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La mappa della città morta, di Stefano Santarsiere

 
Stefano Santarsiere, La mappa della città morta
Stefano Santarsiere, La mappa della città morta
Stefano Santarsiere, La mappa della città morta

 
Scheda del libro
 

Autore: La mappa della città morta
 
Titolo: Stefano Santarsiere
 
Casa editrice: Newton Compton
 
Anno: 2016
 
ISBN: 978-88-541-8597-5
 
Pagine: 336
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Una narrazione non facile ma l’autore si dimostra a suo agio nel gestirla. È in grado di mantenere in equilibrio una storia ricca di sottostorie, con personaggi ben delineati, ritmo efficace, una trama ben congegnata, dimostrando la grande capacità di “raccontare”.

Aspetti negativi


I salti temporali, l’ambientazione in epoche differenti, inizialmente può apparire difficoltosa per il lettore. Gli consigliamo di proseguire senza cali di attenzione, poiché il tutto gli si rivelerà necessario a costruire l’intera vicenda.


In sintesi

“La mappa della città morta” è un romanzo di Stefano Santarsiere, autore che sa mantenere in equilibro una storia ricca di tante derivazioni

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Posted giovedì, 25 febbraio 2016 by

 
La nostra recensione
 
 
Stefano Santarsiere, La mappa della città morta

Stefano Santarsiere, La mappa della città morta

La mappa della città morta, Newton Compton Editori, è il nuovo romanzo di Stefano Santarsiere, classe 1974, abile narratore nonché appassionato lettore che vive e lavora a Bologna e che noi abbiamo intervistato.

L’incipit-prologo de La mappa della città morta porta la data 1754 e già da sé rivela l’avventura celata in questo libro, che immediatamente dopo e in una serie di balzi temporali, ci conduce dapprima nel 1949 in Alto Adige, per poi spostare la narrazione in Mato Grosso (1955), dove si comincia a parlare di oro, concessioni minerarie, progetti di sfruttamento malcelati da promesse di lavoro. E il lavoro arriva, certo, con turni massacranti e operai malpagati in «un ambiente di angosciosa produttività e di brutali sopraffazioni in nome del prezioso metallo delle pianure»; una realtà in cui si muove perfettamente a suo agio Gregor, “l’italiano”, l’uomo che in pochi mesi diviene “padrone” di un immenso territorio, il Pantanal, tuttavia ben presto si rende conto che la zona potrebbe rivelarsi un forziere contenente ben altri tesori. «Da sempre gli indigeni del Pantanal e delle montagne si tramandano la leggenda di questa città perduta. Secondo gli indios, gli abitanti della Cidade sono stati annientati dal “Grande Tremore”, un evento che ha ucciso gli esseri umani ma che non è riuscito a distruggere la Cidade, i cui edifici sono rimasti in piedi con tutti i loro tesori».

Gregor, curioso conoscitore delle teorie del Führer, sa bene che anche Hitler era ossessionato da leggende di antiche civiltà che di certo raccontavano ben più di favolette affascinanti; l’ammirazione per colui che considera il suo “vecchio condottiero”, lo rende ancor più sicuro e avido, pronto a tutto pur di saziare la sua sete.

Ma ecco un nuovo salto temporale: siamo nel 2003, Angelo, archeologo, scompare proprio nel Mato Grosso e suo padre – il professor Laurenzi – certo che sia ancora vivo nonostante siano passati ben due anni, assolda il giornalista Charles Fort perché lo cerchi e scopra che cosa è successo. Costretto in una sedia a rotelle, l’anziano studioso necessita dell’uomo giusto di cui fidarsi, e Charles è un uomo appassionato di tutto ciò che appare avvolto da un alone di mistero, non ha neppure quarant’anni e sta attraversando un momento di crisi lavorativa; direttore di una rivista on line, non riesce più a trovare argomenti capaci di attirare un numero consistente di lettori, inoltre nasconde un segreto che Laurenzi conosce molto bene.

A questo punto del romanzo La mappa della città morta, le informazioni ci sono tutte: grazie proprio a quei salti temporali, ricostruiamo un passato che muoverà i fili del presente e dell’avventura che manterrà un ritmo incalzante per tutto il resto del romanzo: il manoscritto di un esploratore del ‘700, un antico planetario, la scomparsa degli Oltotechi, un popolo vissuto ancor prima degli Inca, una civiltà esistente prima di quella sumera. «La loro esistenza è avvolta in una nebbia talmente fitta che è più facile lasciarli lì, nella mitologia. Come gli Sciapodi o i Nibelunghi. Gli studiosi accreditati ritengono una perdita di tempo occuparsene. Ma quelli interessati a certi misteri, come lei…»

E ancora, le ragioni della glaciazione dell’Antartide, la teoria della dislocazione della crosta terrestre… «Ora abbiamo un motivo in più per trattare questo ecosiste¬ma con i guanti bianchi. Non si tratta soltanto di equilibri delicati o di risorse da salvaguardare. È in gioco la conoscenza della storia dell’umanità. E forse la sua salvezza futura».

E, noi lettori, abbiamo tanti motivi per leggere questo originale romanzo La mappa della città morta, così ben congegnato e ricco di informazioni non necessariamente fantasiose… Intanto, dovremmo dirci orgogliosi della risposta tutta italiana allo stile di grandi autori come James Rollins, Ken Follet, Clive Cussler, poiché il nostro Stefano Santarsiere si aggiudica – con questo libro – un posto di rilievo tra gli scrittori di romanzi d’avventura (e disavventura), quelli che ci coinvolgono con spedizioni verso luoghi insoliti, scoperte di culture differenti, personaggi coraggiosi o studiosi appassionati: l’avidità umana che si scontra con la pura sete di conoscenza.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


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