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Manifesto animalista, di Corine Pelluchon

 
Corine Pelluchon, Manifesto animalista
Corine Pelluchon, Manifesto animalista
Corine Pelluchon, Manifesto animalista

 
Scheda del libro
 

Autore: Corine Pelluchon (traduzione di Fabrizio Florian)
 
Titolo: Manifesto animalista. Il programma politico dei vegani, per essere felici noi e loro
 
Casa editrice: Sonda
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788871068848
 
Pagine: 111
 
Formato: cartaceo
 
Genere: , , ,
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Il libro è di facilissima lettura, scritto con linguaggio fin troppo semplice e adatto ad ogni ordine di lettore.

Aspetti negativi


Ho trovato la stesura del testo piuttosto vaga, troppo per un vero e proprio manifesto che dovrebbe contenere un programma (o anche solo un’idea) su come agire e perché agire.


In sintesi

Corine Peluchon scrive «Manifesto animalista. Il programma politico dei vegani, per essere felici noi e loro», edito in Italia da Sonda.

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Postedmercoledì, 14 marzo 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Corine Pelluchon, Manifesto animalista

Corine Pelluchon, Manifesto animalista

È uscita il mese scorso, febbraio 2018, per Edizioni Sonda, l’edizione italiana del Manifesto animalista di Corine Pelluchon (titolo originale: Manifeste animaliste. Politiser la cause animale, la traduzione italiana è di Fabrizio Florian), filosofa francese, docente all’Università di Marne la Vallée di Parigi e specializzata in bioetica, ecologia e filosofia politica.

Il Manifesto animalista di Pelluchon

Si tratta di un piccolo libro (poco più di un centinaio di pagine) diviso in tre parti, che si propone di indicare una possibile via per giungere all’obiettivo di una società priva di sfruttamento animale (dove con “sfruttamento animale” si intendono soprattutto le pratiche istituzionalizzate che costituiscono la base delle nostre attività personali, sociali, economiche e politiche, come la macellazione a fini alimentari, la produzione di pelli e pellicce, lo sfruttamento di animali per l’intrattenimento, etc.).

L’autrice mantiene, come fil rouge del testo, una linea di pensiero per cui l’animale e il problema della “questione animale” devono essere inseriti nel sistema politico degli umani, che in questo modo si apre ad una loro considerazione giuridica. Gli animali, pur non essendo cittadini perché «non pensano a sé stessi come appartenenti alla nostra comunità politica», sono senz’altro soggetti politici. Essi infatti «hanno degli interessi da difendere, delle preferenze individuali e la facoltà di comunicarle», il che significa anche che il loro essere “soggetti di una vita” sia fuori discussione. Il problema, allora, il motivo alla base della politicizzazione della questione animale, è un problema di coesistenza.

Noi abitiamo la stessa Terra che abitano loro, e gli obblighi imposti all’uomo da questa situazione devono essere tradotti dal diritto in termini giuridici. Ciò implica, naturalmente, che «perché un giorno possa sorgere una società giusta verso gli animali, è necessario che gli esseri umani lo desiderino». In altre parole, secondo la Pelluchon, «i diritti animali, come il valore riconosciuto alla natura, non sono antropocentrici o relativi al punto di vista degli umani, anche se sono antropogenici, ossia scoperti e formulati dagli uomini».

Per l’autrice, la lotta politica si deve svolgere su tre livelli.

  • Il primo è quello normativo, per cui appunto l’area giuridica deve farsi carico degli interessi degli animali, affinché vengano promosse legislazioni che creino le condizioni per favorire la coabitazione.
  • Il secondo coinvolge l’ambito rappresentativo: all’interno della democrazia, i rappresentanti si dovranno assicurare che «avvenga l’inclusione degli interessi animali nelle politiche pubbliche».
  • Il terzo e ultimo livello, invece, è quello dello spazio pubblico, e riguarda tutto ciò che chiunque, dal cittadino al rappresentante politico può fare in favore degli animali e della giustizia nei loro confronti.

Il pensiero di Corine Pelluchon

L’animalismo della Pelluchon ha come cardini la democrazia e l’azione legislativa, sebbene l’autrice specifichi che il processo di formazione di una società più giusta verso gli animali non poggerà solo sul termine giuridico, ma riguarderà la società tutta, in ogni suo aspetto sociale, politico e culturale. In ogni caso, possiamo individuare nel raggio della sfera legale democratica lo scenario di fondo entro cui viene collocata l’azione animalista.

La lotta, per l’autrice, si svilupperà in due tempi, uno lungo e uno breve, così da superare l’opposizione tra abolizionismo e welfarismo. Il tempo lungo è quello che ha come orizzonte la fine dello sfruttamento; quello breve è impostato su un approccio gradualista. L’abolizione delle pratiche di sfruttamento dovrà passare gradualmente attraverso una riorganizzazione delle stesse attività di sfruttamento, che saranno ridisegnate in modo da minimizzare lo squilibrio economico e sociale.

Si tratta, questa, di una posizione destinata ad entrare nell’ormai classico dibattito sulla strategia corretta da adottare per il fine della liberazione animale: un intervento esterno all’ordine attuale (cioè quello che istituzionalizza lo sfruttamento animale), oppure un intervento interno? Una rivoluzione o una riforma? È meglio cambiare il sistema affrontandolo di petto, “da fuori”, o usando le sue stesse armi e logiche, “da dentro”? La Pelluchon, che ha caro l’esempio di Lincoln e dell’abolizione della schiavitù, in Manifesto animalista si colloca decisamente in questo secondo schieramento.




Samuele Strati

 


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