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Il vignaiolo universale, di Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini

 
Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini, Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere
Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini, Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere
Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini, Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere

 
Scheda del libro
 

Autore: Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini
 
Titolo: Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere
 
Casa editrice: Marsilio
 
Anno: 2017
 
ISBN: 9788831728232
 
Pagine: 196, illustrato
 
Formato: cartaceo
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Carina l’idea dei capitoli che parlano di un settore specifico inerente il vino, mi piace l’introduzione degli stessi.

Aspetti negativi


Un’opera del genere che non cita dei protagonisti importanti del vino mi lascia delusa, come anche alcune immagini messe qua e là nel vignaiolo universale. Il prezzo è d’artigianato: 32 euro.


In sintesi

«Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere» è un bel libro di Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini che, tuttavia, ha alcune lacune importanti.

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Postedvenerdì, 16 febbraio 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini, Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere

Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini, Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere

La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, grazie alla casa editrice Marsilio, ha pubblicato Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere. La Fondazione si occupa, anche con pubblicazioni specifiche, di trasmettere ai giovani un mestiere che rischia di essere dimenticato e, allo stesso tempo, dare loro l’opportunità di apprendere come svolgerlo.

La cultura nel bicchiere: il vignaiolo universale

Il vignaiolo universale è un pregevole libro scritto da Pierluigi Gorgoni e Andrea Grignaffini. Ci porta in lungo e in largo per le vigne alla scoperta di molti produttori artigianali. Ci parla di chi ha fatto un’epoca, di chi ha segnato la svolta e di chi, ostinatamente, continua il lavoro tramandatogli. Ma anche di chi si scopre vignaiolo e lo fa molto bene. Ci introduce a coloro che utilizzano la biodinamica in vigna. Spazia, non annoia, anche quando, talvolta, affronta gli argomenti a partire dalla lontana, senza mai tediare. È scritto con uno spirito vivace e sagace.

Per i primi due terzi del libro mi sono davvero divertita a leggere di produttori che già conoscevo. Ma andando avanti non erano i nomi presenti a disturbarmi, bensì quelli assenti. Giunta alle bollicine italiane, dal Franciacorta al Trento doc, ne ho avuto conferma: totalmente arbitrario e privo di ogni logica non citare Lionello Letrari che per il Trento doc ha fatto tanto aumentandone la fama al di fuori del Trentino. Per il Franciacorta si citano Ziliani, Zanella e Moretti, e per il Trento doc solo Ferrari e Lunelli.

Assenze che si fanno notare

Si parla poi di visionari, si cita Masciarelli e a rimanere fuori è Emidio Pepe, signore di ormai molteplici lustri che lavora in vetrocemento e che ha una delle collezioni di annate di Montepulciano più ampia d’Italia, colui che ha fatto scoprire il potenziale di invecchiamento di Montepulciano e Trebbiano al mondo intero.

Troviamo Nicolas Joly, ma non François Bouchet, che a Joly padre insegnò la biodinamica, e ora la figlia conduce una splendida tenuta a Bordeaux: Château Falfas, dove produce il suo meraviglioso Le Chevalier.

Si arriva addirittura a citare il vino alchemico dal prezzo discutibile di Mercandelli: la storia ci dirà se avrà ragione…

E che dire di un altro signore dall’onorevole carriera alle spalle che produce dalle bollicine ai vini ossidativi? L’artigiano Gaspare Buscemi non viene citato in nessun capitolo, né nei vini d’artigianato, né nelle bollicine che rendono grande l’Italia, né per i suoi meravigliosi vini che lui ama chiamare ossidazioni estreme. Eppure è stato l’autore della rinascita di tante cantine: una su tutte quella dei produttori di Carema.

Un libro da leggere, ma…

Immagino non sia facile nominare tutti, ma spesso ci troviamo a parlare di chi è stato autore di ardite imprese di marketing e tralasciamo chi lavora con serietà e fuori dai clamori della stampa, mentre è proprio su questi che dovremmo puntare. Sono loro che rendono la nostra viticoltura viva, diversa, territoriale, grande.

Sarà forse più un riflesso del mio malcontento per come vanno le cose e non colpa degli autori. Ma dal momento in cui si scrive un libro e ci si rivolge a un pubblico più o meno erudito, si ha la responsabilità di una ricerca e onestà intellettuale che non può tralasciare nomi a favore di altri. Purtroppo la fatica in un’opera del genere sta nell’equilibrio dello spazio che si decide di dedicare ai diversi terroir e dei loro protagonisti.

Ingiusto e poco rappresentativo della viticoltura italiana tralasciare nomi di un certo calibro a favore degli ennesimi che per primi, per esempio, hanno usato la barrique, talvolta a sproposito come la storia ha dimostrato.

Consiglierei la lettura de Il vignaiolo universale? Tutto sommato sì, ma con riserva.




Anais Vin

 
Sono nata a Roma nell'anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.


2 Comments


  1.  
    Gianni

    Bravissima Alessia! Pienamente d’accordo.




  2.  
    Giovanni

    …e ora, ti tocca scrivere il tuo libro Ale! 🙂





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