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Le assaggiatrici, di Rosella Postorino

 
Le assaggiatrici
Le assaggiatrici
Le assaggiatrici

 
Scheda del libro
 

Autore: Rosella Postorino
 
Titolo: Le assaggiatrici
 
Casa editrice: Feltrinelli
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788807032691
 
Pagine: 288
 
Formato: cartaceo, eBook
 
Genere: ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Un romanzo avvincente, profondo, originale e ricco di spunti di riflessione. Una storia che può aiutarci a non giudicare, perché il confine tra ciò che è giusto o sbagliato non sempre è così netto e distinguibile.

Aspetti negativi


Non ci convince il finale, ovvero quei salti temporali delle ultime pagine che aiutano a comprendere alcune cose lasciate in sospeso, e in questo sono efficaci, tuttavia la struttura utilizzata ci appare come soluzione innaturale per spiegare, quasi una forzatura.


In sintesi

Con Le assaggiatrici Rosella Postorino ha vinto il Premio Campiello 2018: scopri di cosa parla il romanzo e lasciati coinvolgere dallo stile dell’autrice.

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Posted sabato, 22 Giugno 2019 by

 
La nostra recensione
 
 
Le assaggiatrici

Rosella Postorino, Le assaggiatrici

Le assaggiatrici di Rosella Postorino, nativa della Calabria ma romana d’adozione, è il romanzo che oggi vi suggeriamo di leggere. I nostri consigli di lettura non sono mai strettamente collegati a premi o classifiche di vendita, tuttavia dobbiamo dire che l’autrice con questo libro si è aggiudicata il Premio Campiello 2018 con una vittoria nettissima: 167 voti su 268!

Rosa: strumento della storia

Le assaggiatrici, pubblicato da Feltrinelli, narra la vicenda di Rosa, giovane tedesca che nell’autunno del ’43 diviene suo malgrado strumento della storia. Insieme ad altre donne deve assaggiare ogni pietanza che raggiungerà la mensa di Hitler, per proteggerlo da eventuali avvelenamenti. Ovvero, le assaggiatrici sono chiamate a rischiare la vita per lui e controllate a vista dalle SS perché svolgano al meglio il loro delicato compito.

Sono libere di tornare alle loro case soltanto a un’ora dal pasto, tempo necessario a verificare che nessuna si senta male.

Le assaggiatrici, un libro che parte in sordina

Il gruppo è vario, insieme a Rosa emergono le differenti personalità delle altre, che ci vengono presentate lentamente, così come accade nella vita vera quando giorno dopo giorno approfondiamo una conoscenza. E tutte, indistintamente, cominciano a far parte del nostro quotidiano perché questo è un libro che non puoi lasciare più. Parte in sordina e neppure ti accorgi di come sia accaduto: è impellente stare al fianco di Rosa, preoccuparsi per lei, vivere con lei emozioni che la sorprendono in un momento di particolare vulnerabilità. Ed è inevitabile comprenderla anche quando lei stessa non si comprende.

Giovinezza e solitudine: un terreno minato

È sola, Rosa: di Gregor, marito dichiarato disperso sul fronte russo, non si sa più nulla e l’attesa di un suo ritorno è volontà di aggrapparsi a una fiducia che aiuta a sopravvivere.

Continuavo ad amarlo. Di un amore adolescenziale, univoco, che non ha bisogno di corrispondenza, soltanto di testardaggine, di fiduciosa attesa.

Nondimeno, il connubio tra il vuoto lasciato da un marito scomparso e la giovinezza, rappresenta per la protagonista un terreno minato in cui si rischia anche se le vere mine non vengono calpestate.

Il potere che diviene debolezza

Tutte avevamo bisogno di essere desiderate, perché il desiderio degli uomini ti fa esistere di più. Ogni donna lo impara da giovane, a tredici, quattordici anni. Ti accorgi di quel potere quando è troppo presto per maneggiarlo. Non lo hai conquistato, perciò può diventare una trappola.

E ancora:

Il potere devi esercitarlo, altrimenti ti fagocita; se poi ha a che fare con la tua intimità, può rovesciarsi in debolezza. Sottomettersi è più facile che soggiogare. Non è la massa a essere come le donne, ma il contrario.

