Random Article


L’amico speciale di Luca Guardabascio: intervista all’autore

 
Luca Guardabascio, L'amico speciale
Luca Guardabascio, L'amico speciale
Luca Guardabascio, L'amico speciale

 
Scheda del libro
 

Autore: Luca Guardabascio
 
Titolo: L'amico speciale
 
Casa editrice: Newton Compton
 
Anno: 2019
 
ISBN: 9788822733009
 
Pagine: 320
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


User Rating
no ratings yet

 

Aspetti positivi


La descrizione realistica dei personaggi e dei luoghi, l'analisi dettagliata delle motivazioni dei personaggi, la descrizione dello spaccato di vita reale.

Aspetti negativi


I flashback, pur se necessari per comprendere meglio i personaggi, ogni tanto rallentano un po' lo scorrere della trama principale.


In sintesi

Luca Guardabascio è in libreria con L’amico speciale: scopri la storia narrata nel romanzo e leggi l’intervista all’autore.

0
Posted giovedì, 11 Luglio 2019 by

 
La nostra recensione
 
 
Luca Guardabascio, L'amico speciale

Luca Guardabascio, L’amico speciale

L’amico speciale di Luca Guardabascio è un romanzo di narrativa contemporanea edito da Newton Compton Editori.

L’amico speciale: crescere in una notte

La trama narra dell’amicizia fra due bambini costretti dalla realtà in cui vivono a diventare adulti troppo presto. La vicenda è ambientata fra i vicoli e i palazzi di Palermo e in particolare nel quartiere di Tonnara. Qui facciamo la conoscenza di due bambini: Saro, dieci anni, molto intelligente e che da grande vuole fare il carabiniere come lo zio (nonostante il padre odi sia il cognato, sia la divisa) e Carmelo, un ragazzino di tredici anni con Sindrome di Down e che abita da solo con la nonna.

I loro giorni trascorrono in strada, tra furtarelli per sopravvivere alla fame e alla povertà e il bullismo dei ragazzi più grandi. Tutto scorre quasi uguale fino a quando una fuga di notte, iniziata per gioco, si trasforma in qualcosa di tragico. Saro assiste a un evento tremendo, qualcosa che non avrebbe dovuto vedere e scappa. Durante la fuga notturna, lungo le strade di Palermo incrocia una serie di persone: un professore obbligato a fare lavori umilianti per riuscire a pagare gli usurai, un’anziana signora che vive attaccata alle slot machine e una prostituta sola che riesce comunque a regalare un po’ di affetto ai due ragazzini in fuga.

Intanto il quartiere comincia ad allarmarsi per l’assenza dei due bambini, ma la preoccupazione si scontra con vecchie beghe fra gli abitanti che rischiano di infiammare nuovamente gli animi.

Alcune domande a Luca Guardabascio

Luca Guardabascio lavora nel mondo del cinema come regista e sceneggiatore, oltre a essere docente di Storia del cinema italiano in alcune università statunitensi. Gli abbiamo rivolto alcune domande sul suo romanzo L’amico speciale per capirne un po’ meglio genesi e sviluppo.

Luca Guardabascio

Luca Guardabascio, autore del romanzo L’amico speciale

Da dove ha tratto ispirazione per i personaggi che troviamo nel romanzo? Da persone realmente esistenti e storie vere?

Dal mio primo viaggio a Palermo nel luglio del 2000. Ero nel capoluogo siciliano per un documentario sull’integrazione. Avevo come guide dei ragazzi speciali che mi hanno fatto conoscere la città e i suoi incredibili abitanti. I personaggi principali – Saro e Carmelo – sono la somma di tante persone conosciute nell’arco di una vita: nei loro sogni e nelle loro paure c’è anche tanto di me.

I personaggi secondari, invece, sono caratteri verosimili. Per descriverli mi sono basato su tipi realmente conosciuti, su vizi, virtù ma soprattutto miti, riti e idiosincrasie palermitane.

Il plot principale, quello della fuga verso la perdita dell’innocenza, invece, lo devo alla fantasia e ad alcuni dei miei scrittori preferiti da Stephen King a Richard Wright passando per Collodi, De Amicis e Verga. L’elemento di suspense era necessario per tenere alta la tensione in una storia realista.

Leggendo L’amico speciale chi non abita in quelle zone e non si trova in quelle situazioni fa fatica a immaginare che si possa vivere in un certo modo. Ma cosa ne pensano della loro quotidianità coloro che vivono in prima persona in quei vicoli e in quei palazzi?

Chi vive in alcune realtà non ha termini di paragone con l’esterno. Non si può giudicare la propria quotidianità perché chi la vive pensa che sia tutto normale, tutto straordinario, tutto unico, tutto necessario. Se non hai mangiato mai la cioccolata, non ti manca. Il concetto di povertà viene istillato da chi viene dall’esterno e che ostenta i propri averi. Io sono entrato nei quartieri con piglio antropologico, camuffandomi con i locali e diventandone amico.

Inoltre, ne L’amico speciale descrivo ragazzi tra i 9 e i 12 anni che vivono un’età e una Palermo sospesa che non è sicuramente quella del 2019, epoca in cui si vive con la faccia sul telefonino. Nel romanzo, infatti, l’uso della tecnologia è minimo e necessario.

Nel libro chi vuole diventare un tutore dell’ordine viene considerato come feccia, mentre chi esce dal carcere diventa un eroe. Come è possibile che chi delinque è un eroe e chi segue la legge non lo è? Cosa non ha funzionato?

