Random Article


Inferno, di Dan Brown. Recensione e considerazioni

 
Dan Brown, Inferno. Dettaglio della copertina
Dan Brown, Inferno. Dettaglio della copertina
Dan Brown, Inferno. Dettaglio della copertina

 
Scheda del libro
 

Autore: Dan Brown
 
Titolo: Inferno
 
Casa editrice: Mondadori
 
Anno: 2013
 
ISBN: 978-88-04-63144-6
 
Pagine: 522
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
23 total ratings

 

Aspetti positivi


Ricco di informazioni, stimola la curiosità sulla Divina Commedia di Dante: il che non è cosa da poco!

Aspetti negativi


È troppo lungo e dà l'impressione che si dovevano riempire un tot numero di pagine anche se non si aveva nulla da dire su alcuni argomenti.


In sintesi

“Inferno” è l’ultimo romanzo di Dan Brown che ci presenta una nuova ricerca di Robert Langdon ambientata principalmente a Firenze.

0
Posted lunedì, 3 Giugno 2013 by

 
La nostra recensione
 
 

Dan Brown, InfernoInferno è l’ultimo romanzo di Dan Brown, ambientato in Italia soprattutto a Firenze, ma con una parte Venezia e una in Turchia. Raccontare la trama, seppur in poche righe, non è possibile senza svelare troppo e togliere così il gusto a chi vorrà leggerlo. Possiamo dire che il romanzo inizia a Firenze, con il professor Robert Langdon ricoverato in ospedale in un evidente stato confusionale. Quel letto d’ospedale è l’unico momento tranquillo nella giornata di Langdon: inizierà ben presto una corsa contro il tempo per risolvere l’enigma principale di tutto il libro. Dan Brown ci ha abituato a fughe rocambolesche, camuffamenti, colpi di fortuna e anche in Inferno non mancano di certo.

La narrazione di Dan Brown va avanti con colpi di scena nella storia, ma meno nello stile: per lui si potrebbe parlare di Wikiprosa, visto che di notizie nella pagina ne inserisce tante ma a volte l’elemento didascalico prende il sopravvento e si ha l’impressione di leggere più una trattazione su questo o quell’argomento che un’opera di narrativa. In ogni caso a me Inferno di Dan Brown è piaciuto: non mi ha fatto impazzire, ma mi ha tenuto compagnia per un po’.

Prendere la Commedia di Dante come canovaccio per una storia non è una novità in campo letterario: ricordo qui solo L’ultimo Catone di Matilde Asensi in cui la storia è costruita intorno al Purgatorio. Se il titolo del romanzo di Dan Brown rimanda all’Inferno di Dante, nel corso della narrazione ha la sua importanza anche il Purgatorio, con il percorso di purificazione dei sette peccati capitali e non mancano riferimenti al Paradiso.

Nel corso della lettura di Inferno mi sono divertito ad annotare alcuni elementi secondari che fanno da contorno alla storia principale che viene narrata (oltre al risolvere alcuni dei misteri che Dan Brown dissemina nel testo prima che Langdon li spieghi – se conoscete la Commedia di Dante non sarà poi così difficile capire dove si va a parare).

Inferno è anche un’operazione commerciale e Dan Brown lo sa

Il fascino della Divina Commedia, dell’Inferno in particolare, è innegabile: molti di noi sono rimasti ammaliati dall’opera di Dante. Dan Brown sa benissimo che parlando di Inferno si inserirà in un filone ben collaudato che assicurerà al suo romanzo una grande pubblicità gratuita. Lo dice lui stesso in un passaggio del libro (pagina 79):

Nei sette secoli trascorsi dalla pubblicazione del poema, la visione dantesca dell’inferno aveva ispirato omaggio, traduzioni e variazioni da parte di alcune delle più grandi menti creative della storia. Longfellow, Chauce, Marx, Balzac, Borges e addirittura numerosi papi avevano scritto opere basate sull’Inferno. Monteverdi, Liszt, Wagner, Cajkovskij e Puccini avevano composto brani basati sul lavoro di Dante, così come una delle artiste viventi preferite da Langdon, Loreena McKennit. Perfino il moderno mondo dei videogame e delle app per iPad abbondava di offerte in qualche modo collegate al sommo poeta.

Perché non inserirsi in un filone già collaudato?

