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L’inverno del mondo, di Ken Follett. Recensione

 

 
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In sintesi

La sfida intrapresa da Ken Follett è ammirabile: riuscire in tre romanzi corposi a narrare il XX secolo dell’umanità, intrecciando le vicende di cinque famiglie è innegabilmente una dimostrazione di talento. L’inverno del mondo riprende le vite dei protagonisti de La caduta dei giganti proseguendo il viaggio storico attraverso un cambio di generazione. Le famiglie […]

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Posted 14 Novembre 2012 by

 
La nostra recensione
 
 

La sfida intrapresa da Ken Follett è ammirabile: riuscire in tre romanzi corposi a narrare il XX secolo dell’umanità, intrecciando le vicende di cinque famiglie è innegabilmente una dimostrazione di talento. L’inverno del mondo riprende le vite dei protagonisti de La caduta dei giganti proseguendo il viaggio storico attraverso un cambio di generazione. Le famiglie già incontrate, dislocate tra Germania, Inghilterra, Russia e USA, devono affrontare il grande male del nazismo e la conseguente Seconda Guerra Mondiale. Gli intrecci familiari, amori, e incredibili incontri, davvero – nemmeno sotto incantesimo un comune mortale può incontrare il fratellastro che non sapeva di avere in un luogo X posizionato tra New York e Mosca – si alternano alla grande protagonista: la Guerra.

Dall’ascesa di Hitler, alle decisioni di Stalin e gli incontri con Roosevelt, fino allo sbarco in Normandia, l’invenzione dell’arma più drammatica del mondo, la bomba atomica, e la disfatta della Germania, Ken Follett accompagna il lettore in un viaggio storico notevole, romanzato ma contemporaneamente capace di risvegliare memorie assopite.

Peccato che… dopo aver giustamente e doverosamente acclamato le abilità di scrittore di Follett sono costretta a osservare L’inverno del mondo con occhio storico, critico. L’esaltazione dell’America come grande e unica salvezza del mondo, la guerra spietata ma giusta, i cattivissimi russi – secondo Ken Follett solo i soldati russi violentarono le donne tedesche, e non, una volta cacciati i nazisti da Berlino, i buoni, francesi, inglesi, americani non si sarebbero mai sognati tale crimine – sembrano il ritratto di una vecchia e brutta barzelletta.

Il cattivissimo, tipico personaggio sempre presente nei romanzi del noto autore, viene in questo caso egregiamente rappresentato dal nazismo, in un secondo momento dal comunismo; il buono per eccellenza il capitalismo, ovvero l’America.

Dell’Italia non v’è traccia, se non un Mussolini citato all’inizio e un Enrico Fermi ricordato durante le sperimentazioni che portarono alla creazione delle bombe atomiche nell’ambito del famoso Progetto Manhattan.

Della reale devastazione che la bomba atomica fece su Nagasaki, bomba denominata Fat Man, e Hiroshima, non v’è traccia sul libro, né delle radiazioni e delle conseguenti contaminazioni.  Come troppo spesso accade, il lancio delle due bombe atomiche sul Giappone viene presentato come un’azione indispensabile, l’unica,  per far terminare la guerra. Probabilmente è la sola spiegazione che una generazione umana riesce a darsi di fronte a tale rovina.

Il romanzo è scorrevole, gli intrecci notevoli, pochi colpi di scena, d’altronde la storia la conosciamo; salvo qualche SS troppo audace e un paio di spie di notevole ingegno, il racconto scivola senza attacchi di ansia o sequenza al cardiopalma. Notevole impresa letteraria, ma cercare il buono buonissimo e il cattivo cattivissimo anche in un contesto storico, seppur romanzato, è, a mio avviso, rischioso.

Ken Follett
L’inverno del mondo

Traduzione di Adriana Colombo, Paola Frezza Pavese, Nicoletta Lamberti, Roberta Scarabelli
Mondadori, 2012
ISBN 9788804614920
pagine 960, € 25,00




Anna Fogarolo

 
Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus... Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.


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