Random Article


Nuove forme di solitudine: «Insieme ma soli», l’ammonimento prezioso di Sherry Turkle

 
Sherry Turkle, Insieme ma soli
Sherry Turkle, Insieme ma soli
Sherry Turkle, Insieme ma soli

 
Scheda del libro
 

Autore: Sherry Turkle (traduzione di Susanna Bourlot e Lorenzo Lilli)
 
Titolo: Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altr
 
Casa editrice: Codice
 
Anno: 2012 (cartaceo) – 2014 (eBook)
 
ISBN: 978-88-7578-28-01
 
Pagine: 432
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
no ratings yet

 

Aspetti positivi


L'esemplare chiarezza d'esposizione e l'indubbio interesse e attualità degli argomenti trattati

Aspetti negativi


Talvolta la mole dei dati raccolti e fedelmente riportati dall'autrice tende a travolgere il lettore.


In sintesi

«Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri» è un saggio di Sherry Turkle che molti dovrebbero leggere.

0
Posted venerdì, 8 Luglio 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Sherry Turkle, Insieme ma soli

Sherry Turkle, Insieme ma soli

Sherry Turkle, eminente psicologa e docente di sociologia della scienza al prestigioso MIT di Boston, studia da decenni le complesse interazioni tra il mondo dell’informatica, visto nei suoi vari aspetti, e la società contemporanea.

In passato ho molto apprezzato un altro suo saggio, La vita sullo schermo (Apogeo, 1997), che analizzava le ancora giovani relazioni uomo-macchina, affrontate con particolare riferimento all’allora nascente dimensione virtuale. La visione della studiosa in quel periodo era tutto sommato di prudente ottimismo, in quanto non considerava necessariamente negativi fenomeni quali gli “avatar” e gli allora in voga “Second Life” e “Myspace”.

In Insieme ma soli, saggio uscito qualche tempo fa ma tuttora di grande attualità, il suo giudizio sugli effetti psicologici indotti dall’uso – anzi, dall’abuso, diciamocelo francamente – delle moderne tecnologie sembra mutato in senso negativo.

Oggi la dilagante onnipresenza nelle nostre vite di dispositivi quali smartphone e tablet cambia in maniera irreversibile i nostri comportamenti, sfociando non di rado in vere e proprie manifestazioni patologiche. Pensiamo alle frotte di individui – da me ribattezzati “zombie digitali” in una recente intervista – fermi al semaforo o addirittura deambulanti in mezzo al traffico con lo sguardo e le dita incollati allo schermo dello smartphone.

In Insieme ma soli la Turkle indaga a fondo su questi fenomeni, spiegandoli in chiave affatto consolante. Il ricorso ossessivo allo smartphone è spesso espressione di un disagio esistenziale: fermi alla fermata dell’autobus o seduti in sala d’attesa, vediamo giovani – ma non solo – controllare compulsivamente se hanno ricevuto messaggi sulle varie piattaforme, Facebook in primis. Il più delle volte si tratta di una sorta di azione automatica, non realmente necessaria. E se accedono ai vari social media lo fanno non per entrare realmente in contatto con altri soggetti, limitandosi a inserire nuovi “Like” o a verificarne numero e presenza.

Si cade vittime – suggerisce Shery Turkle – di un pericoloso abbaglio, nel confondere azioni come postare “status” e condividere foto, con la comunicazione vera e propria. Quasi come se stessimo fuggendo dall’impegno, ma anche dalla maggiore gratificazione, di un’autentica relazione nel mondo reale, a tutto vantaggio, si fa per dire, di una connessione puramente digitale.

Non a caso le nuove generazioni tendono a telefonare sempre meno – ne hanno preso atto naturalmente anche i gestori telefonici, che oggi infatti privilegiano l’offerta di connettività Internet alla tradizionale offerta “voce” – preferendo alla comunicazione verbale il ricorso alle chat: minore esposizione personale, dunque, al riparo dei vari profili “social”. I quali spesso corrispondono poco alla realtà, legati come sono al numero dei contatti e del look che si vuole trasmettere: presenze senza sostanza, in definitiva.

Non solo: Sherry Turkle ha dedicato molti anni anche alle complesse dinamiche uomo-robot. Dai primi giochi interattivi degli anni Ottanta all’avvento dei famigerati Furby e della robotica domestica, la nostra percezione di quelle che prima o poi si manifesteranno come vere e proprie I.A. (Intelligenze Artificiali) sta cambiando: in molti sembrano preferire la compagnia di un cucciolo digitale a quella di un animale vero e anche la prospettiva di badanti e nurse robotiche sembra allettante per più d’uno.

Scenari fantascientifici, da bollare come fantasie da film hollywoodiano? Niente affatto, ci avverte la Turkle: queste tecnologie stanno progredendo a grande velocità, e dovremo fare i conti con esse quanto prima, quantomeno per non smarrire del tutto la nostra umanità.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.


0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.