
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Usando la classica forma delle filastrocche, l'autore fa passare concetti importantissimi come la libertà, l'accoglienza, l'attenzione all'altro e a quello che si dice


In sintesi

Il sentiero e altre filastrocche è una raccolta di Gianmaria Testa, illustrata da Valerio Berruti, destinata sì ai piccoli, ma che fa bene anche ai grandi.

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Posted venerdì, 23 Ottobre 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Gianmaria Testa, Il sentiero e altre filastroccheC’è poco da girarci intorno: leggere Il sentiero e altre filastrocche di Gianmaria Testa, con disegni di Valerio Berruti, in libreria per Gallucci, è un’esperienza che lascia senza parole. Sì, perché siano palesemente filastrocche per bambini, l’adulto che legge non può fare a meno di interrogarsi sui tanti guai che i “grandi” combinano nella quotidianità.

La prima storia, quella che dà il titolo alla raccolta, Il sentiero, racconta di una strada molto stretta che c’è a Riotorto “così piccolina e stretta / che ci passano soltanto gatti e bimbi in bicicletta”. Ve la immaginate una situazione del genere? L’apprensione degli adulti sarebbe alle stelle e lo sarebbe ancora di più nel vedere che poi i bambini (e anche i gatti!) sono felici di imboccare quella viuzza. Eppure la conoscenza della destinazione di quella strada resta preclusa agli adulti (e non sarò certo io a svelarverla).

Le parole straparlate è la seconda filastrocca di Gianmaria Testa e narra di una riunione delle parole del vocabolario che sono tutte inquiete perché l’ignoranza la fa da padrone e nessuno più capisce il loro significato: Abaco, Abulico, Indaco si lamentano perché il mondo “ci bistratta e dice male”. Così le parole stabiliscono di scambiarsi “nome e ruolo /nella testa della gente” in modo che nessuno ci capisca più nulla, nessuno tranne i bambini, perché “non è colpa dei bambini / se gli adulti parlan male / loro son venuti al mondo / senza dirne di parole”.

La terza storia raccontata a mo’ di filastrocca ha per titolo Ventimila leghe in fondo al mare in cui si prova a immaginare cosa succederebbe se un giorno le acque dei mari iniziassero a litigare tra di loro perché non si vogliono mischiare: le onde non vogliono mischiarsi alle altre, le gocce non ne vogliono sapere nulla di quello che accade alle altre gocce e anche l’idrogeno ne avrebbe da ridire perché essendo in maggioranza vorrebbe staccarsi dall’ossigeno. Tutti litigano, tutti vogliono stare per fatti propri, nessuno si fa accogliente fino a quando non rimane altro che “un deserto di sale e granito / ma buio e profondo, più nero del nero”.

Di particolare pregio anche le illustrazioni di Valerio Berruti, in cui i bambini e le bambini, si muovono sullo sfondo di carte geografiche o pagine di vocabolario.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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