Il self-publishing

Nel romanzo ci sono vari flashback in cui Robert Langdon ricorda delle conferenze tenute sull’Inferno dantesco in varie occasioni. In una di queste conferenze Dan Brown lancia una frecciatina al self-publishing (pagine 99-100):

Dopo aver elencato una serie di famosi compositori, artisti e scrittori che avevano creato propri lavori basandosi sul poema dantesco, Langdon aveva fatto scorrere lo sguardo sul pubblico.
“Allora, ditemi: c’è qualche scrittore tra noi, questa sera?”
Si era alzato circa un terzo delle mani.
Langdon aveva guardato sorpreso. “Uau” si era detto. “O questo è il pubblico più creativo del mondo, o il self-publishing sta veramente decollando”.

Gli eBook hanno davvero il loro perché

Se Langdon/Brown guardano con un sorrisetto malizioso al self-publishing, sono molto più indulgenti con gli eBook: anzi, se non fosse stato per un eBook, letto con un iPhone, le cose si sarebbero complicate non poco.

Langdon deve cercare un passo specifico del Paradiso, ma non ha alcuna copia della Divina Commedia con sé. Vede una signora anziana che ha l’iPhone e glielo chiede in prestito (pagine 258-259). Così

nel giro di qualche secondo fu in grado di accedere a un link che offriva una versione digitale della Divina Commedia, accessibile gratuitamente. Quando la pagina si aprì esattamente [al punto desiderato, ndr], dovette ammettere di essere colpito dalle nuove tecnologie. “Devo smetterla di avere un atteggiamento così snob a favore dei libri rilegati in pelle” si disse. “Gli e-book hanno davvero il loro perché”.

I video dei gattini

In oltre cinquecento pagine poteva mancare un accenno ai video dei gatti che imperversano nella rete? Ovviamente no! Lo troviamo a pagina 245:

Langdon si ricordò di una recente indagine condotta sulle ricerche online di alcuni studenti di un’università della Ivy League. I risultati avevano rivelato come anche gli utenti più colti e intelligenti mostrassero una tendenza istintiva alla negazione. Secondo l’indagine, la grande maggioranza degli studenti universitari, dopo avere cliccato su un articolo deprimente che riguardava lo scioglimento dei ghiacciai artici o l’estinzione della specie, usciva subito dalla pagina per passare a qualcosa di più leggero che liberasse la loro mente dalla paura; gli argomenti preferiti comprendevano notizie sportive, video divertenti sui gatti e gossip sulle celebrità.

Quanto ha guadagnato E. L. James con la trilogia delle Cinquanta sfumature?

Questo è uno dei passaggi che mi ha fatto più sorridere. A un certo punto dell’intricata storia, Robert Langdon ha bisogno di un jet su due piedi. Che fare? Ma ovvio! Si chiama l’editore e gli si chiede di prestargli il jet della casa editrice (del resto, che casa editrice sei se non hai almeno un jet privato?). Ecco il dialogo tra Langdon e il suo editore (pagina 298):

“Mi trovo in un piccolo guaio, Jonas, e ho bisogno di un favore.” La voce di Langdon sembrava tesa. “Riguarderebbe la tua carta aziendale NetJets”.
“NetJets?” Faukman fece una risata incredula. “Robert, noi lavoriamo nell’editoria. Non abbiamo a disposizione jet privati”.
“Sappiamo entrambi che stai mentendo, amico mio”.
Faukman sospirò. “Ok, riformulerò la frase. Non abbiamo a disposizione jet privati per gli autori di tomi sulla storia delle religioni. Se hai intenzione di scrivere Cinquanta sfumature di iconografia, allora ne possiamo parlare”.

Non so voi, ma io la trovo una battuta geniale

Considerazioni

Come scritto più sopra, il libro è forse troppo didascalico e a volte può risultare pesante. Alcuni passaggi potevano essere sfoltiti e la narrazione ne avrebbe senza dubbio guadagnato. Si tratta, comunque, di un libro che si legge anche perché, grazie all’utilizzo di tecniche di narrazione, stimola sempre la curiosità del lettore. Non è certo una grande opera della letteratura universale e, per questo, trovo un po’ esagerate le critiche a prescindere che si fanno solo perché l’ha scritto Dan Brown. Potrebbe avere il merito di stimolare la curiosità di lettrici e lettori a leggere – o rileggere – la Divina Commedia di Dante. E se riuscisse in questo compito, sarebbe una vittoria non da poco.

Al di là di alcune incongruenze storiche, forse la parte più debole di tutto il romanzo è il finale che ha un po’ il sapore della fretta: quasi come se Dan Brown, dopo essersi mosso in lungo e in largo nella narrazione, non riesca più a dipanare la matassa che ha creato.

Un’ultima annotazione: le critiche che questa volta Dan Brown fa alla chiesa cattolica sono molto fondate e difficilmente potranno essere liquidate come semplici congetture, come è avvenuto, per esempio (e giustamente, a mio modo di vedere) con Il Codice da Vinci.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.