Il vacillante confine tra bene e male

L’arrivo del tenente Ziegler, crea confusione non soltanto nell’anima della giovane Rosa ma anche nel lettore. Il quale si ritrova a fare i conti con la propria capacità di discernimento, vacillando in quel confine tra bene e male che diviene meno netto, come sempre quando si abbassa la guardia.

Rosella Postorino ci costringe ad allentare la presa sulle nostre radicate convinzioni mostrandoci che non è facile perdere l’umanità qualunque sia il ruolo che rivestiamo o la condizione che stiamo vivendo.

Noi siamo i nostri segreti?

Un segreto è qualcosa che alberga in ognuno di noi, e spesso nascondiamo qualcosa che ci appartiene perché è a noi stessi inaccettabile.

Che fosse possibile omettere parti della propria esistenza, che fosse così facile, mi ha sempre allibita; ma è solo ignorando la vita degli altri mentre scorre, è solo grazie a questa fisiologica carenza di informazioni, che possiamo non impazzire.

La storia è fatta dalle persone

Le assaggiatrici è un romanzo dilaniante, ispirato dalla storia vera di Margot Wolk, assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf. L’autrice de Le assaggiatrici racconta di aver letto qualcosa su questa anziana donna e sulla sua esperienza, che ha deciso di rendere pubblica all’età di 96 anni. Da lì a desiderare di incontrarla e conoscerla il passo è stato breve, sebbene non ce ne sia stato il tempo poiché è morta poco prima che ciò si realizzasse. Ciò non ha impedito alla scrittrice di compiere ricerche, approfondire l’argomento e riuscire nell’intento di ricostruire un’epoca attraverso vicende umane toccanti e capaci di lasciare il segno, perché ogni storia – e la storia stessa – è fatta dagli esseri umani e dalla loro forza o debolezza.

Un libro che vi suggeriamo di leggere, certi che anche in voi lascerà qualcosa di profondo.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.


2 Comments


  1.  
    giulia

    A me il romanzo non è piaciuto per vari motivi.
    Non sono riuscita ad empatizzare con la protagonista, cosa che secondo me è molto grave: non riesco ad immedesimarmi in una bambina che mangia i fili dei gomitoli aspettandosi poi di morire o che morde la mano del fratellino neonato apposta per fargli male senza alcun motivo. E quando all’inizio del libro, mentre il macchina con il marito e lui le infila le dita in bocca, pensavo sarebbe partita una scena piccante, invece mi ritrovo un discorso del tipo “lui ha fiducia in me perché non lo mordo”. Inoltre molti dei suoi paragoni mi risultano senza senso, ostici da capire anche dopo mesi (non esagero) di riflessione sulle connessioni logiche tra i due soggetti del paragone. Per chiudere su questo punto, il fatto che lei non trovi inquietante che l’SS la fissi dalla finestra per tutta la notte e che addirittura lo trovi romantico mi ha disgustata. Ci stava il fatto che non potesse ribellarsi, perché l’uomo aveva il potere di ucciderla su due piedi senza nemmeno pensarci un secondo di più e con la certezza di non essere punito con una qualunque scusa. Ok, ma almeno non trasmettere alle persone che leggono il messaggio che gli atteggiamenti di uno stalker siano romantici! Di questi tempi, mi sembra estremamente orribile.
    Passando alle altre assaggiatrici. Saranno in tutto una decina e me ne ricordo due e nemmeno così bene, e il libro non l’ho letto nemmeno tanto tempo fa e ho una buona memoria per i romanzi. Semplicemente sono fumose e senza chissà quale personalità, inoltre compaiono ogni venti o trenta pagine, se non di più, e purtroppo non vengono caratterizzate abbastanza per essere perfettamente distinguibili l’una dall’altra anche solo nominandole. In questo è molto più capace George R.R. Martin, che di personaggi nel giro del primo capitolo te ne presenta una quindicina e li tratteggia con poche parole, ma che te li rendono facili da memorizzare: e così ti ricordi chi è Jora Mormont anche se lo spazio riservato a lui nel primo volume non è tanto. La Postorino dice che le giornate di Rosa praticamente si svolgono praticamente per intero nella Tana del Lupo con le altre donne. Non parlano di niente? Non si vedono anche fuori? Non le sente parlare tra di loro? Niente per mesi e mesi interi? Seriamente? Nemmeno i gossip più frivoli?
    Infine lo stile, spesso pesante a causa degli astrusi ragionamenti della protagonista, insieme a citazioni di opere tedesche dell’epoca senza che ti venga spiegato niente. Semplicemente ti spiattella il titolo di una canzone in faccia e non ti racconta magari di cosa parla o che tipo di musica accompagni le parole. O conosci ciò che nomina o ti attacchi. Mi sembra un comportamento molto irrispettoso verso chi il tedesco o la società e la cultura tedesche non li ha studiati, come la sottoscritta, che non vorrebbe fare delle ricerche su Google. Inoltre la trama mi sembra troppo piatta per poter davvero prendere e appassionare, io l’ho letto mentre ero in ospedale con mia madre e perché costretta da un lavoro da svolgere, altrimenti non lo avrei toccato.




