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La grammatica del bianco, di Angelo Carotenuto

 
Angelo Carotenuto, La grammatica del bianco
Angelo Carotenuto, La grammatica del bianco
Angelo Carotenuto, La grammatica del bianco

 
Scheda del libro
 

Autore: Angelo Carotenuto
 
Titolo: La grammatica del bianco
 
Casa editrice: Rizzoli
 
Anno: 2014
 
ISBN: 9788817076319
 
Pagine: 267
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


La capacità dell’autore di calarsi perfettamente nella psicologia di un undicenne con grosse difficoltà, e l’efficacia dell’ambientazione: una crescita, un’evoluzione, che si svolge tutta in un campo da tennis, scelta inusuale ma portata avanti con grande maestria.

Aspetti negativi


La storia del ragazzo cattura, avvolge, incuriosisce e intenerisce; ciò a volte rende quasi impossibile – ai non appassionati di tennis – il non saltare pagine di dettagli sulla sfida che avviene sul campo, in favore di quella tutta personale di Warren.


In sintesi

La grammatica del bianco è un romanzo di Angelo Carotenuto che si impernia intorno alla finale di Wimbledon del 5 luglio 1980 tra Björn Borg e John McEnroe.

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Posted 28 Maggio 2015 by

 
La nostra recensione
 
 

Angelo Carotenuto, La grammatica del biancoLa grammatica del bianco, è un gradito e inconsueto regalo che lo scrittore e giornalista napoletano Angelo Carotenuto fa ai suoi lettori. Pubblicato da Rizzoli nell’ottobre del 2014, il romanzo si fa interessante fin dalle prime righe, da quel prologo di cui subito desideriamo conoscere il senso. E il senso, Carotenuto, lo sbobina pian piano, attraverso cinque capitoli che sono i cinque set di una partita che in molti ricordano e che ha contribuito a fare la storia del tennis: quella svoltasi a Wimbledon nel luglio 1980, tra Bjorn Borg e John McEnroe. Uno – il campione in gara – biondo, freddo, apparentemente impassibile, dalla grande tecnica, chiamato l’Orso, e l’altro – il Genio – moro e riccioluto, istintivo a tal punto da apparire insolente. La voce narrante è quella dell’undicenne Warren Favella, raccattapalle inglese di origini italiane, cresciuto senza un padre, convinto di non essere compreso dalla madre e pieno di problemi nonostante la giovane età. Warren ama il bianco e teme i colori, da grande sceglierà un brutto lavoro perché i brutti lavori non li sceglie mai nessuno, non ama essere toccato e si sente a suo agio soltanto quando è solo. La vita scolastica non gli piace ma lo attira il silenzio e la tranquillità della biblioteca, dove passa molto del suo tempo libero, e si diverte a scoprire parole inconsuete o a fare anagrammi. Nel suo disagio esistenziale però, respira con piacere e a pieni polmoni l’aria del campo da tennis e sebbene sia troppo insicuro per prendere in mano una racchetta, si sente favorito in quel suo stare a bordo campo, dove assimila ogni dettaglio di chi gioca o della terra su cui si muovono gli sfidanti, delle loro maglie o di una goccia di sudore, di ogni minimo cambiamento di sguardo o di intenti, del guizzo di un muscolo o di una indecisione.

Borg china la testa, sono sicuro che starà ringraziando gli dèi del tennis. Se esistono. Mac è una pentola piena di acqua che bolle. È lì lì per sfogarsi. Fissa il punto in cui la palla è caduta, oltre le spalle dello svedese, tentato dall’idea di non fidarsi e accendere un poco di casino. Li spio da lontano per non perdermi niente…

Warren è egli stesso pallina bianca, e muovendosi da un lato all’altro del campo, racconta nel tempo della finale – tre ore e cinquantatré minuti – la sua vita, i suoi sogni, i suoi malesseri, le sue buffe e tenere elucubrazioni mentali. I due campioni si giocano la finale e lui una vita diversa, e in quel lasso di tempo così ben raccontato il ragazzo cambia, afferra qualcosa che lo fa crescere, mentre noi non sappiamo se appassionarci di più ai suoi pensieri e al suo uscire dal bozzolo, o a quella incredibile partita anch’essa così ben descritta.

In una intervista, l’autore ha dichiarato: “Sentivo il bisogno e il desiderio di raccontare la storia di Warren, che è una micro-storia, ma avevo la necessità di inserirla in una macro-storia di portata epica. E allora quale migliore evento della finale di Wimbledon del 5 luglio 1980?”.

Una scelta a dir poco originale che, volenti o nolenti ci trasforma tutti in sportivi.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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