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La nostra invenzione finale, di James Barrat: l’Intelligenza Artificiale prevarrà sull’Uomo?

 
James Barrat, La nostra invenzione finale. L’intelligenza artificiale e la fine dell’età dell’uomo
James Barrat, La nostra invenzione finale. L’intelligenza artificiale e la fine dell’età dell’uomo
James Barrat, La nostra invenzione finale. L’intelligenza artificiale e la fine dell’età dell’uomo

 
Scheda del libro
 

Autore: James Barrat (traduzione di Daniela Pezzella e Monica Pezzella)
 
Titolo: La nostra invenzione finale. L’intelligenza artificiale e la fine dell’età dell’uomo
 
Casa editrice: Nutrimenti
 
Anno: 2019
 
ISBN: 9788865946428
 
Pagine: 304
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Grande ricchezza di argomenti, scorrevolezza dello stile, atmosfera quasi da thriller tecnologico.

Aspetti negativi


L’incrollabile pessimismo dell’autore, espresso sin dal titolo del saggio, e che lascia il lettore pressochè senza speranze, alla prospettiva di un futuro degno di film come Terminator


In sintesi

La nostra invenzione finale è un saggio di James Barrat sul rapporto tra Intelligenza Artificiale ed esseri umani: scopri di più con la nostra recensione.

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Posted giovedì, 28 Marzo 2019 by

 
La nostra recensione
 
 
James Barrat, La nostra invenzione finale. L’intelligenza artificiale e la fine dell’età dell’uomo

James Barrat, La nostra invenzione finale. L’intelligenza artificiale e la fine dell’età dell’uomo

James Barrat, scrittore, regista e documentarista affermato, di recente ospite nella Capitale della rassegna Libri Come, è autore del libro-inchiesta La nostra invenzione finale, pubblicato negli USA nel 2014 e ora in Italia da Nutrimenti, dedicato a quello che lo stesso autore definisce il “rischio dell’IA”.

Lo scopo del libro La nostra invenzione finale

L’autore si è prefisso, come dichiara egli stesso nella prefazione all’edizione italiana, di scrivere un saggio divulgativo avente a oggetto lo studio dell’intelligenza artificiale (IA) nell’accezione di tecnologia “a duplice utilizzo”, in grado cioè di sortire grandi vantaggi per l’uomo, ma anche gravi danni. Questi ultimi, anzi, a detta dell’autore, forse addirittura irreversibili, se non mortali.

Il pericolo dell’Intelligenza Artificiale

L’IA – sostiene Barrat – per certi versi somiglia alla fissione nucleare, ma potrebbe rivelarsi addirittura più delicata e pericolosa. L’autore si dichiara più che convinto che l’IA sia una sorta di Spada di Damocle gravante sulle teste di noi poveri uomini, dal momento che minaccerebbe la sopravvivenza stessa dell’uomo.

La razza umana non sarebbe in pericolo a causa del tanto sbandierato riscaldamento globale, né per lo strisciante ritorno “Trumpiano” alla Guerra Fredda, con conseguente Armageddon nucleare, né tantomeno a causa dell’improbabile impatto con un asteroide. Nossignori, la minaccia deriverebbe dall’avvento incontrollato dell’Intelligenza Artificiale.

Una visione troppo pessimistica o, al contrario, realistica?

Forse, a mio avviso, il limite più grande del corposo e, intendiamoci, ben documentato saggio La nostra invenzione finale, è di essere un’opera troppo “a senso unico”. Il punto di vista dell’autore, ancorché rispettabile e sostenuto da eminenti pareri, compreso quello del celebre, compianto fisico Stephen Hawking, finisce per viziare almeno in parte l’impianto espositivo: fin dalla prima pagina Barrat, con grande sicurezza, lancia il suo accorato grido d’allarme contro il pericolo rappresentato dalla crescente diffusione dell’IA.

JB è certo che in un prossimo futuro l’IA, dopo avere rimpiazzato l’uomo in innumerevoli mansioni, sarà presto o tardi in grado di sviluppare sé stessa, migliorandosi costantemente. Il processo, una volta intrapreso, sarà inarrestabile e provocherà come estrema conseguenza il declassamento della razza umana.

Ciò avverrà in seguito alla cosiddetta “esplosione d’intelligenza”.

I limiti di una visione

Barrat si mostra fermamente convinto che le macchine superintelligenti dell’imminente futuro si adopereranno con ogni mezzo per raggiungere i loro scopi, ossia il continuo upgrade di sé stesse, a probabili spese dei loro creatori.

