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La morte si fa social, di Davide Sisto

 
Davide Sisto, La morte si fa social
Davide Sisto, La morte si fa social
Davide Sisto, La morte si fa social

 
Scheda del libro
 

Autore: Davide Sisto
 
Titolo: La morte si fa social. Immortalità, memoria e lutto nell'epoca della cultura digitale
 
Casa editrice: Bollati Boringhieri
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788833930305
 
Pagine: 149
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Approccio moderno e linguaggio scorrevole per un tema non facilissimo.

Aspetti negativi


L’argomento a volte può indurre una certa mestizia nel lettore


In sintesi

Con il saggio La morte si fa social il filosofo Davide Sisto affronta il tema di immortalità, memoria e lutto nell’epoca della cultura digitale.

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Posted lunedì, 15 ottobre 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Davide Sisto, La morte si fa social

Davide Sisto, La morte si fa social

Davide Sisto, giovane ma preparatissimo filosofo teoretico e tanatologo, è autore di un saggio molto interessante e di grande attualità, incentrato su temi che non sempre ci piace affrontare: la morte, l’elaborazione del lutto, l’immortalità e la memoria. Il tutto visto però nell’ottica complessa e a volte disorientante di Internet. Non a caso il titolo del saggio è La morte si fa social.

L’autore ha sorprendentemente adottato un tono spigliato, quasi leggero a dispetto degli argomenti trattati, fornendo tra l’altro diversi esempi riferiti al mondo della musica contemporanea — il Grunge dei Nirvana del compianto Kurt Cobain, gli immancabili Black Sabbath — e delle serie televisive.

Una riflessione su temi scomodi

La morte si fa social, specie nella prima parte dell’opera, offre diversi, suggestivi spunti di riflessione sui temi della percezione della morte e delle varie forme di ritualizzazione, profondamente mutate nel corso delle epoche.

Diciamocelo, oggi più che mai il tema della morte è da considerarsi un tabù, ma l’avvento del digitale non ha mancato di riverberare i suoi effetti perfino nel nostro modo di rapportarci alla morte.

La morte non esiste più?

La società contemporanea, oggi più che in passato, rifugge dalla morte. Tende a ghettizzarla anche fisicamente. Si pensi al progressivo allontanamento dei cimiteri dai centri urbani o a quella sorta di vera e propria rimozione mentale che tendiamo a farne nei nostri discorsi e nei contesti sociali.

Dunque, sì, potremmo legittimamente affermare che la morte non esiste più. O meglio, non esiste più nel cosiddetto mondo reale.

Il più grande cimitero del mondo: Facebook

Al contrario, nell’era di Internet la presenza dei morti è un fenomeno sotto gli occhi di tutti: Sisto afferma anzi che il social network più frequentato del momento, il solito Facebook, sarebbe diventato il più grande cimitero del mondo.

Come dargli torto, quando i profili dei cari estinti rimangono spesso attivi ben oltre la scomparsa dei possessori di quelle pagine? Il punto, sottolinea il filosofo, è che la data della morte di una persona non coincide con la data della sua morte “digitale”.

Un mondo di spettri digitali

Sisto conia una suggestiva, ancorché inquietante, definizione per questi “non morti” digitali: spettri digitali. Tali soggetti continuano a infestare i social network e non solo, al punto che è perfino possibile un’interazione postuma con essi, anche perché non sempre si è al corrente del loro status di defunti nel mondo reale.

L’elaborazione del lutto ai tempi di Internet: la morte si fa social

Accade così che una delle condizioni già di per sé difficili e dolorose, quale l’elaborazione del lutto, venga ad essere alterata, se non seriamente compromessa, dalla persistenza artificiosa del caro estinto sulla Rete, sugli schermi dei nostri dispositivi portatili, siano essi smartphone, tablet o computer in genere.

In realtà, già dall’avvento della fotografia l’immagine del defunto ha influito, nel bene e nel male, sulla nostra percezione della morte, e l’autore dedica all’argomento uno dei capitoli più interessanti del libro.

Ma è evidente che l’avvento del digitale ha introdotto nuove questioni, difficili da cogliere e ancor più da valutare, specie in mancanza di validi strumenti interpretativi.

L’immortalità con un colpo di clic

Sisto, aggiornatissimo sulle più recenti tendenze social e Web, affronta anche il tema della ricerca di forme più o meno azzardate e fantasiose di immortalità, al limite della fantascienza.

Ma attenzione, non stiamo parlando dell’agognata vita eterna promessa da molte religioni, bensì di elaborati sistemi di sopravvivenza digitale. Da qualche tempo sono infatti attivi progetti come Eter9, che aspira a creare controparti virtuali di noi stessi, o chatbot che permettono di dialogare con gli spettri digitali di cui sopra.

Insomma, chissà che in un futuro neanche troppo remoto non si possa vivere una seconda vita in un’altra realtà, fatta di uno e zero, suggerisce l’autore del saggio.

Un’opportunità dal digitale?

Al di là dei macabri eccessi scatenati dalla Rete — si pensi ad esempio al sito MyDeathSpace — il digitale può comunque rappresentare secondo Sisto un’interessante opportunità per confrontarsi in maniera innovativa con l’ineludibile prospettiva della morte. A patto di adottare un atteggiamento scevro da preconcetti o, peggio, preda di facili entusiasmi.

In tal senso, il saggio La morte si fa social può costituire un ottimo punto di partenza per raggiungere una migliore consapevolezza del tema della morte e delle possibilità presenti e future di mantenere in vita il ricordo, o qualcosa di più, dei nostri cari e persino di noi stessi.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.


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