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Nel nome della croce, di Catherine Nixey: uno stile piacevole ma inadeguato

 
Catherine Nixey, Nel nome della croce
Catherine Nixey, Nel nome della croce
Catherine Nixey, Nel nome della croce

 
Scheda del libro
 

Autore: Catherine Nixey (traduzione di Leonardo Ambasciano)
 
Titolo: Nel nome della croce. La distruzione cristiana del mondo classico
 
Casa editrice: Bollati Boringhieri
 
Anno: 2018
 
ISBN: 9788833929699
 
Pagine: 364
 
Formato: cartaceo; eBook
 
Genere:
 
Il nostro voto
 
 
 
 
 


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Aspetti positivi


Stile accattivante e scorrevole.

Aspetti negativi


Unilateralità della ricostruzione storica, faziosa e arbitraria.


In sintesi

Scopri perché il saggio Nel nome della croce di Catherine Nixey è un testo che non convince e persegue in maniera monotona una idea preconfezionata.

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Posted giovedì, 25 ottobre 2018 by

 
La nostra recensione
 
 
Catherine Nixey, Nel nome della croce

Catherine Nixey, Nel nome della croce

Il saggio Nel nome della croce di Catherine Nixey è scritto in uno stile molto scorrevole, accattivante da leggere, una qualità non sempre tipica della saggistica. E tuttavia allo stesso tempo, tale approccio ci appare inadeguato per affrontare l’incandescente materia del saggio.

Perché? Perché la Nixey ha optato per una forma narrativa tendente al romanzesco, con una rievocazione degli innumerevoli e orrendi crimini di cui secondo l’autrice si sarebbero macchiati i primi cristiani in chiave melodrammatica e in definitiva fantasiosa. Nel tentativo di dare più spessore e colore agli episodi via via riferiti con una dovizia di particolari grottesca e accidiosa, la narrazione diviene spesso — anzi quasi sempre — stucchevole, quando non ridicola.

Un saggio che non convince

Vero è che, come spiega l’autrice in un maldestro tentativo di captatio benevolentiae nell’introduzione, si tratta del suo primo libro, ma il risultato non convince. E non lo fa, diremmo, da subito, già dal Prologo, che si apre così:

I distruttori venivano dal deserto, e Palmira era la loro meta. Da anni bande di fanatici barbuti vestiti di nero e dediti al saccheggio, armati con poco più che pietre, sbarre di ferro e un inflessibile senso di rettitudine morale, stavano terrorizzando i territori orientali dell’Impero Romano.

Già la scelta di ambientare le distruzioni a Palmira suona significativa: è evidente il tentativo, grossolano e inutilmente virulento, di accostare la furia devastatrice cristiana ai tragici, recenti crimini compiuti dall’ISIS. Ma c’è di più: la trattazione prosegue dipingendo costantemente i pagani come illuminati e tolleranti, contrapposti ai “branchi” o “sciami” di seguaci del Vangelo ovviamente fanatici, ignoranti e assetati di sangue.

A dire il vero, questo modo di procedere non è nuovo, e nomi ben più illustri della Nixey si sono già cimentati nel corso dei secoli nel facile gioco al massacro dei credenti, puntualmente dipinti come stupidi creduloni.

Una ricostruzione storica discutibile

Anche limitandoci al puro dato storico, la ricostruzione operata dalla Nixey è quantomeno discutibile: non siamo affatto convinti che l’avvento del cristianesimo sia stato davvero segnato dal ricorso puntuale a massacri e mostruose devastazioni compiute dai primi cristiani. I quali certo non si comportarono esattamente come angioletti, specie dopo che la religione cristiana divenne religione di stato, dall’imperatore Costantino in poi.

Ci furono eccessi, certamente: pensiamo ad esempio all’arcinoto, terribile linciaggio della filosofa neoplatonica Ipazia o alla chiusura della millenaria Accademia ateniese, tutti episodi ovviamente riportati con compiaciuta enfasi dall’autrice del saggio.

Tuttavia, giudicare gli avvenimenti del mondo antico con il metro di oggi è quantomeno fuorviante e anacronistico.

Al contrario, non possiamo invece ignorare che furono le comunità cristiane a essere oggetto di ripetute e sanguinose persecuzioni. Le mani dei Romani si macchiarono copiosamente di sangue: pensiamo alle crocifissioni, ai martirii, ai vari omicidi perpetrati in ossequio al purtroppo sempre attuale principio della ragion di stato.

Tutte verità storiche ampiamente documentate, a differenza delle fantasiose e faziose ricostruzioni elaborate da Catherine Nixey.

Nel nome della croce: un libro inutile, oltre che dannoso

Non crediamo di esagerare nel definire il libro Nel nome della croce quasi dannoso, alla luce delle considerazioni svolte sin qui. Dannoso perché, nonostante le blande rassicurazioni dell’autrice, a nostro avviso non fa altro che gettare benzina sul fuoco della perdurante, feroce critica di cui è oggetto, e non da oggi, il cristianesimo.

Il mondo tardoantico evocato dall’autrice è un incubo revisionista, concepito dalla mala-fede di chi intende riscrivere la storia per dimostrare la pericolosità delle religioni mono-teiste, e in particolare di quella cristiana.

Ma affermare che il patrimonio culturale del mondo classico sia stato distrutto dal cristianesimo e che quest’operazione abbia così spianato la strada all’oblio del Medioevo – altro trito luogo comune – costituisce un grave errore, oltre che un deprecabile falso storico.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.


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