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La Valle di Àtopon

 

 
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In sintesi

Per forza di cose quando hai finito di leggere La Valle di Àtopon non puoi fare a meno di pensare che c’è un inevitabile doppio filo di lettura e un doppio respiro nel nuovo libro di Fabio Marzocca. Da un lato la storia reale, un quotidiano fatto, diremmo normalmente, da storie dolorose, tunnel da superare, […]

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Posted 1 Agosto 2007 by

 
La nostra recensione
 
 

La Valle di ÀtoponPer forza di cose quando hai finito di leggere La Valle di Àtopon non puoi fare a meno di pensare che c’è un inevitabile doppio filo di lettura e un doppio respiro nel nuovo libro di Fabio Marzocca. Da un lato la storia reale, un quotidiano fatto, diremmo normalmente, da storie dolorose, tunnel da superare, angosce di cui farsi ragione per averne ragione, alla lunga e se possibile. Dall’altro lato la storia sorprendente che diventa favola quasi favolosa, che spiega, senza enfasi, che molto è possibile, con la giusta e buona volontà.Bisognerebbe conoscere Marzocca per cogliere la particolarità del personaggio e la specialità del suo descrivere, che è una narrazione intima, interiore, ma anche capace di tirar fuori dai personaggi proiezioni straordinarie. Per dirla tutta la curiosità potrebbe stare nel fatto che Fabio Marzocca è un ingegnere romano che ha avuto quella che egli stesso, con sufficiente distacco e una punta di autoironia, definisce sul suo sito «la noiosa carriera professionale di ingegnere, durante la quale ho diretto uomini e attività attraverso cosiddetti prestigiosi incarichi sia pubblici che privati». Tutto vero, tanto che ti vien da chiedere com’è che questo ingegnere è finito con l’andare ad esplorare il mondo della psiche, puntando sulla strada di sentimenti, del dolore, della speranza. Sarà, azzardiamo, che un’approfondita ed intensa esperienza di ricerca nel campo della Psicologia Analitica Junghiana e della Psicoantropologia Simbolica hanno fatto emergere l’uomo e l’autore che, pian piano, ha saputo avvicinarsi, spiega lui «con perizia e cautela allo stupendo mondo dei miti e alle dimensioni simboliche e immaginative fondamentali del pensiero umano, divenendone poi appassionato cultore».
Da qui La Valle di Àtopon, che racconta la storia di Ughino, un bambino molto povero che vive in un paesino sulle colline umbre, che si batte come un leoncino per tentare di far guarire la sua mamma malata. Ma, spiegano le donne del posto e del libro, qui non c’è terapia fatta di medicine che serva o che basti, è altrove che va cercata la via per guarire. Come e cosa fare? Ughino chiede aiuto ai suoi due amici più grandi, Markus e Angela, che lo accompagneranno in una magica avventura, sino all’incontro con la regina Arborea.
Libro che si legge rapidamente, ma tra lunghi e profondi sospiri e pause di riflessione. Nei passaggi tra il reale e il surreale ti sembra di esserci o di esserci stato, tra quelle emozioni, tra quei sussulti, tra quelle speranze e quella disperazione. Alla ricerca dell’amicizia vera, dell’ispirazione e dell’ispiratore, della via d’uscita ma, forse, ancora prima, della via da percorrere, tutta e per intero, a qualunque costo.

Andrea Lodato
La Sicilia – 25 giugno 2007

 






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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)


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