In altre parole, l’autore si cala nelle vesti di una sorta di Cassandra del Nuovo Millennio, senza però indicare i passi che in concreto dovrebbe o potrebbe prendere la nostra specie per porsi al riparo da un futuro dominato in senso letterale dalle macchine.

I colossi tecnologici e l’IA: un rapporto pericoloso

Non manca un’acuta disamina del ruolo dei colossi tecnologici, da Google a Facebook. Non è un segreto che questi veri e propri Moloch tecnologici si comportino in modi a volte predatori e pericolosi. Basti pensare ai recenti scandali che hanno colpito Facebook e la società Cambridge Analytica. Tra l’altro, per chi volesse approfondire la materia, di questi argomenti si è di recente occupato, con la consueta, incendiaria veemenza un altro guru dell’informatica, Jaron Lanier.

La domanda, oggettivamente non banale e anzi tutt’altro che rassicurante che pone Barrat nel suo libro è: potremo fidarci di organismi tentacolari e onnipresenti quali Facebook e Google quando si verificherà la temuta esplosione d’intelligenza?

Barrat è un luddista?

A prima vista si potrebbe pensare che l’autore del saggio La nostra invenzione finale sia una sorta di luddista, tale è l’ampiezza del timore manifestato nelle pagine del libro.

Le cose non stanno però così: JB infatti si definisce, nonostante tutto, “un gran sostenitore” dell’intelligenza artificiale. I cosiddetti sistemi di apprendimento approfondito, cui giungeranno presto o tardi le reti neurali artificiali, potrebbero condurre a importanti risultati – non necessariamente distruttivi – in campi quali la genetica, la sanità, i trasporti. Tra l’altro alcuni di questi ambiti sono già in parte gestiti dall’IA, per ora con esiti positivi, annota con indubbia onestà intellettuale JB.

Un’inchiesta durata anni

La nostra invenzione finale è il risultato di un lavoro d’inchiesta condotto per diversi anni dal suo autore, che si è premurato di intervistare esperti di nuove tecnologie, scienziati, consulenti tecnici anche del settore militare (per ovvi motivi molto interessato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale), nonché di compiere visite alla Silicon Valley, la culla dell’IA.

Barrat si pone all’antitesi di importanti personaggi, forse fin troppo ottimisti sulle sorti dell’uomo alle prese con le macchine di Domani. Un esempio: l’avvento della Singolarità propugnata dal pur geniale Raymond Kurzweil con incrollabile entusiasmo come evento evolutivo e salvifico in chiave postumana è considerata dall’autore del saggio come un’eventualità pericolosissima, da scongiurare a tutti i costi.

Domande inquietanti ma necessarie

Barrat, con il quale si può essere o meno d’accordo sull’apocalittica visione di un futuro che vede l’uomo soccombere davanti al travolgente avvento dell’Intelligenza Artificiale, pone tuttavia alcune domande importanti, che meritano tutta la nostra attenzione. Tra queste: quand’è che le macchine riusciranno a ottenere il potere di decidere al posto nostro? In che modo vi riusciranno? Con o senza il nostro consenso?

In realtà la vera domanda di fondo, quella che dovrebbero porsi le nostre Istituzioni e il mondo della scienza è un’altra: è possibile trovare il modo di armonizzare l’intelligenza artificiale e la nostra Libertà di esseri umani, destinati nella visione di Barrat a soccombere allo strapotere dell’IA?

Un atto d’accusa, ma anche uno stimolo prezioso alla riflessione

La nostra invenzione finale, al di là del titolo che non mancherà di suscitare debiti scongiuri nei lettori più superstiziosi, si presenta come un corposo atto d’accusa contro quella che Barrat bolla come imperdonabile leggerezza da parte di importanti esponenti d’area scientifica, governativa e industriale.

Lo fa portando a sostegno dell’accusa importanti contributi, non sempre del tutto convincenti o super partes, ma comunque più che meritevoli d’attenzione.

In tal senso, anche se si può trovare forse eccessivo il pessimismo dell’autore, il suo può essere considerato come un importante stimolo a riflettere su quello che sta diventando uno dei temi cruciali del nostro vivere quotidiano, la convivenza – auguriamoci meno conflittuale di quella paventata da Barrat – con l’Intelligenza Artificiale.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.


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