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La mia patria era un seme di mela, di Herta Müller

 
Herta Müller, La mia patria era un seme di mela
Herta Müller, La mia patria era un seme di mela
Herta Müller, La mia patria era un seme di mela

 
Scheda del libro
 

Autore: Herta Müller (traduzione di Margherita Carbonaro)
 
Titolo: La mia patria era un seme di mela. Una conversazione con Angelika Klammer
 
Casa editrice: Feltrinelli
 
Anno: 2015
 
ISBN: 978-88-07-03170-0
 
Pagine: 203
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , , , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un modo interessante per conoscere una scrittrice del calibro di Herta Müller

Aspetti negativi


Non è un libro per chi non sa nulla di Herta Müller in quanto i tanti riferimenti ai suoi testi potrebbero creare confusione in chi non li ha letti


In sintesi

La mia patria era un seme di mela è un libro-intervista in cui Herta Müller racconta della sua vita, delle angherie subite e della nascita delle sue opere.

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Posted mercoledì, 20 Gennaio 2016 by

 
La nostra recensione
 
 

Herta Müller, La mia patria era un seme di melaLa mia patria era un seme di mela è un libro-intervista in cui Herta Müller, Premio Nobel per la Letteratura nel 2009, dialoga con Angelika Klammer. Come tutti i libri del genere è un modo per conoscere meglio una scrittrice e, nel caso di Herta Müller, un’autrice che, sebbene abbia vinto un Nobel, rimane, almeno in Italia, una scrittrice di nicchia (va detto che il suo stile sincopato – come vediamo, per esempio, ne L’uomo è un grande fagiano nel mondo – a volte non aiuta un’ampia diffusione delle sue opere).

La mia patria è un seme di mela permette, dunque, di conoscere meglio Herta Müller, ma non è un libro per chi non ha letto niente della scrittrice. Nelle conversazioni, infatti, si danno per scontate molte pagine dei suoi libri e quindi più di un riferimento potrebbe essere incomprensibile per chi non ha letto niente della scrittrice Premio Nobel. Attraverso dieci capitoli, Herta Müller ci parla della sua infanzia e delle immagini che l’hanno accompagnata e che poi ritroviamo nei suoi libri e ci parla anche del suo modo di scrivere, quello stile sincopato a cui facevamo riferimento all’inizio e della sua passione per i collage di parole, parole ritagliate da vari supporti e poi utilizzate per creare frasi e testi.

Quello che soprattutto distingue i collage dai consueti testi è la limitatezza dello spazio, il bordo della cartolina è la fine della storia. E una volta che le parole sono incollate non si può più cambiare nulla nel testo. È come nella vita. Qualcosa succede e non si può più fare in modo che non sia successo.

Molto interessante la parte in cui Herta Müller racconta della sua prima opera, Bassure, che è uscita fortemente censurata in Romania, patria della scrittrice, e poi della revisione per l’edizione tedesca, rivista di nascosto dalla scrittrice e da una redattrice della casa editrice che a volte imponeva un po’ troppo le sue idee.

Camminare e rimare, l’ho imparato molto tempo da. La rima che allora, mentre vagabondavo in quelle giornate malsicure, mi ripetevo bella bocca mi è ritornata per anni sui marciapiedi di Berlino, al ritmo dei passi. Ne ho fatto un collage:

La mia patria era
un seme di mela e tra
stella e falce
tu volgi la vela

E in più l’immagine: una persona assemblata.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.


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