È la Società con la S maiuscola che non ha funzionato. Nel romanzo solo i personaggi piccoli, meschini, gretti considerano feccia chi vorrebbe diventare un eroe o quelli che sono stati traditi dalla Società. Il lettore comprende che il romanzo è pervaso da un’ironia amarissima generata da un mondo abbandonato dalle istituzioni. Ogni microcosmo risente dei problemi del sistema centrale e quei problemi li amplifica affidandosi a chi risolverà i problemi quotidiani. Alcune zone, alcune sacche di povertà italiane sono state abbandonate per anni dallo Stato, quelle società si sono organizzate diversamente e hanno considerato eroi chi gli ha fatto fare i soldi facili mentre hanno visto gli eroi dello Stato come un ostacolo al raggiungimento del pane quotidiano.

Per questo c’è ancora tanto lavoro da fare nelle periferie d’Italia e solo la Cultura, il Sapere, la Conoscenza, la Musica, lo Sport possono portare benessere e avere un’inversione di tendenza. Io sono per andare a costruire pozzi fisicamente, ad aiutare sul campo, rendersi conto di quello che c’è da fare più che delegare. Se si entra con rispetto e con conoscenza, se si fa capire all’indigeno che migliorare è possibile, l’essere umano non è stupido, comprende la direzione del bene. Il bene ha sempre un vantaggio in più nella vita degli uomini ma questo i governi del mondo non lo capiscono. Gli interessi personali, hanno generato abbandono in periferia e questa assenza ha portato delinquenza. La Cultura genera conoscenza e la conoscenza genera ricchezza.

L’omertà è un retaggio culturale ancora duro a morire? Pure oggi?

In alcuni contesti e in alcune fasce di età è vero. Oggi la tecnologia è così avanzata che spesso essere omertosi, può creare un effetto boomerang. Le nuove generazioni saranno meno omertose, non rischieranno la propria libertà e grazie all’utilizzo personale della tecnologia e dei social credo si sarà sempre meno omertosi.

C’è stato un cambio di mentalità o le morti di Falcone e Borsellino non sono servite a niente?

Dopo la morte dei Santi giudici è cambiata l’Italia, ci siamo risvegliati da un incubo. Il loro sacrificio è servito ad aprire gli occhi e i palermitani si sono ripresi Palermo. Non ho toccato Falcone e Borsellino nel mio romanzo, ma c’è una grossa percezione di cambiamento e gli ex delinquenti sono considerati da molti dei falliti. Dire che le morti di Falcone e Borsellino e di tanti martiri non siano servite a nulla, è una bestemmia. Ho ambientato volutamente alcuni capitoli all’Ucciardone dove paradossalmente, sono carcerati “i ladri di polli”. Sì, è vero, nel romanzo la Speranza bacia pochi personaggi, però sono convinto che se si parla di violenza bisogna mostrarla e nelle critiche al romanzo sono felice di leggere che per molti la lettura sia stata un colpo al cuore. Noi italiani non siamo innocenti e il futuro dei nostri figli dipende dalle nostre azioni.

Come è cambiata la Palermo di allora da quella di oggi? C’è tanta differenza?

Palermo è una città in continuo fermento, in crescita, unica perché piena di contrasti e ricca di vita. È la città della vera integrazione tra razze, è la città del rispetto dove, spesso, si fa tutto in funzione del turista. Palermo sa che il turista può portare benessere, però quest’ultimo deve rispettare le regole della città e deve amarla. Palermo è da vivere, non soltanto da visitare.

I palermitani, come i napoletani, sanno accoglierti, anche se i siciliani, per indole sono più chiusi, per questo bisogna far capire loro che rispetteremo la loro cultura e le loro abitudini. Palermo è una città sospesa tra ricchezza e povertà dove, per citare il Allen Ginsberg, “il povero” quello che non ha nulla da perdere, “è il vero ricco perché non avendo nulla, tutto gli appartiene”. Ecco Palermo quando la ami, ti appartiene e da vent’anni a questa parte si può vivere bene in città.

Quale futuro per chi nasce nella Palermo che descrive?

La storia che descrivo, purtroppo, è plausibile. Saro, Carmelo, Caschello e tutti i picciotti della Tonnara sono ragazzi sensibili, pieni di sogni e di speranze ma hanno bisogno di Cultura e della presenza delle istituzioni per garantirsi futuro. Molti ragazzi sono abbandonati a se stessi e sono costretti a delinquere. Delinquere in maniera più semplice oggi è entrare nel mondo dello spaccio di droga che può portare i ragazzi ad un guadagno facile.

A Palermo ci vorrebbero più Cantieri Culturali come quello nato alla Zisa, più iniziative di carattere anche ludico. Spesso si fanno cattedrali nel deserto e si cerca di imporre la cultura senza veicolarla. Le istituzioni dovrebbero entrare nei quartieri e comprendere quello che ai ragazzi piace per conquistarli. Lo sport, la musica, l’arte possono allontanare i ragazzi dalla strada. I mercati di Palermo magari sono pieni di promesse dello sport, della musica, della pittura ma questo non lo possiamo sapere.

Nelle periferie i progetti entrano per finire dopo una stagione e questo crea ancora più frizioni tra locali e istituzioni. Se non c’è rispetto ma imposizione, i progetti sono destinati a fallire. I comitati di quartieri fanno tanto per i giovani ma ci devono essere più investimenti.

Ai ragazzi della Tonnara piace giocare a calcio, beh … finché non entrerà un pallone seguito da un progetto a lungo termine, il futuro sarà ancora distante e Saro e Carmelo continueranno a fuggire.




Nymeria

 
Nerd inside, come scopo nella vita sto cercando di leggere tutta la letteratura fantasy possibile e immaginabile.. Beh, poi ci sono anche i manga, i videogiochi, i telefilm, i film... ce la farò?


0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response


(required)


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.