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La fine della storia, di Luis Sepúlveda

 
Luis Sepúlveda, La fine della storia
Luis Sepúlveda, La fine della storia
Luis Sepúlveda, La fine della storia

 
Scheda del libro
 

Autore: Luis Sepúlveda (traduzione di Ilide Carmignani)
 
Titolo: La fine della storia
 
Casa editrice: Guanda
 
Anno: 2016
 
ISBN: 978-88-235-0805-7
 
Pagine: 199
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


La capacità dell'autore di narrare storie

Aspetti negativi


In alcune parti risulta un po' troppo pesante da seguire


In sintesi

Luisa Sepúlveda torna al romanzo con «La fine della storia» in cui troviamo Juan Belmonte che si confronta con le atrocità della dittatura.

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Posted 18 Novembre 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Luis Sepúlveda, La fine della storia

Luis Sepúlveda, La fine della storia

Juan Belmonte, l’ex guerrigliero cileno nato dalla penna di Luis Sepúlveda che dava la caccia a un nazista sfuggito in America Latina che abbiamo già apprezzato nel romanzo Un nome da torero (1994), torna ne La fine della storia. Un ritorno quello di Belmonte che, sebbene siano passati oltre vent’anni, ci mostra un uomo ancora saldo nei suoi principi, un combattente nel vero senso della parola. All’orizzonte del romanzo La fine della storia si staglia Villa Grimaldi «nel comune di Peñalolén, a sud di Santiago», «il principale centro di detenzione illegale, tortura e omicidio degli oppositori politici» di Pinochet. E non è un caso l’aver usato la parola «ombra» perché questa sembra quasi essere il leitmotiv del romanzo di Sepúlveda. «Non si sfugge alla propria ombra», leggiamo tra le pagine de La fine della storia. E ancora: «L’ombra di ciò che abbiamo fatto e siamo stati ci perseguita con la tenacia di una maledizione».

Il romanzo si muove in diverse parti del mondo (non è un caso che il titolo dei singoli capitoli indichi la latitudine di dove ci si trova in quel momento) e in vari momenti storici. Dalla Russia di Trockji al Cile del generale Pinochet; dalla Germania di Adolf Hitler alla Patagonia di oggi, dove Juan Belmonte vive insieme a Verónica, che non parla più dopo le feroci torture subite proprio a Villa Grimaldi. Dal suo buen retiro Juan Belmonte viene tirato via a forza perché deve portare a compimento un’ultima missione. La fine della storia, appunto. Una storia che ha a che fare con la politica, perché «la politica è cominciata quando Caino ha ammazzato Abele e da allora nulla è privo di importanza». E tanto Juan Belmonte quanto Luis Sepúlveda si schierano in maniera aperta contro un certo tipo di politica.

Dopo tante favole (Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico; Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza; Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà) Luis Sepúlveda è tornato al romanzo, quindi. Il suo stile è riconoscibilissimo anche ne La fine della storia e l’argomento trattato è perfetto per le sue corde. Solo che rispetto alle storie degli anni passati qui sembra che Sepúlveda proceda in maniera più farraginosa, cedendo un po’ troppo il passo a quelle tecniche narrative che tanto piacciono agli americani ma che forse non sono proprio nel suo animo.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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