Random Article


In piedi sui pedali, di Enrico Brizzi

 
Enrico Brizzi, In piedi sui pedali
Enrico Brizzi, In piedi sui pedali
Enrico Brizzi, In piedi sui pedali

 
Scheda del libro
 

Autore: Enrico Brizzi
 
Titolo: In piedi sui pedali
 
Casa editrice: Mondadori
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788804634577
 
Pagine: 158
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
4 total ratings

 

Aspetti positivi


L’autore è certamente una persona che sa raccontare, accattivare, incollare alle pagine che scorrono via una dopo l’altra grazie a una prosa godibile e moderna, ma al tempo stesso composita e ricca di stile, anche in una pressoché totale assenza di trama. Il romanzo, infatti, potrebbe essere inserito nella categoria dei diari autobiografici, ma con una chiave di lettura estremamente originale.

Aspetti negativi


Come sempre Brizzi offre un affresco generazionale, forse difficile da comprendere appieno e da amare per chi non appartiene a quella generazione, ma in questo caso anche a una certa parte d’Italia che si sposta abitualmente in bicicletta: se la realtà del lettore è molto diversa, identificarvisi può risultare difficile. Si nota, inoltre, un eccessivo sbilanciamento verso l’infanzia e l’adolescenza, mentre gli anni più recenti vanno via in poche pagine, come “in volata”.


In sintesi

In piedi sui pedali: Enrico Brizzi racconta la parabola della sua vita attraverso il rapporto viscerale che lo ha sempre unito al mondo delle biciclette.

0
Posted 29 Giugno 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Enrico Brizzi, In piedi sui pedali“Bastava che le gomme toccassero l’asfalto perché io non fossi più io: la metamorfosi mi aveva ormai portato a fondermi con la bici in un diverso, più complesso, organismo”.

Dalla “Numero Uno”, una bici Atala da bambino, alla superaccessoriata mountain bike soprannominata affettuosamente (pure un po’ troppo) “La bionda”: quarant’anni o giù di lì, di biciclette, di pedalate, di cadute, di giochi impossibili ma da brevettare come il surfing, di salite che spezzano fiato e gambe e discese lungo le quali rischiare l’osso del collo. Con In piedi sui pedali Enrico Brizzi decide di raccontare la sua storia sulle due ruote affiancandola, da vero appassionato, alla storia del grande ciclismo, dalla passione infantile per Moser fino alla struggente nostalgia del Pirata Pantani.

Sulla bici l’autore ha vissuto di tutto: dai primi timidi approcci con la vita e con il gruppo di pari nel cortile di casa, fino al momento “sacro” della prima uscita ufficiale in strada, nella scia delle pedalate della mamma. Con la bicicletta e sulla bicicletta ha fatto le prime amicizie, è andato al liceo, raggiungeva ogni sabato il suo primo amore che abitava sulle colline che circondano Bologna. Sullo sfondo della sua vita, riflessa come all’interno di una lente d’ingrandimento, i corridori professionisti di più generazioni, che sudano e faticano fra un trionfo e un crollo, conquistano o via via perdono maglie rosa e gialle, macinano chilometri di giro, tour o vuelta dentro uno sport tra i più duri eppure tra i più visceralmente italici, radicato negli animi del Belpaese assai prima degli ingaggi miliardari (e delle partite in tv) della serie A, da questa poi surclassato, penalizzato forse un po’ troppo dal fantasma assai poco etereo del doping.

Ma il nostro Paese che si affeziona, poi non dimentica i propri eroi sulle due ruote, o almeno non lo fanno tutti coloro che sono stati bambini sulle spiagge a tirare biglie di vetro con dentro le facce dei ciclisti: lo stesso Brizzi nel suo lungo racconto sull’onda dei ricordi, ammette che lo spirito nomade che lo accostava a loro (e poco importa che oggi si chiamino bikers), quell’ansia di muoversi, quell’energia da smaltire nelle gambe a ogni costo, oggi si è tramutata in voglia di camminare a piedi, zaino in spalla verso una nuova avventura. Un tradimento alle due ruote? Forse, ma forse no, perché quella voglia di andare, quella spinta verso l’ignoto e quella sete di libertà negli anni sono rimaste intatte.

Libero così di scalpitare, lasciavo che fossero le ruote a decidere quale strada prendere. Sapevo che, in ogni caso, mi avrebbero portato verso la libertà, lontano dagli squadrati paradigmi dei testi scolastici e dai pensieri opprimenti, verso la dimensione fuori dal tempo dove ognuno di noi poteva rivelarsi per quello che era: un mito.




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.


0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.