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      Susanna Trossero

      Ciao Giulia, ci fa sempre piacere accogliere le recensioni dei lettori, perché significa partecipazione viva, e perché sentire pareri differenti è sempre interessante.

      Personalmente, ho trovato il libro molto bello e avvincente, anche nel momento in cui mi ha creato disagio. Il disagio (che tu hai vissuto come disgusto) mi ha confermato che stavo vivendo la storia fino in fondo, con coinvolgimento emotivo, dunque un grande punto a favore per l’autrice. Perché vedi, un romanzo funziona nel momento in cui suscita delle emozioni, in bene o in male. Non importa che si sia d’accordo con le azioni della protagonista, i libri – e le storie di chi ci sta intorno – non rispecchiano ciò che noi siamo, non si basano sui nostri personali principi morali né sogni o bisogni. La bellezza sta nel fatto che grazie alla letteratura noi viviamo anche ciò che mai avremmo vissuto nella vita reale. Io trovo tutto questo affascinante, ed è ciò che fa muovere il mondo dei libri. Personalmente, in una presentazione, sono stata attaccata per la scelta della protagonista del mio romanzo “Adele” ad un certo punto della storia. Una voce indignata mi ha contestato certe sue azioni in modo piuttosto acceso. Ebbene, da scrittrice mi sono sentita lusingata: significa che il romanzo ha funzionato.

      Far compiere azioni riprovevoli o discutibili ai personaggi rappresenta la piena libertà dell’autore di costruire una storia. Sporcarsi le mani, affondarle nel “fango”, significa lasciarsi andare davvero alla scrittura. E, per fortuna, non significa spingere i lettori verso qualcosa di riprovevole. Altrimenti dovremmo bandire dai romanzi omicidi, tradimenti, bassezze d’ogni genere, alcolismo, uso smodato di droghe, scelte giudicate “amorali” dalla massa, storie basate sulla violenza, e così via.
      Si può provare empatia per un personaggio oppure no, in fondo è per questa ragione che ogni libro ha un suo pubblico, applausi o fischi. A me una bambina che mangia i fili dei gomitoli o morde il fratellino non pare così assurda, i bambini fanno le cose più bizzarre e non per questo io devo immedesimarmi in tutti loro o all’opposto rifiutarli come personaggi.

      Per quanto riguarda ciò che chi non è tedesco non capisce, vale per una marea di libri, dall’Arminuta ai romanzi di Montalbano o di Fois o non so più quanti altri, non ultimo quello che sto leggendo pubblicato da Rizzoli, che contiene termini in lingua sarda senza traduzione. Non ci trovo niente di strano né di offensivo: quando non capisco qualcosa e ci tengo particolarmente, faccio le ricerche su Google, senza per questo sentirmi mancata di rispetto.

      Per il resto, riguardo i personaggi minori credo che tutto ciò che andava detto sia presente nel romanzo quanto basta per dare l’idea dell’ambiente e dello stato d’animo…

      Sono felice di questi scambi, diventano piacevoli approfondimenti e altrettanto piacevole trovo il poter discutere di un libro con persone vivaci come te, mentre tanta gente ancora giudica la lettura un atto passivo.

      Un’ultima cosa: davvero una narrazione in cui accade qualcosa di fortemente disturbante (che a te ha disgustato ma che per i più è diventato l’elemento che avvince), può essere definita “piatta”?

      Grazie per il tuo interessante contributo, torna a trovarci su queste pagine!





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